Romania, fallisce il governo tecnico con Tomac. Secondo tentativo con il liberale Vestea

Ancora irrisolta la crisi dopo la sfiducia, un mese fa, contro il premier Bolojan. L'estrema destra, in testa nei sondaggi, chiede elezioni anticipate.
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June 15, 2026
Romania, fallisce il governo tecnico con Tomac. Secondo tentativo con il liberale Vestea
Il presidente rumeno Nicusor Dan assegna al liberale Adrian Vestea (a destra) l'incarico di governo/ Foto ANSA
Siamo al secondo tentativo di formare il governo in Romania, dopo la sfiducia, il 5 maggio scorso, del premier liberale Ilie Bolojan, dopo meno di un anno di governo. Una situazione di profonda instabilità in cui si dibatte un Paese chiave del fianco Est di Ue e Nato, in buona sostanza in corso dalla fine del 2024, quando furono annullate le elezioni presidenziali.
Domenica ha ufficialmente rinunciato il premier designato lo scorso 5 giugno dal presidente Nicusor Dan, l’eurodeputato di area liberale Eugen Tomac per un governo interamente tecnico. Tomac, considerato un totale outsider dalla politica rumena, non è riuscito a trovare una maggioranza, soprattutto per il no dei liberali del Pnl (il partito di Bolojan) alla partecipazione di ministri vicini agli ex alleati di governo del Psd (socialdemocratici), autori della mozione di sfiducia a Bolojan insieme all’estrema destra di Aur.
Dan si è allora rivolto a Adrian Vestea, 53 anni, un politico di vasta esperienza: importante membro del Pnl, ex ministro dello sviluppo tra il 2023 e il 2024, già sindaco di Rasnov (una cittadina nel centro del Paese) e poi presidente della provincia di Brasov. Una vasta esperienza che, agli occhi del presidente, ne fanno un ottimo candidato premier. «Ha avuto successo come sindaco, presidente di provincia, ministro — ha dichiarato Dan — è categoricamente filoccidentale, ha lavorato a lungo sui bilanci dello Stato. Per questo sono convinto che avrà successo anche in questo incarico». «Voglio —ha detto per parte sua Vestea — un governo veramente politico che attui autentiche riforme e mantenga la Romania su una traiettoria pro-occidentale». In gioco anche i fondi del Piano di rilancio Ue post-Covid, che richiedono numerose riforme da parte di Bucarest.
I problemi, però, anche qui non mancano. L’incarico a Vestea è maturato la scorsa settimana alla completa insaputa di Bolojan, sempre più criticato per il suo carattere irritabile e la sua rigidezza. Il premier uscente naturalmente è furibondo e parla di «atto ostile» e di «manifesto tentativo di dividere» il Pnl. E in effetti i media rumeni parlano di voci di una possibile spaccatura del partito proprio per via della decisione di Dan. Vestea si dice però fiducioso che avrà una maggioranza (servono almeno 233 voti nella seduta congiunta Camera-Senato). «Abbiamo fatto i calcoli — ha dichiarato in un’intervista all’emittente tv Antenna3-CNN — e sono stato rassicurato che il mio governo avrà 240 voti». Senza però fornire dettagli.
Secondo l’emittente, in effetti, ci sarebbe già un preaccordo tra il Pnl e gli altri due partiti filoccidentali, Usr (“Unione per la salvezza della Romania”) e l’Udmr (il partito della minoranza ungherese), gli stessi rimasti al governo dopo la sfiducia a Bolojan. Per una maggioranza non sono sufficienti, si guarda ai socialdemocratici del Psd, che hanno più volte dichiarato di esser pronti a tornare nell’esecutivo con un premier diverso da Bolojan. Andrebbe però superato il veto del Pnl nei loro confronti, una situazione al momento non chiara.
Intanto l’estrema destra di Aur ha già rifiutato di sostenere un governo Vestea, accusando Dan di comportarsi come un re, e tornando a chiedere elezioni anticipate (previste solo nel 2028), anche se questo non è nella tradizione politica rumena. Non stupisce: Aur, al momento, nei sondaggi è di gran lunga in testa con il 38,2%. Al governo, imporrebbe una sterzata filorussa e anti-Ue preoccupante visto il ruolo strategico del Paese. Dan, europeista convinto, vuole evitare a tutti costi questo scenario. 

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