Fuoco sulla Dormizione di Kiev. La guerra colpisce l’anima di un popolo

La distruzione di uno dei luoghi più cari all’ortodossia ucraina diventa il segno di una violenza che va oltre i danni materiali
Google preferred source
June 15, 2026
Fuoco sulla Dormizione di Kiev. La guerra colpisce l’anima di un popolo
Fumo e fiamme si alzano dalla Cattedrale della Dormizione nel complesso ortodosso del Monastero delle Grotte di Kiev, in seguito a un attacco missilistico russo sulla capitale ucraina/ ANSA
Un grande fuoco ha illuminato il cielo di Kiev nel fragore delle bombe, domenica notte. Questa volta, davvero un colpo al cuore della città e dell’Ucraina.  La cattedrale della Dormizione del monastero di Kyiv-Pechersk Lavra, uno dei massimi templi del cristianesimo ortodosso, è stata colpita con una precisione che si direbbe scientifica. Il tetto e parte della navata in fiamme, fiamme alte, visibili dall’intera città. Che nel fragore sinistro delle pale dei droni, al buio, senza elettricità, nel soccorso ai feriti, nel conto tragico di 11 morti, apprendeva: la Dormizione colpita, il tempio dedicato al “sonno” di Maria prima dell’Assunzione al cielo. Il fuoco su quel sonno, su quel luogo di silenzio.
Il monastero barocco di Kyiv-Pechersk Lavra, uno splendore, patrimonio dell’Umanità, già nell’ultimo conflitto mondiale era stato raso al suolo. Ma poi ricostruito, uguale. Ci sono pietre in cui si deposita la fede e la storia di un popolo. La Dormizione di Kiev è fra queste pietre.  Ora da Mosca sostengono che a colpire la cattedrale è stato un Patriot della contraerea ucraina. Se anche fosse, quel Patriot difendeva Kiev dall’attacco di 70 missili e 611 droni. La precisione però con cui la Dormizione è stata centrata – secondo gli ucraini invece da droni russi, di cui hanno trovato i frammenti – fa pensare a un deliberato calcolo. Ferire il luogo più caro agli ucraini e a tutti gli ortodossi, per fare più male. Attaccare un popolo nelle sue radici. Nel momento in cui la vittoria della Russia si fa incerta, una coltellata nel cuore di Kiev.  E anche in noi lontani, in Occidente, quelle fiamme hanno ridestato angoscia. Il fuoco sulle cattedrali turba ben oltre i danni materiali. Come a Notre-Dame nel 2015. Fiamme e fumo su pietre che non sono pietre, ma che fondano la nostra storia. Lo sentono i cristiani e anche, credo, i non credenti. Le fiamme su una cattedrale sacra a una nazione come la Dormizione di Kiev, costruita dall’anno 1073, sono uno sfregio a ogni uomo. Le chiese come quella sono state erette nell’arco di decenni da un popolo: innalzati i marmi con estrema fatica, a mano, nel sudore, con le carrucole. Perfetta ogni statua sulle guglie, ogni affresco nelle volte. Perché nella città degli uomini, ricca o miserabile, laboriosa o ladra o assassina, la città di Dio fosse bellissima. Spesso erano i più grandi peccatori a finanziare quei cantieri. Come a chiedere perdono.
Fuoco nel monastero di Kyiv-Pechersk Lavra. Quanto deve soffrire ancora quel popolo? Ha detto il nunzio apostolico in Ucraina, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas: «Quando sentiamo queste esplosioni non ci rimane nessun’altra risposta, perché di fronte ai bombardamenti c’è soltanto Dio e te, non c’è nessuna mano umana capace di intervenire. Così anche questo ennesimo bombardamento a me personalmente pone un incoraggiamento a continuare a pregare per la conversione dei responsabili di questa guerra, e di ogni guerra a Dio». Pregare per la conversione del nemico. Sperare contro ogni speranza. Sperare di una speranza vertiginosa, quella di Cristo. Appena sabato scorso a Barcellona papa Leone ha benedetto la croce sulla torre più alta della Sagrada Familia, davanti a una folla grandissima e forse inaspettata. È la croce più alta delle cattedrali d’Europa. Cantieri in fieri e, in questo stesso Occidente, fuoco su un tempio sacro al popolo ucraino. Sembra quasi che una guerra si combatta anche fra le guglie e le cupole, alte sopra le case degli uomini. Noi, in pace, si sta a guardare, però inquieti. Quella battaglia comunque ci riguarda. Ci tocca in fondo al cuore.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire