La protesta di Flixbus e altri vettori: chi sceglie il bus non è un passeggero di serie B
di Cinzia Arena
L’associazione autotrasportatori viaggiatori chiede un piano per dotare le autostazioni di servizi essenziali e renderle accessibili e sicure. «Non è stato destinato nemmeno un euro del Pnrr»

Un piano nazionale delle autostazioni per evitare che chi viaggia in autobus, per motivi economici, per assenza di alternative o semplicemente per scelta si senta un passeggero di serie “B”. Arriva da FlixBus, operatore tedesco che è arrivato in Italia nel 2015 e oggi è leader del settore, ma ha il sostegno di tutta l’Anav (l’associazione nazionale autotrasporto viaggiatori) la richiesta al ministero dei Trasporti e all’Anci di intervenire per rendere le stazioni e le fermate degli autobus più accessibili, sicure e dotate di servizi. A fine maggio c’è stato un incontro al Mit nel quale sono state evidenziate criticità insormontabili a fronte di un numero di viaggiatori in aumento in modo esponenziale.
Il volume dei passeggeri è aumentato del 135% in dodici anni. Dal 2013 al 2025 sono 150 milioni le persone che hanno utilizzato gli autobus per spostarsi lungo la penisola o andare all’estero. «Mentre le stazioni ferroviarie e gli aeroporti sono presidiati e dotati di servizi efficienti, le autostazioni versano in condizioni di degrado. Per questo ci siamo fatti promotori di questo confronto: l’obiettivo è mettere allo stesso tavolo tutti i soggetti coinvolti e trasformare e il dialogo in azioni concrete entro un anno con la redazione di un piano» sottolinea Cesare Neglia, vicepresidente della divisione Europa occidentale e managing director di Flixbus. Il primo nodo è quello dell’accessibilità: soltanto 9 autostazioni su 54 sono “designate” cioè dotate di assistenza alle persone con disabilità o mobilità ridotta come gli anziani. Un secondo tasto dolente è quello della sicurezza: illuminazione scarsa, assenza di vigilanza e di telecamere rendono le autostazioni un posto pericoloso. L’esempio più noto è quello della stazione di Lampugnano di Milano dove i furti di bagagli erano all’ordine del giorno e ci sono state un paio di denunce per traffico di immigrati clandestini. «La situazione era talmente grave che il ministero è intervenuto con un presidio di polizia nei pressi della stazione mentre noi operatori abbiamo investito sulla vigilanza» spiega Neglia.
Anche sul fronte dei servizi il confronto è impietoso. Secondo i dati Anav soltanto 14 autostazioni dispongono dei tre elementi ritenuti basilari: sala d’attesta, servizi igienici e ristorazione. «La qualità dell’infrastruttura è fondamentale non solo per chi viaggia ma anche per i vettori che in Italia suppliscono all’assenza di una rete ferroviaria capillare» commenta Nicola Biscotti, presidente di Anav, aggiungendo che nemmeno un euro del Pnrr è stato destinato alle autostazioni.
Da anni si assiste ad un rimpallo di responsabilità. Le autostazioni sono di proprietà dei Comuni che spesso appaltano la gestione a società private. «Noi non abbiamo possibilità di scelta e dobbiamo adeguarci alle fermate e alle stazioni che ci vengono indicate. Spesso c’è un problema di scarsa accessibilità, visto che non tutte sono raggiungibili dai mezzi pubblici, ma soprattutto di carenza di servizi. Ci sono situazioni ottimali come a Roma Tiburtina e altre pessime come a Genova e Venezia dove manca del tutto l’autostazione e dobbiamo fermarci in strada» aggiunge Neglia. Ogni mezzo che entra in autostazione paga una tassa che varia da cinque ai dieci euro, mentre nel capoluogo veneto per i bus a lunga percorrenza è prevista una ztl su misura con un pedaggio di 120 euro. «I passeggeri che oggi scelgono l’autobus sono di fatto invisibili, bisogna considerare che in un Paese come l’Italia la rete ferroviaria ha dei costi, specie quando si parla di alta velocità, assai diversi e parecchie aree grigie non servite. C’è poi chi il bus per una questione di sicurezza, viaggiando ad esempio di notte» aggiunge il managing director di Flixbus. C’è infine il tema ambientale: l’Italia ha circa 70 auto ogni 100 abitanti e incentivare il trasporto pubblico (utilizzato oggi appena dal 32% degli italiani) per contrastare il riscaldamento climatico oltre che per ridurre l’impatto del caro-carburanti sulle famiglie, dovrebbe essere una priorità del governo. Un rapporto del Politecnico di Milano sul trasporto sulla lunga percorrenza fotografa la peculiarità del nostro Paese: le distanze superiori ai 500 km sia lungo la Penisola sia verso l’estero sono le più richieste insieme ai collegamenti per gli aeroporti. I collegamenti via gomma coprono aree poco servire dalla ferrovia ad esempio nelle Dolomiti, basso Piemonte, Appennino centrale, aree centrali di Calabria e Puglia e Sud Sicilia. Per quanto riguarda i collegamenti con l’estero sono Costa Azzurra e Germania le mete più richieste.
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