La pizzeria, la biblioteca, la sede della banda: quel che di Niscemi non esiste già più

di Andrea Cassisi, Niscemi (Caltanisetta)
La zona rossa ha inghiottito per sempre molti luoghi simbolo del paese siciliano, dove la popolazione adesso cerca di riorganizzare una quotidianità nell’emergenza. Al santuario Maria Santissima del Bosco viavai di fedeli in preghiera. In oratorio i ragazzi studiano e giocano
January 31, 2026
Anche gli strumenti della banda di Niscemi sono stati portati fuori dalla zona rossa / CASSISI
Anche gli strumenti della banda di Niscemi sono stati portati fuori dalla zona rossa / CASSISI
Chiuso definitivamente. Per il web, la pizzeria “a barunissa” già non esiste più. A Niscemi, il locale di via Garibaldi, a poche decine di metri dalla frana che ha squarciato il costone sud-ovest della città, non riaprirà. «Un anno fa avevamo comprato la casa attigua – racconta Toni Rindone – per aumentare i posti a sedere. Abbiamo speso circa 300mila euro con la mia compagna per acquistare anche un appartamento ed il garage nelle vicinanze. Non eravamo in casa quando la frana ha travolto tutto. I vicini ci hanno avvertito, ma quando ci siamo precipitati non c’era più nulla». La casa di Toni e Gabriella è tutta in un’immagine che ha fatto il giro del mondo: un’auto sospesa nel vuoto e una palazzina sospesa sul precipizio. «Impensabile metterci piede dentro. Lì c’è tutto e vi rimarrà tutto». Nelle ultime ore la pioggia ad intermittenza sul cielo della città rende più complicato svuotare case, uffici, negozi che insistono entro i 150 metri della zona rossa. Anche la biblioteca è rimasta intrappolata dentro le transenne con i suoi archivi storici e libri pregiati. Rosario Monteleone in preda allo sconforto porta via gli strumenti musicali finora rimasti chiusi nella sede della banda del paese. Con lui gli strumentisti, amici, familiari, volontari. «Questa roba vale 300mila euro, la stiamo portando in salvo». In giro ai bordi del quadrilatero della zona off-limits il clima è surreale. Non c’è vita. Adesso, è come se la città avesse due anime. Il centro storico, da un lato, e il resto dei quartieri dall’altro. Come Piano Mangione, il moderno rione dall’altra parte di Niscemi, dove un paio di anni fa è stata inaugurata la parrocchia “Maria Santissima della Speranza”, sorta al posto della chiesa delle Sante Croci, demolita dopo la frana del ’97. «Fu cambiata la denominazione alla parrocchia – racconta Alberto – proprio per rievocare la trasformazione del dolore in coraggio, stabilità e sicurezza dopo quel disastro che oggi stiamo rivivendo». Ancora nessuna certezza sul fronte scuola. «Sarà la prefettura a decidere», fa sapere il sindaco Massimiliano Conti. Intanto un team di quattro psicologhe dell’Asp di Caltanissetta ha incontrato le dirigenti scolastiche per «sostenere alunni e docenti in questa frase di graduale rientro». C’è anche Save the Children in paese con i suoi 30 volontari siciliani che hanno avviato una fase di monitoraggio, «a disposizione della comunità scolastica, per progettare un sistema di intervento, se ci dovesse essere richiesto», riferisce Alessio Fasulo, coordinatore regionale. L’esercito è a lavoro da 48 ore, con uomini e mezzi per creare un by-pass alle provinciali chiuse al transito, «un’alternativa alla viabilità che possa permettere agli agricoltori, finora impossibilitati, di raggiungere le campagne», continua il primo cittadino.
La raccolta dei carciofi, simbolo per eccellenza dell’economia e dell’agricoltura di Niscemi, al momento è ferma. Nel quartier generale dell’accoglienza continua incessante la processione di benefattori che hanno svuotato i supermercati e consegnato buste con prodotti per l’igiene. «La solidarietà espressa nel migliore dei modi», così Evelina Amato che ha appena fatto la sua parte. «Trepidazione, compostezza, fede e dignità», scandisce don Gaetano Condorelli, del santuario Maria Santissima del Bosco. «Qui è un lento viavai di fedeli che si segnano, sostano o si inginocchiano ai piedi di Maria. Questo è un popolo mariano». I locali dell’oratorio sono a disposizione dei ragazzi «per studiare assieme o fare una partita al biliardino. C’è il bisogno di stare assieme, di relazioni oltre alla preghiera comunitaria». «Dobbiamo pensare alla gente, dobbiamo affrontare il senso di sconforto e disperazione delle persone», ripete il sindaco Conti. Sulla sua scrivania, in Municipio, un termos di caffè che la moglie Federica, avvocato come lui, gli ha appena portato da casa. «Stiamo avviando il censimento degli immobili e pensando il nuovo sviluppo della città», prosegue. Incalzato dalla stampa conferma che «quella parte di costone era fragile ma lì non ci sono immobili abusivi, ma case che avevano anche più di cento anni», mentre allontana le polemiche su presunti fondi non utilizzati. «Ho sempre relazionato alle autorità. Finalmente nel 2025 sono riuscito a farmi dare i finanziamenti della fase 2 e della fase 3 ed era compreso anche l’abbattimento delle case che dovevano essere demolite dopo la frana di ventinove anni fa. Nessun sindaco negli ultimi 200 anni, o per meglio dire fino alla legge urbanistica del 1967, poteva dire di non costruire perché gli immobili in quel quartiere hanno più di 100 anni. C’era una fascia di rispetto». La stessa che oggi la città è chiamata ad osservare, mentre il tramonto inghiotte il sole, oltre le transenne, in fondo a quel Belvedere che dopo due secoli rimarrà solo un ricordo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA