Madrid risponde a Roma: controlli immediati alle frontiere per chi arriva dall'Italia

Il governo spagnolo aveva avvertito il nostro Paese sull'intenzione di adottare «misure proporzionali» se non si fosse tornati a Schengen. No da Meloni e Piantedosi: nessun ultimatum, lo stop resta fino al 15
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August 7, 2026
Madrid risponde a Roma: controlli immediati alle frontiere per chi arriva dall'Italia
Migranti attendono gli aiuti a Ceuta / REUTERS/Violeta Santos Moura/File Photo
Latente da giorni, la tensione sui canali politico-diplomatici fra Spagna e Italia s’innalza bruscamente a livelli mai visti. Alle 21 passate Palacio de la Moncloa, sede del governo di Pedro Sánchez , annuncia la decisione d’imporre controlli alle frontiere, aeree e marittime, verso l’Italia in una mossa definita “di ritorsione”. È l’epilogo di una giornata ad altissima tensione, che fa fare un altro bel balzo indietro al sogno di un’Europa unita. Una giornata cominciata a ora di pranzo, quando da Madrid arriva il primo affondo, con una nota che chiedeva all’Italia di revocare entro domani i controlli alle frontiere, reintrodotti il 1° agosto dopo la crisi migratoria che aveva portato 72mila persone ad attraversare a nuoto lo spazio di mare che separa il Marocco dall'exclave spagnola di Ceuta. In caso contrario, si ventilavano misure di risposta «proporzionali», per protestare contro una decisione considerata «ingiusta, contraria agli interessi dell’Ue e discriminatoria nei confronti della popolazione spagnola», nonché assunta «senza preavviso, unilateralmente e con argomenti spuri che non si conformano né al Codice delle frontiere Schengen, né alla verità». Il governo spagnolo non risparmiava frecciate: «Dal 2022 l’Italia non rispetta il Regolamento di Dublino» e ciò ha provocato «un carico aggiuntivo della pressione migratoria sul resto degli Stati Membri». Madrid rivendicava di non aver mai introdotto controlli nei confronti dell’Italia e di essere «sempre stata solidale, accogliendo parte dei migranti che arrivarono a Lampedusa nel 2023». Poi auspicava che prevalesse «l’europeismo, il buon senso e la buona fede» fra governi «chiamati a promuovere l’intesa tra Paesi», non «a creare fratture e conflitti sterili alimentati da motivazioni elettorali interne».
Tutto il contrario di quel che è successo poi. Innescato dala risposta italiana, che è stata altrettanto perentoria: «L’Italia non accetta ultimatum o imposizioni dall’estero per ciò che riguarda la sicurezza nazionale e il controllo delle frontiere». Un braccio di ferro, insomma: «Non intendiamo in nessun caso rivedere la decisione di sospendere l’applicazione dell’accordo di Schengen per i cittadini di paesi terzi provenienti dalla Spagna - proseguiva la nota di Palazzo Chigi -, almeno fino al 15 agosto e comunque sino a quando non saranno completamente esclusi rischi di sicurezza e di terrorismo per l’Italia». Palazzo Chigi citava l’allarme dell’intelligence spagnola secondo cui si preparerebbe una seconda ondata di arrivi dal Marocco. «Vedremo dopo il 15 - ribadiva da Sorrento il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi -. Per ora è difficile immaginare che le condizioni per la sospensione non esistano». E rincarava la dose il vicepremier Matteo Salvini: «Il premier spagnolo Sánchez farebbe miglior figura a tacere e a controllare i suoi confini dall’invasione dei clandestini, invece di minacciarci».
Al netto delle opposte visioni politiche che contraddistinguono l’esecutivo socialista di Sánchez e quello di centrodestra di Giorgia Meloni, le contestazioni sono puntuali. Intanto, le decine di migliaia di migranti entrati in maniera irregolare a Ceuta la scorsa settimana «non hanno potuto né possono entrare liberamente nello spazio Schengen», poiché la città autonoma «ha un regime speciale» e «la quasi totalità di loro è già rientrata in Marocco». Infine - ed era l’avvisaglia della minaccia poi concretizzatasi - i controlli di frontiera temporanei introdotti hanno inciso sulla mobilità di «migliaia di passeggeri» , generando «incertezza giuridica in piena estate». In questo momento, lamentava il ministro degli Esteri, José Manuel Albares, «stiamo vedendo negli aeroporti italiani immagini di cittadini spagnoli ingiustificate e indegne, non possiamo tollerarle».
Nella exclave spagnola l’attenzione delle autorità resta alta. Sui social, messaggi esortano a un nuovo imminente esodo di massa, con lo slogan al-hajma, cioè “l’offensiva”. Nell’area sono schierati 2mila membri delle forze armate. E a sera, prima della decisione, Albares era tornato a lanciare un estremo appello a Roma: «Il rifiuto dell’Italia è un siluro alla linea di galleggiamento dell’Ue. Vogliamo che la questione si risolva in modo amichevole, ma difenderemo con fermezza la dignità dei cittadini spagnoli». Ma la “risoluzione amichevole” non c’è stata.

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