Il caso della bandiera russa alle Paralimpiadi: ma un'altra strada c'era
Esclusi alle Olimpiadi - dove hanno potuto gareggiare come neutrali e individuali - gli atleti russi e bielorussi sono ammessi alle gare paralimpiche. Uno schiaffo all'Ucraina, che diserterà la cerimonia dell'apertura

La guerra distrugge tutto, anche lo sport, è inevitabile. E anche se lo spirito olimpico professa l’universalità e il pacifismo, questi valori essenziali poi vengono puntualmente ribaltati dalla storia, specie quella corrente. Non a caso, ai Giochi invernali di Milano Cortina 2026, per cause belliche la Russia non è stata ufficialmente rappresentata. E quegli atleti russi che non si sono arresi all’idea e al sacrosanto diritto di partecipare e non venire estromessi dai Giochi per colpa della scellerata politica guerrafondaia di Putin, sono stati costretti a rifugiarsi in altri Paesi. Russi e bielorussi scappati dalle proprie terre, da disertori e traditori della patria, hanno continuato ad allenarsi in quei Paesi che li hanno accolti fino a diventare “oriundi” dello sport e rappresentare quelle stesse nazioni alle Olimpiadi.
L’ultimo caso visto qui a Milano Cortina è stato quello del pattinatore russo Vladimir Semirunniy, medaglia d’argento nei 10.000 metri di pattinaggio di velocità. conquistata per la Polonia che lo ha adottato e tesserato. L’esule olimpico Semirunniy non tornerebbe più indietro alla sua decisione di abbandonare la nazionale di pattinaggio russa e probabilmente in questo momento sarà indignato, quanto gli ucraini, per la scelta del Comitato Paralimpico Internazionale (Cpi) che ha riammesso gli atleti russi e bielorussi alle prossime Paralimpiadi di Milano Cortina.
Alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi a San Siro le bandiere dei due Paesi “ripescati” erano state nuovamente bandite, mentre allo Stadio del Ghiaccio di Cortina si rivedranno sventolare e nella placida atmosfera dolomitica risuoneranno anche le note dei rispettivi inni russi e bielorussi. Da Kiev spumano rabbiosi, minacciano di boicottare la cerimonia olimpica. Solidarietà agli ucraini espressa un po’ da tutti, a cominciare dal nostro ministro dello Sport Andrea Abodi che assieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno tenuto a precisare: «Il governo italiano ribadisce il dissenso già espresso, insieme ad altre 33 Nazioni e alla Commissione europea, sulla decisione di pieno reintegro dei Comitati paralimpici russo e bielorusso assunta dall’Assemblea Generale del Comitato Paralimpico Internazionale lo scorso 27 settembre, e rinnova la propria piena solidarietà e il proprio incondizionato sostegno all’Ucraina. Chiede, inoltre, al Comitato Paralimpico Internazionale (Cpi) di riconsiderare tale decisione. La perdurante violazione della tregua e degli ideali olimpici e paralimpici da parte della Russia, appoggiata dalla Bielorussia, è incompatibile con la partecipazione dei loro atleti ai Giochi, se non come atleti individuali neutrali».
Quest’ultimo passaggio, far partecipare i russi e i bielorussi come “atleti individuali e neutrali” è in linea con le indiscutibili direttive del Cio che sulla “riammissione” alle Paralimpiadi ha preso le debite distanze. «Il Cpi è un ente completamente separato, non siamo coinvolti nelle loro decisioni», ha tagliato corto il presidente del Cio Kirsty Coventry. L’eventuale e possibilissimo boicottaggio della cerimonia d’apertura delle Paralimpiadi da parte dello sport ucraino sarebbe l’ennesimo inasprimento del conflitto.
Il presidente dell’Ucraina Zelensky nei giorni scorsi denunciando il “caso Heraskevych” aveva parlato di «un altro favore fatto a Putin» Lo skeletonista Vladyslav Heraskevych, portabandiera ucraino a Milano Cortina, era stato squalificato perché per il regolamento olimpico si sarebbe macchiato di “propaganda politica” esibendo il suo “casco della memoria” in cui aveva impresso i volti di una ventina di atleti connazionali morti per mano dell’esercito russo. Quel casco, per Heraskevych era l’ultimo tentativo di dire “stop alla guerra” e l’unico modo per ricordare in mondovisione, grazie alla visibilità olimpica, che nei due anni di guerra sono già morti oltre 600 atleti ucraini, olimpici e paralimpici, alcuni dei quali, in cima al podio dei sogni ne avevano messi due: la fine della guerra e gareggiare alle Olimpiadi invernali. Due sogni infranti in una sola sconfitta, per tutti.
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