Il sit-in e le proteste per la famiglia nel bosco: «Giù le mani dai bambini»

Mobilitazione davanti alla casa famiglia di Vasto da cui ieri sera è stata allontanata la mamma dei tre bambini. La ministra Roccella: separare i genitori dai figli misura estrema. Domani i legali faranno reclamo alla Corte d’Appello dell’Aquila
March 7, 2026
La fiaccolata davanti alla casa famiglia di Vasto che ospita i figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, per contestare la decisione di allontanare la madre della "famiglia del bosco" dai suoi bambini / ANSA
La fiaccolata davanti alla casa famiglia di Vasto che ospita i figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, per contestare la decisione di allontanare la madre della "famiglia del bosco" dai suoi bambini / ANSA
Il giorno dopo la decisione del Tribunale per i minorenni dell’Aquila di separare la madre dai tre figli nel caso della cosiddetta “famiglia nel bosco”, la vicenda continua ad alimentare polemiche e interrogativi. A intervenire è stata anche la ministra per la Famiglia, la natalità e le Pari opportunità, Eugenia Roccella, che ha definito l’allontanamento dei bambini dalla madre «una misura estrema». «Separare i genitori dai figli è davvero una misura estrema», ha dichiarato la ministra, aggiungendo che «quello che ha chiesto la Garante per l’infanzia è davvero il minimo sindacale: prima di separare i bambini dai genitori bisognava fare una valutazione e non dopo». Parole che arrivano mentre il caso continua a dividere l’opinione pubblica e a sollevare dubbi sul percorso che ha portato alla decisione dei giudici. Nella giornata di ieri Catherine Birmingham, la madre dei tre bambini, è tornata al casolare nel bosco dove viveva con il marito Nathan Trevallion e i figli fino allo scorso 20 novembre, quando era stata trasferita nella stessa struttura in cui si trovano i minori. L’allontanamento disposto dal tribunale ha segnato un nuovo capitolo della vicenda, con momenti particolarmente drammatici durante la separazione.
«Credevamo di vivere in un Paese civile, ma invece non lo è», ha dichiarato l’avvocata della donna, Danila Solinas, uscendo dalla casa famiglia dove sono ospitati i bambini. «L’assistente sociale ha preteso che la mamma venisse allontanata nonostante le urla strazianti dei figli. È stato terribile». In rete circola anche un video che documenterebbe alcuni istanti di quella separazione: nelle immagini si vede una delle bambine piangere mentre resta aggrappata alla madre. Nel frattempo la vicenda ha provocato anche una mobilitazione spontanea. Nel pomeriggio decine di persone si sono radunate davanti alla casa famiglia dove si trovano i tre minori, partecipando a una fiaccolata di protesta. Sullo striscione portato dai manifestanti una frase sintetizza il senso della protesta: «Giù le mani dai bambini». «È una vergogna vedere distruggere una famiglia in questo modo», ha detto Leonora Carusi, figlia dell’ex ristoratore di Ortona che aveva concesso in comodato gratuito la villetta dove la famiglia viveva prima dell’intervento delle autorità. «La chiamano casa famiglia – ha aggiunto – ma qui la famiglia la stanno distruggendo. Dicono di tutelare i minori, ma così li stanno solo facendo soffrire».
Alla manifestazione hanno partecipato anche esponenti delle cosiddette famiglie neorurali, che da settimane presidiano l’area del bosco dove sorge il casolare della coppia anglo-australiana. Presenti anche alcune madri che raccontano di aver vissuto esperienze simili di allontanamento dai figli e che chiedono maggiore attenzione alle dinamiche delle separazioni familiari disposte dai tribunali minorili. «Siamo qui per dirvi che non siete soli», ha detto al microfono una delle organizzatrici rivolgendosi idealmente ai bambini e ai loro genitori. «Vi siamo vicini e speriamo che possiate tornare presto insieme». Tra i manifestanti il sentimento prevalente è quello di indignazione. «Quello che ho visto ieri è stato atroce», ha raccontato una donna presente alla protesta. «Non mi sembrano genitori irragionevoli. Forse si poteva trovare una soluzione senza arrivare a questo». Mentre la protesta cresce e il caso entra nel dibattito politico, la vicenda della “famiglia nel bosco” resta aperta. E al centro, più di ogni altra cosa, rimane la domanda su quale sia il modo migliore per tutelare davvero i bambini coinvolti.

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