La gente del Delta del Po non vuole nuove trivelle

di Francesco Dal Mas, Adria (Rovigo)
Manifestazione ad Adria per chiedere la cancellazione delle 34 licenze di esplorazione per la ricerca del gas. Presenti oltre trenta sindaci (di partiti diversi) e molti parroci
February 22, 2026
La gente del Delta del Po non vuole nuove trivelle
Un momento della manifestazione del 21 febbraio/ WEB
«Ma lo sapete che il Polesine è sotto di 2 metri il livello del mare?» ricorda Virginia Taschini, alla guida del Consorzio di Bonifica Delta del Po. Sono 50 i sindaci della Provincia di Rovigo. E più di 30 sono qui, in piazza ad Adria. Dove c’è il mercato e sia ambulanti che massaie si affrettano a firmare la petizione indirizzata al Governo perché stoppi l’iter autorizzatorio delle 34 licenze di trivellazione alla ricerca di idrocarburi e gas naturale. Con quella di ieri mattina è la sesta protesta in piazza del Polesine. Tre anni fa, anche i vescovi fecero sentire la loro voce. Ieri mattina, rappresentanti delle parrocchie e dell’associazionismo cattolico si sono uniti a tanti semplici cittadini, a rappresentanti di tutte le forze politiche, nessuna esclusa, ad assessori e consiglieri regionali, a Comitati ed organizzazione ambientaliste.
Fabio Bellettato, il sindaco di Adria, ha aperto rilanciando l’appello del suo consiglio comunale. Il ministero dell’Ambiente non solo stoppi l’iter delle 34 licenze, ma «presenti una proposta legislativa che sancisca il divieto assoluto di estrazione di gas metano nel Polesine e nell’alto Adriatico in ragione della fragilità ambientale, idrogeologica ed economica dei territori». Prendendo atto della possibile ripresa di queste ricerche nei comuni di Adria, Gavello, Villanova Marchesana, Papozze, Taglio di Po, Ariano Polesine e Corbola, l’allarme pone il «rischio concreto che anche un ulteriore, seppur minimo, abbassamento del territorio, in combinazione con l’innalzamento del livello del mare, conseguente ai cambiamenti climatici, renda sempre più complessa la gestione delle attività dei Consorzi di bonifica, arrecando ulteriore significativi danni del nostro ecosistema».
Dalla erosione delle spiagge all’ingresso del mare in aree sempre più estese. E quindi la compromissione del «futuro di nostri settori economici strategici, quali il turismo, l’agricoltura e la mitilicoltura». Dal litorale del Delta Ferrarese, «arriva la notizia – rileva il sindaco - che il mare in quella zona avanza di 12 metri l’anno mettendo a rischio la stessa strada statale 309 Romea, oltre alla località di Casal Borsetti e Mandriole». «Questo è quanto emersa in una riunione del Comitato operativo per la viabilità, con i Prefetti di Ravenna e Ferrara» precisa il sindaco di Adria. Eppure, viene rilevato, «le prese di posizione assunte da enti locali, istituzioni e forze politiche, pur esprimendo una netta contrariata alla ripresa delle attività di ricerca per l’estrazione di idrocarburi, non hanno prodotto effetti concreti sull’iter autorizzatorio in corso».
Il timore principale, come sottolinea Vanni Destro di Italia Nostra, è quello che si riapra una stagione di subsidenza e abbassamento del suolo, con conseguenze sulla sicurezza idraulica e sull’equilibrio ambientale di un territorio già fragile. Valeria Mantovan, di Fratelli d’Italia, è assessore in Regione Veneto. C’è anche lei sul palco: «Non siamo per il no a prescindere, ma siamo per il no a un’attività di trivellazione in un territorio come il Polesine, che ha già dato e sul quale vi sono evidenze scientifiche dei danni, non solo ambientali ma anche sulla sicurezza idraulica. Sono certa che il governo avrà la sensibilità di percepire le distanze del territorio». Accanto a Mantovan, c’è il leghista Cristiano Corazzari, già assessore, oggi consigliere regionale. «La Regione Veneto si è sempre posta in modo determinato contro queste attività. Abbiamo anche proposto un referendum. I vantaggi ipotetici sarebbero infinitamente inferiori ai danni per il Polesine e per tutta l’area costiera, dalla laguna di Venezia all’industria turistica. Il Parco del Delta del Po si è sempre opposto, anche con atti formali e ricorsi». Il Polesine – ripetono quasi in coro i sindaci, siano di destra, di sinistra o di centro – ha già pagato il prezzo della subsidenza, migrazione, della miseria. Enormi i costi per la sicurezza idraulica e la tutela ambientale. «Quasi 3 milioni di euro all’anno vengono spesi per tenere attive tutte le nostre idrovore 365 giorni all’anno in modo da mantenere asciutto il nostro territorio» ricorda ancora la presidente del Consorzio di Bonifica.

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