La crisi dell’acqua fra cambiamento climatico, siccità e digitalizzazione

L’intervista a Ciafani (Legambiente): «Oggi si sottovaluta l’impronta idrica dei data center e dell’IA: entro il 2030 il consumo dei centri europei potrebbe essere uguale a quello di una grande città»
March 21, 2026
La crisi dell’acqua fra cambiamento climatico, siccità e digitalizzazione
Un data center
In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, che si celebra domenica 22 marzo in tutto il mondo, Legambiente presenta l’Atlante dell’Acqua 2026. Una fotografia globale su consumi, sprechi e impatti nel mondo e in Italia: dalla crisi climatica all’AI ai Pfas, dall’agricoltura alla fusione dei ghiacciai, la risorsa più preziosa è sotto pressione. Tra le emergenze che preoccupano c’è l’impatto nel mondo della rivoluzione digitale con l’Intelligenza artificiale e i data center. Entro il 2027 l’IA globale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua della Danimarca.
Oggi senz’acqua non solo non si può vivere, non si può produrre industria e non si può produrre agricoltura, ma non si può neppure utilizzare il digitale. «Mentre l’opinione pubblica è sempre più consapevole dell’impronta di carbonio della digitalizzazione, la sua impronta idrica rimane in gran parte ignorata e trascurata» sottolinea Stefano Ciafani, presidente di Legambiente.
Si sottovaluta le enormi quantità di acqua utilizzate dai data center?
Il tema dell’acqua va visto con un approccio nuovo. Non c’è solo il cambiamento climatico, il problema idrico va visto anche alla luce della nuova transizione digitale e la realizzazione dei data center.
Perchè è importante l’acqua per i data center?
I data center sono molto energivori e richiedono grandi quantità di acqua per funzionare: quella necessaria per produrre le apparecchiature elettroniche stesse; l’acqua utilizzata per generare l’elettricità necessaria al funzionamento continuo dell’infrastruttura digitale e l’acqua necessaria per raffreddare efficacemente i data center e mantenere l’hardware alla temperatura ottimale di funzionamento. Un data center medio negli Stati Uniti utilizza oltre un milione di litri al giorno; per il solo raffreddamento può arrivare a richiedere fino a 169 litri al secondo. Entro il 2030, il consumo idrico dei data center europei potrebbe eguagliare quello di una grande città.
Sappiamo anche quanta acqua consuma l’IA?
L’espansione dell’intelligenza artificiale amplifica il fenomeno del consumo d’acqua. Se 20 ricerche online consumano circa 10 millilitri d’acqua, un sistema di AI può arrivare a utilizzare fino a mezzo litro per 20-50 interrogazioni. Per addestrare modelli avanzati sono stati evaporati centinaia di migliaia di litri di acqua dolce. Secondo uno studio dell’Università della California (Riverside) entro il 2027 l’AI globale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua della Danimarca. L’aumento del consumo idrico per l’intelligenza artificiale si riflette anche nel fatto che le aziende tecnologiche prelevano quantità sempre maggiori di acqua potabile: nel 2022, Google ha utilizzato il 20% di acqua in più rispetto all’anno precedente; Microsoft addirittura il 34% in più. Molte regioni hanno già assistito a proteste contro la costruzione di data center, soprattutto nelle aree già gravemente colpite dalla scarsità idrica.
Come si riduce il consumo d’acqua nel digitale?
Nei data center si può gestire un sistema assolutamente intelligente, con circuiti chiusi che magari permettono all’acqua di poter essere riutilizzata. Ad oggi in pochi lo fanno ma è questa la direzione da percorrere perché entro il 2027 si prevede che l’intelligenza artificiale a livello globale consumerà fino a sei volte più acqua della Danimarca. Abbiamo bisogno della digitalizzazione ma questo deve avvenire in modo sostenibile. Anche realizzando ad esempio i data center su aree degradate e non su terreni agricoli. Ci sono le guerre del petrolio, del gas e delle materie prime ma anche quelle dell’acqua e dobbiamo cercare di sdrammatizzare questo scenario.

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