La rete per la pace arriva in Turchia
PeaceMed fa tappa a Istanbul, dove i rappresentanti di 31 realtà, Caritas comprese, si sono riuniti per seminare e condividere principi e buone pratiche per la pace

Formarsi alla pace e alla riconciliazione: è l'obiettivo di PeaceMed, un progetto di Caritas Italiana, cofinanziato dal ministero degli Esteri, che intende promuovere la pace come bene comune e potenziare le organizzazioni della società civile del Mediterraneo che condividono questo scopo. I rappresentanti di 31 realtà – sia Caritas nazionali che organizzazioni – di 19 Paesi del Mediterraneo (e aree limitrofe) sono ora riuniti in Turchia per porre le basi dell’impegno futuro per la pace all'interno del progetto, riflettere insieme sui principi che unificano attorno al tema della pace (e non solo) e costituire la rete che potrà dare attuazione a quanto appreso finora.
«Il nome PeaceMed mette in relazione pace e Mediterraneo – racconta ad Avvenire da Istanbul Paolo Valente, vice direttore di Caritas Italiana –. Il progetto coinvolge in particolare operatori che vogliono diventare, nelle loro realtà, operatori concreti di pace, capaci di convertire i conflitti in opportunità di crescita. E la formazione è stata affidata a Rondine, Cittadella della pace». Giorni di formazione, dunque, ma soprattutto di implementazione delle pratiche. L'obiettivo è chiaro e concreto: favorire la pace e lo sviluppo sostenibile nelle comunità, prevenendo e gestendo i conflitti attraverso il rafforzamento della società civile. Dopo mesi di investimento sulle competenze delle organizzazioni, con incontri residenziali a Cipro e Roma oltre che online, ora il progetto è alla sua ultima tappa a Istanbul, luogo dalla forte valenza simbolica in cui per secoli si sono incontrate culture, tradizioni e fedi e la convivenza non è sempre stata facile: «La tappa di Istanbul, che è iniziata ieri e si conclude domani, è dedicata in particolare a raccogliere i principi condivisi, come e perché la pace è e diventa un “bene comune”, idee concrete che servano al lavoro futuro della rete che si sta formando, ossia un network di costruttori di pace nel quotidiano, in un mondo nel quale la cronaca di ogni giorno è fatta invece di guerra, prepotenza e violenza».
L’obiettivo immediato – prosegue Valente – è avere un gruppo di persone con la competenza necessaria ad animare anche altri nella gestione generativa dei conflitti. Oggi, per assistere concretamente questi animatori, è stato presentato infatti anche il Manuale di formazione di PeaceMed (per ora solo in inglese, ma prossimamente anche in italiano, francese e arabo): «È stato sviluppato per fornire strumenti pratici e metodologie per la formazione degli operatori di pace. Il contenuto introduce i concetti fondamentali di pace, conflitto, relazioni e l'approccio relazionale alla trasformazione delle controversie. Offre una guida dettagliata per i formatori sulla progettazione e la facilitazione di sessioni di formazione partecipative in presenza e online. Include attività strutturate, esercizi ed esempi per aiutare i partecipanti a sviluppare competenze nel dialogo, nella fiducia e nel lavoro collaborativo per la pace».
Oggi, in particolare, la giornata sarà dedicata agli aspetti economici, per esaminare come dalle scelte economiche dei Paesi dipendano non solo la distribuzione del reddito, ma anche la vulnerabilità, il potere, la speranza e quindi le possibilità concrete di una pace. L'ultimo passaggio di questo percorso, prosegue Valente, sarà il 25 marzo un incontro online che segna la conclusione della prima fase del progetto e, al tempo stesso, il nuovo inizio: «Si tratta di un progetto dagli obiettivi a lungo termine. Caritas Italiana e le organizzazioni partner hanno seminato. Si tratta ora di prendersi cura delle pianticelle in attesa di un raccolto che sarà diverso da Paese a Paese. «L’augurio di tutti noi è che questo progetto continui a essere seme di speranza nel Mediterraneo e testimonianza concreta che la collaborazione tra società civile, istituzioni e comunità locali può davvero trasformare i conflitti in occasioni di incontro e di futuro condiviso», aggiunge il vice direttore di Caritas Italiana. «Quello che mi colpisce già da queste ore di incontro a Istanbul – conclude Valente – è vedere persone provenienti da luoghi così diversi, con situazioni di forte tensione e di crisi, non ragionare in termini di amico-nemico, come è oggi la norma, ma di attenzione in primo luogo alla dignità delle persone. Di tutte le persone. Mi ricorda molto il vangelo, il discorso della montagna…».
PeaceMed rappresenta insomma un esempio di come la cooperazione possa tradursi in azioni concrete, per creare comunità più coese e inclusive. Perché, come ha sottolineato ieri l’arcivescovo Sabri Anar, presidente di Caritas Turchia, nel suo saluto al momento di apertura dei lavori presso la chiesa di Santa Maria Draperis: «Il bene comune è una condizione indispensabile per una pace reale e durevole. La pace non può esistere senza giustizia, senza rispetto della dignità umana, senza l’accesso equo alle risorse e senza l’accettazione delle nostre differenze». Dello stesso tono l'intervento di Mauro D’Andrea, dell'associazione Rondine Cittadella della Pace, che ha ribadito: «La pace non è un ideale astratto, ma un’abilità che può essere appresa, praticata e trasmessa».
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