La solidarietà ai migranti nell'Ue porta a tanti processi, ma a poche condanne

Il report del Picum, la Piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti irregolari, ha contato almeno 110 persone sottoposte a procedimento per essere state solidali. Tra questi, anche avvocati, psichiatri e interpreti
April 20, 2026
La solidarietà ai migranti nell'Ue porta a tanti processi, ma a poche condanne
Un salvataggio nel Mediterraneo della ong Mediterranea saving humans / Ansa
Lungo confini che ormai sono veri e propri percorsi a ostacoli di violenza e sopraffazione, c’è chi sceglie di offrire soccorso, muovendosi in controtendenza rispetto alle strategie respingenti dei governi e dell’Unione. «Nell’Europa di oggi si possano rischiare processi, multe e persino il carcere solo per aver aiutato chi è in difficoltà, è una realtà distopica» ed «è la logica conseguenza di politiche che in primo luogo puniscono la migrazione», fa notare Silvia Carta del Picum di Bruxelles, la Piattaforma per la cooperazione internazionale sui migranti irregolari. È l’autrice del rapporto presentato ieri sulla criminalizzazione della solidarietà. Nel 2025 in Europa almeno 110 persone sono state sottoposte a procedimenti giudiziari per essere state solidali con i migranti. Cinquanta i casi in Grecia, venti in Polonia, diciannove in Italia, più altri in Francia, Lettonia, Malta, Slovenia e Cipro. Sul totale, quarantuno persone sono state perseguite per soccorso in mare (tra cui sei membri dell’equipaggio della Ong Mediterranea; il processo è iniziato a ottobre), dodici per aver aiutato ad attraversare un confine, dieci per aver fornito assistenza legale, otto per aver offerto cibo, acqua e vestiti. In oltre il 60% dei casi, le accuse sono state di favoreggiamento di ingresso, soggiorno, transito o di traffico di migranti, per Picum «sproporzionate rispetto alle azioni considerate reato».
Documentati anche casi di professionisti perseguiti per la loro normale attività lavorativa, tra cui avvocati, psichiatri e interpreti. Il report si basa sul monitoraggio dei media di diversi Paesi, grazie a sei Ong partner, la francese Gisti, il Greek Council for Refugees, l’Hungarian Helsinki Committee, la polacca Ocalenie e, per l’Italia, Oxfam e Fondazione Ismu, quest’ultima capofila del progetto Wing, iniziativa transnazionale per la protezione dello spazio civico. «Cerchiamo di far sì che chi è a rischio di criminalizzazione abbia spazi per confrontarsi e ragionare su possibili soluzioni», spiega ad Avvenire Guia Gilardoni, ricercatrice di Ismu. Avviato nel giugno 2025, il progetto è riuscito a aggiudicarsi i finanziamenti della Commissione europea, il che ha sorpreso gli stessi promotori.
«Evidentemente nell’apparato di valutazione dei progetti c’è ancora qualcuno che crede nei valori che l’Ue incarnava alla sua nascita. Col tempo, invece, sul tema migratorio siamo approdati altrove, a una securizzazione dei confini di cui la criminalizzazione della solidarietà è un tassello. Si bloccano le frontiere, non passa più nessuno, si sceglieranno i lavoratori utili direttamente nei Paesi di provenienza con programmi pre-partenze che deprederanno capitale umano. In questo contesto chi aiuta i migranti sulle frontiere crea fastidio e va punito», aggiunge la ricercatrice. Nel corso del 2025 si sono chiusi vecchi procedimenti per 41 dei 110 casi totali. Per trentotto, cioè per quasi tutti, le accuse sono cadute o c’è stata assoluzione, prova della debolezza delle basi giuridiche delle azioni penali. Solo tre le condanne, e con pena sospesa. Una è quella dell’ex sindaco di Riace Domenico Lucano, assolto dalla Corte di cassazione per le accuse più gravi ma riconosciuto colpevole di falso in atti pubblici in uno solo dei 57 atti contestati. La vicenda giudiziaria era iniziata nel 2015. Anche per oltre il 90% dei perseguiti nel 2025 i procedimenti si trascinavano da anni, in media da tre, ma anche da oltre sei, come per la ventina di operatori umanitari e volontari che in Grecia hanno affrontato sette anni di tribunali, prima di venire assolti a gennaio. Tra gli ultimi ad essere colpiti, c’è il fondatore di Aegean Boat Report Tommy Olsen, che monitorava i violenti respingimenti compiuti dalla Guardia costiera ellenica. È stato arrestato a marzo in Norvegia su mandato d’arresto europeo emesso dalla Grecia.
Il report di Picum segnala, infine, le sanzioni amministrative inflitte a undici Ong. C’è anche la Sea-Watch che ad agosto, in Italia, ha visto il fermo del suo bimotore Seabird 1, primo caso per un velivolo di monitoraggio in mare. «Trasformando azioni civiche legittime o attività professionali in iniziative ad alto rischio, queste tattiche (di criminalizzazione, ndr) minano le garanzie democratiche e, con l’indebolimento dei controlli, consentono il persistere di pratiche illegali contri i migranti», ha dichiarato Alkistis Agrafioti Chatzigianni del Greek Council for Refugees. «Quando la paura impedisce di agire in solidarietà, si assiste non solo a una crisi dello Stato di diritto, ma a un processo più profondo di disumanizzazione della società».

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