I sette santi di Renato Corti. Con il cesello nell’anima della modernità

Il vescovo di Novara Brambilla ricorda il predecessore e suo maestro di Teologia. In un volume postumo il presule tratteggia le figure di evangelizzatori e testimoni
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July 31, 2026
I sette santi di Renato Corti. Con il cesello nell’anima della modernità
30 aprile 1981: l’arcivescovo Martini impone lo zucchetto a Renato Corti
Anticipiamo qui stralci della prefazione di Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara, al libro di testi di Renato Corti, Un santo per amico. Figure spirituali per l’oggi, a cura di Gianluigi Cerutti e Sergio Stevan, in uscita da Interlinea (pagine 296, euro 18,00). Corti, nato nel 1936, è stato ordinato sacerdote da Montini; è stato ausiliare a Milano, vescovo di Novara e fu creato cardinale da papa Francesco. È morto nel 2020.
Renato Corti, il cesellatore di anime, come è stato definito, per lunghi anni prima educatore spirituale, poi vescovo e sul finire della vita cardinale, ha scritto testi sempre in vista della sua premura di evangelizzare, tutta attraversata da sguardi, silenzi e un inconfondibile parlare oracolare. Chi lo ha ascoltato non dimenticherà la sua postura di predicatore, come lo ricordo anch’io per due indimenticabili anni con cui ho iniziato la mia teologia a Saronno.
Una parola si deve dire sul metodo generativo dei suoi testi raccolti ora sotto il titolo “Un santo per amico”, usando un’immagine a lui cara. Lo ricordo per ore in cappella a sottolineare testi che leggeva con voracità e a noi giovani seminaristi sembrava quasi in modo bulimico, nella stagione stupenda e meravigliosa in cui s’era aperto lo scrigno della Sacra Scrittura con la costituzione Dei Verbum. Frequentava soprattutto i grandi esegeti francesi e in quel tempo affascinava anche noi a tentare un corpo a corpo con la scrittura biblica, tanto che io stesso al mattino per due anni tradussi in italiano tutte le introduzioni, talvolta lunghissime, ai libri dell’Antico e del Nuovo Testamento dell’edizione in francese della Bible de Jerusalem, presenti nella biblioteca di Saronno. E poi prendeva interminabili appunti, scrivendo in tutti i momenti e in tutti i luoghi, un’immagine iconica che si portò anche nell’episcopato novarese.
Due furono i registri della sua insonne opera di predicazione, con due meditazioni al giorno: il primo registro era dedicato alle figure di evangelizzatori, tratte dal libro degli Atti e dalla grande miniera delle lettere di Paolo; il secondo registro scolpiva figure moderne di cristiani, caratterizzate dal tratto comune di una limpida testimonianza. Su questo secondo registro almeno tre delle sette figure raccolte in questo volume (Charles de Foucauld, Madeleine Delbrêl, Teresina di Lisieux) hanno costellato i sogni della nostra formazione al ministero. La personalità del pastore di Finkenwalde, Dietrich Bonhoeffer, invece era affidata, credo su suggerimento dello stesso don Renato, all’opera del rettore, don Ferrari, che ci faceva leggere Sequela e La vita comune, come canovaccio per una robusta introduzione alla fede e alla pratica cristiana. Accompagnati da una simpatica messa in guardia dalla contrapposizione un po’ alternativa che Bonhoeffer istituiva tra comunità psichica e comunità spirituale, di evidente marca luterana.
Il metodo della sua scrittura, icastica e sorvegliata, che procedeva quasi per aforismi, potrà essere riscontrato nei bellissimi ritratti ora pubblicati. Il dettato veniva poi distillato con una oralità lenta e piena di pause, per lasciare lo spazio e soprattutto il tempo per sedimentare e ruminare con le parole pronunciate, tutte pesate una per una, la Parola viva che tocca il cuore e muove alla risposta. Da qui proviene la sua giusta fama di cesellatore di anime, perché anche nella guida personale stava ad ascoltare, quasi non avesse nulla da dire. E poi scriveva e scriveva interminabili appunti, che sono rimasti in eredità, salvo quelli riguardanti le persone, che vennero giustamente distrutti alla sua dipartita da noi. Ha lasciato soprattutto gli appunti di Diario, raccolti nei suoi quaderni con la copertina ad anelli. Sono un lascito prezioso, perché lì si trova qua­si l’eco, il rintocco serale di una straordinaria opera di evangelizzazione. Se qualcuno, come è stato fatto sinora solo per sondaggi, vorrà raccogliere queste reliquie, forse potrà ancora trovare tessere preziose di figure spirituali per l’oggi, perché era intima convinzione di monsignor Corti che non si potesse vivere in modo felice senza avere “un santo per amico”.

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