Colpita una petroliera nel Golfo, allarme missili a Dubai: l'ottavo giorno di guerra

Nuove esplosioni a Teheran, caos tutt'intorno. Il presidente iraniano Pezeshkian: non verranno lanciati missili contro i Paesi vicini «a meno che un attacco contro l'Iran non provenga da lì»
March 7, 2026
Il Mehrabad International Airport di Tehran in fiamme nella notte / AFP
Il Mehrabad International Airport di Tehran in fiamme nella notte / AFP
Ottavo giorno di guerra: le forze di difesa israeliane hanno annunciato una nuova vasta ondata di attacchi contro obiettivi governativi a Teheran, mentre il conflitto continua ad allargarsi su più fronti regionali e a irrigidirsi sul piano politico e militare. La risposta iraniana è arrivata poco dopo: a Tel Aviv sono state udite esplosioni, verosimilmente legate all’intercettazione dei missili da parte della difesa aerea, mentre una deflagrazione è stata avvertita anche a Gerusalemme dopo l’attivazione di un’allerta per l’arrivo di un vettore iraniano. Intanto, il comando militare statunitense per il Medio Oriente sostiene di avere colpito 3.000 bersagli dall’inizio dell’operazione “Epic Fury”. E un alto funzionario dell’amministrazione Trump ha affermato che la notte scorsa ha segnato la «più grande campagna di bombardamenti» americana in Iran. Lo scrive Sky News.
L’Iran sta continuando ad estendere i suoi attacchi anche ai Paesi del Golfo, sostenendo di avere come bersagli solo basi e interessi statunitensi. In quest’area si contano 13 morti, tra cui sette civili. Nelle ultime ventiquattr’ore razzi e droni hanno colpito ancora Kuwait, Bahrein, Arabia Saudita e Qatar. È di poco fa la notizia che  ultime ore l'Iran avrebbe colpito una petroliera nel Golfo. «Questa mattina, la petroliera denominata Prima è stata colpita da un drone esplosivo, dopo aver ignorato i ripetuti avvertimenti da parte dell'esercito dei Guardiani della Rivoluzione riguardanti il divieto di traffico e l'insicurezza dello Stretto di Hormuz», hanno dichiarato i Pasdaran in un comunicato diffuso dall'agenzia di stampa Tasnim. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian si è scusato con i Paesi vicini per gli attacchi lanciati, ha detto in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato. Il consiglio direttivo ad interim ha concordato ieri che non verranno più effettuati attacchi contro i Paesi vicini e che non verranno lanciati missili «a meno che un attacco contro l'Iran non provenga da quei Paesi», ha affermato Pezeshkian in un discorso trasmesso dalla televisione di Stato. Il consiglio direttivo è alla guida dell'Iran da quando, la scorsa settimana, è stato ucciso il leader supremo della repubblica islamica Khamenei, durante gli attacchi degli Stati Uniti e di Israele che hanno scatenato la guerra in Medio Oriente.
In Libano, trascinato nel conflitto dopo che Hezbollah ha attaccato Israele per “vendicare” la morte di Khamenei, continua a crescere il bilancio dei raid israeliani. Almeno nove persone sono morte nell’est del Paese e da lunedì il bilancio è salito a 226 vittime e circa 800 feriti, secondo le autorità, mentre circa 300 mila persone sono state costrette a lasciare le proprie case, spesso senza sapere dove andare, secondo il Norwegian Refugee Council. Hezbollah continua a sua volta a lanciare razzi contro Israele: secondo l’esercito israeliano, solo venerdì ne sono stati lanciati 70. Le stesse forze armate israeliane, di contro, affermano di avere colpito 500 obiettivi in Libano da lunedì e di avere ucciso 70 miliziani del movimento sciita. I media ufficiali di Beirut riferiscono anche di scontri lungo il confine tra Libano e Siria, dove forze israeliane avrebbero tentato una incursione tramite elicotteri nell'area di Nabi Sheet, nel distretto di Baalbek. Se confermata, si tratterebbe dell’incursione israeliana più in profondità in territorio libanese dal novembre 2024.
La guerra si è estesa anche al Kurdistan iracheno dove operano gruppi di curdi iraniani in esilio, bersaglio di missili e droni, e all’Azerbaigian. Sullo sfondo restano poi i dubbi su un attacco che, secondo le autorità iraniane, avrebbe colpito una scuola a Minab, nel sud dell’Iran, il primo giorno del conflitto, causando 150 morti, soprattutto bambine. Un’inchiesta del New York Times, basata su immagini satellitari, ipotizza una possibile responsabilità degli Stati Uniti e sostiene che il vero obiettivo sarebbe stata una vicina base navale.

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