Il centro migranti in Albania si è ripopolato. Ecco chi è entrato e perché

Dopo un anno di presenze ai minimi, la struttura di Gjader è tornata improvvisamente a riempirsi. La notizia è stata data dalle associazioni e da parlamentari del Pd. Nessuna comunicazione ufficiale dal Viminale, se non un riferimento alla documentazione del Protocollo. Quanto alle persone in questione, non si tratta di richiedenti asilo ma di persone divenute irregolari
February 27, 2026
Il centro migranti in Albania si è ripopolato. Ecco chi è entrato e perché
Uno dei primi arrivi di migranti in Albania, a fine 2024
Per la prima volta, dopo un anno di vuoto i centri in Albania tornano a ripopolarsi. In realtà solo uno: il Cpr, il centro per il rimpatrio. Attualmente sono circa una novantina i migranti presenti. Gli ultimi, alcune decine, sono stati trasferiti con un charter, partito da Roma, il 17 febbraio scorso. Quel giorno, infatti, è stato effettuato un volo charter partito da Roma con "20-30" migranti irregolari a bordo (scortati da "90-100" operatori di polizia), che dopo uno scalo a Bari sono diventati "30-40" al decollo verso Tirana, come si legge nei documenti della Direzione centrale immigrazione e polizia delle frontiere del Viminale, con cui, per 58.212 euro più Iva, è stato affidato il servizio a una società che noleggia aerei.

Qual è lo stato giuridico dei migranti trattenuti?

«Tra loro non ci sono richiedenti asilo – spiega Gianfranco Schiavone di Asgi, l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione – sono persone “Irregolari” (i cosiddetti “clandestini”, ndr) intercettate sul suolo italiano senza un regolare permesso di soggiorno e già rinchiusi per essere teoricamente espulsi in un Cpr in Italia e trasferiti da lì in Albania. Il problema è che sul centro di Gjader pende un ricorso alla Corte di giustizia europea perché la Corte di Cassazione dubita che il trattenimento in un centro ubicato fuori dall'Unione europea anche se gestito dall'Italia sia conforme alla vigente direttiva Ue sui rimpatri e in ogni caso ritiene che non sia possibile garantire a Gjader le procedure e i diritti previsti per le strutture site nel territorio europeo». «In pendenza del ricorso alla Corte di giustizia Ue che avverrà a breve – aggiunge Schiavone - il governo italiano avrebbe dovuto astenersi dal proseguire l'utilizzo del centro».

Quali sono le loro storie?

Tra le persone trattenute vi è una persona che si trovava nel Cpr di Bari e che è stato il primo soccorritore del 25enne Simo Said, deceduto il 12 febbraio all’interno del CPR pugliese. Questo ragazzo, che dovrebbe essere sentito dalle autorità nell’ambito dell’incidente probatorio sulla morte di Simo Said, è stato inspiegabilmente portato a Gjader, e, anche alla luce di quell’evento traumatico, presenta un grave stato di sofferenza psicologica e numerosi episodi di autolesionismo che non sembrano essere stati oggetto di una rivalutazione dell’idoneità alla permanenza in Cpr. È trattenuta anche una persona proveniente dall’Iran, nonostante l’attuale clima politico del Paese renda di fatto impossibile il rimpatrio. Colpisce inoltre la presenza di moltissime persone che avevano un lavoro regolare in Italia, lo hanno perso e, a seguito di ciò, hanno perso anche il permesso di soggiorno: persone inserite nel tessuto sociale e lavorativo, poi trasferite coattivamente in Albania.

Cosa dicono il Viminale e il Tavolo asilo?

Il trasferimento, come si legge nei documenti del Viminale, rientra nell'ambito dell'attuazione del Protocollo tra Italia e Albania per il rafforzamento della collaborazione in materia migratoria, che inizialmente prevedeva il trasporto a Gjader solo di migranti intercettati o soccorsi in mare, finché il governo il 28 marzo 2025 ha varato un decreto legge per attivare il Cpr in Albania: con quel provvedimento possono essere portati a Gjader gli stranieri irregolari per cui è già avviata la procedura di rimpatrio, dopo la convalida del magistrato.
Il 23 e 24 febbraio una delegazione del Tavolo asilo e immigrazione, insieme alla deputata Rachele Scarpa (Pd), ha effettuato un nuovo accesso al centro di Gjader. «Quanto emerso - nota il Tavolo - accerta uno scenario grave e per molti versi paradossale: nonostante i due rinvii pregiudiziali pendenti davanti alla Corte di giustizia dell'Unione europea, il secondo dei quali sulla firma del protocollo stesso, il governo non solo non sospende i trattenimenti, ma aumenta in modo significativo i trasferimenti forzati dai Cpr italiani verso l'Albania».
«Nelle ultime due settimane - rileva il Tavolo - si sono registrati due trasferimenti di circa 35 persone ciascuno. Oggi sono circa 90 le persone trattenute a Gjader: il numero più alto dall'apertura del centro, nell'ottobre 2024. Per dieci mesi i trasferimenti sono avvenuti con numeri molto più contenuti, in media circa dieci persone per volta, con una presenza complessiva intorno alle venti persone. Oggi si arriva a circa 90 presenze. I numeri segnalano un'accelerazione evidente e indicano la volontà del governo di normalizzare il funzionamento del centro, consolidandolo come parte strutturale del sistema di detenzione amministrativa, nonostante i rinvii pendenti alla Corte Ue».

Perché le persone vengono trasferite?

Il Tavolo asilo informa che non sono noti i criteri in base ai quali vengono selezionate le persone. I profili sono estremamente eterogenei per storia personale, anzianità di presenza in Italia e nazionalità, «elemento che rafforza l'opacità delle procedure adottate». «Questo invio misterioso di decine di persone in Albania non ha niente a che fare con la capienza dei Cpr in Italia – aggiunge il giurista Schiavone - che rimangono semivuoti quindi non c’è nessun teorico bisogno di trasferire in Albania una persona che è già trattenuta in un Cpr in Italia: parliamo di persone espulse e trattenute e adesso parcheggiate in Albania».

La recente lista dei Paesi sicuri adottata dall’Unione europea ha accelerato le procedure?

No. Non c’entra assolutamente, ne è convinto Francesco Ferri, esperto di migrazioni di ActionAid-Tavolo Asilo. «Anche se il governo potrebbe essere stato incoraggiato a far funzionare i centri in Albania con questa discussione europea e in particolare sui cosiddetti return-hub» aggiunge. I "return hub" sono centri situati in paesi terzi extra-UE, previsti dalle nuove strategie migratorie europee, dove trasferire i migranti irregolari destinatari di un ordine di espulsione e in attesa del rimpatrio definitivo. Rappresentano una forma di esternalizzazione delle procedure di frontiera e detenzione, simile a quanto sperimentato dall'Italia con il "modello Albania". «Se questo schema va in porto quindi l’Italia potrebbe aprire un centro in Albania a quel punto il centro sarebbe di competenza del governo albanese e l’Italia porterebbe lì le persone che arrivano in Italia: un modello però diverso da quello attuale perché l’Italia oggi ha la giurisdizione su questi centri» conclude Ferri,

Dal Cpr di Gjader saranno direttamente rimpatriati?

No. «Il paradosso di questa vicenda – aggiunge l’esperto di ActionAid - è che le persone che sono attualmente trattenute in Albania sono state prese dai Cpr italiani e portate in Albania e se devono essere rimpatriate devono comunque essere riportate in Italia». L’eventuale rimpatrio infatti deve avvenire dall’Italia perché non c’è nessun accordo con l’Albania e i Paesi terzi per il rimpatrio.

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