Il “prof di TikTok” agli studenti: «Per essere maturi non dovete mai essere perfetti»
Sandro Marenco, che ha decine di migliaia di follower tra i più giovani, riflette sul significato del rito di passaggio: «L'esame è solo un momento di crescita nel lungo percorso di un'anima»

Sandro Marenco da anni prepara i suoi studenti alla Maturità. Sia le decine a cui insegna inglese all’Itis Volta di Alessandria sia le centinaia di migliaia che lo seguono ogni giorno sui social: oltre 350mila follower su TikTok e più di 130 mila su Instagram, dove alterna mini lezioni di lingua, riflessioni sul mondo della scuola e messaggi di incoraggiamento rivolti agli adolescenti. «So che alcuni di voi hanno paura – ha scritto la sera prima degli esami –. Paura di dimenticare, sbagliare o non essere all’altezza. Ma un esame non misura chi siete: misura una prova e voi siete molto più di una prova». Non è un caso che Marenco sia diventato noto ben oltre le aule scolastiche come il primo “Diversity Prof” italiano: una figura pionieristica, nata per promuovere inclusione, contrasto alle discriminazioni e ascolto degli studenti, che gli è valsa anche la candidatura ai Diversity Media Awards. Da anni raccoglie confidenze e domande dei ragazzi attraverso il progetto Dillo al Prof, trasformando i social in uno spazio educativo e di dialogo intergenerazionale. Eppure, almeno in parte, da quest’anno l’esame finale dovrà valutare anche «il grado di maturazione personale, di autonomia e di responsabilità raggiunto al termine del percorso di studio». Così, almeno, recita la griglia di valutazione della prova orale. In altre parole, per la prima volta l’esame di Stato attribuirà un punteggio specifico alla crescita personale dei ragazzi. Sancendo di fatto che la Maturità resta un rito di passaggio, forse il più importante, tra l’adolescenza e l’età adulta. «Mi piace che anche il Ministero cerchi di mettere al centro la persona e non solo le nozioni – spiega Marenco ad Avvenire –. È quello che noi docenti tentiamo di fare da anni».
Professore, quest’anno la Maturità è tornata al suo nome originale. Ma nella sua esperienza – online e offline – cosa significa oggi “maturità” per un adolescente?
In inglese più di “mature” si usa “adult”. “Adulto” nell’etimologia latina potrebbe significare sia “crescere” sia “nutrire” e credo che entrambi i termini riassumano bene la questione. Quando ci avviciniamo a questi momenti di passaggio, dobbiamo capire come la scuola sia riuscita a nutrire queste persone e valutare come loro sono cresciute ed evolute. L’importante, in questa fase, è l’incontro. Ai docenti dico: guardate negli occhi i vostri ragazzi per capire chi sono. E ai ragazzi: essere maturi non significa essere perfetti e conoscere tutto.
In inglese più di “mature” si usa “adult”. “Adulto” nell’etimologia latina potrebbe significare sia “crescere” sia “nutrire” e credo che entrambi i termini riassumano bene la questione. Quando ci avviciniamo a questi momenti di passaggio, dobbiamo capire come la scuola sia riuscita a nutrire queste persone e valutare come loro sono cresciute ed evolute. L’importante, in questa fase, è l’incontro. Ai docenti dico: guardate negli occhi i vostri ragazzi per capire chi sono. E ai ragazzi: essere maturi non significa essere perfetti e conoscere tutto.
Se non le nozioni, cosa chiede questo esame ai ragazzi?
La Maturità chiede di essere se stessi al 100% per capire come è evoluta la persona che è stata nutrita dalla scuola. Ma i ragazzi, soprattutto a quella età, sono molto più di una serie di nozioni: sono anima. E come fai a nutrire un’anima? La scuola non basta.
La Maturità chiede di essere se stessi al 100% per capire come è evoluta la persona che è stata nutrita dalla scuola. Ma i ragazzi, soprattutto a quella età, sono molto più di una serie di nozioni: sono anima. E come fai a nutrire un’anima? La scuola non basta.
Cosa serve?
Serve ogni stimolo esterno. A scuola impari il rispetto, anche nei suoi aspetti più formali: impari a convivere per ore con persone diverse da te, impari a rispettare le autorità, impari anche che nella vita si subiscono ingiustizie e che a noi resta solo la decisione su come affrontarle. Ma queste sono solo le basi. “Maturità” è anche capire questo.
Serve ogni stimolo esterno. A scuola impari il rispetto, anche nei suoi aspetti più formali: impari a convivere per ore con persone diverse da te, impari a rispettare le autorità, impari anche che nella vita si subiscono ingiustizie e che a noi resta solo la decisione su come affrontarle. Ma queste sono solo le basi. “Maturità” è anche capire questo.
Alcuni suoi colleghi hanno denunciato l’impossibilità di valutare in cinque punti un percorso personale molto articolato, come quello che mi ha descritto. Come si può riassumere in una prova orale un percorso lungo almeno cinque anni?
Hanno ragione i miei colleghi. È difficile, soprattutto per i docenti esterni. Ma esistono degli strumenti utili, come il “capolavoro” con cui i ragazzi possono presentarsi. Anche quello è un modo per farsi conoscere. L’introduzione iniziale, del resto, è la carta vincente: l’importante è non essere scolastici e tentare di parlare di tutto ciò che si è anche senza la scuola. Penso allo sport, alla danza, al volontariato e tanto altro.
Hanno ragione i miei colleghi. È difficile, soprattutto per i docenti esterni. Ma esistono degli strumenti utili, come il “capolavoro” con cui i ragazzi possono presentarsi. Anche quello è un modo per farsi conoscere. L’introduzione iniziale, del resto, è la carta vincente: l’importante è non essere scolastici e tentare di parlare di tutto ciò che si è anche senza la scuola. Penso allo sport, alla danza, al volontariato e tanto altro.
L’intelligenza artificiale, nell’arco di un anno, è entrata in tutte le classi italiane. L’evoluzione tecnologica sta modificando radicalmente anche il significato che i ragazzi attribuiscono a questi riti di passaggio?
Devo essere sincero. L’esame di Maturità non ha mai avuto un grande impatto sulla vita dei ragazzi. Quello che si porteranno per sempre dietro non è il voto, ma l’esperienza che hanno fatto. Oltre all’ansia, c’è un mondo di rapporti e serate di studio con gli amici che sarà utilissimo per il loro futuro. L’esame li aiuta a imparare a organizzare il tempo, anche nell’era dell’intelligenza artificiale.
Devo essere sincero. L’esame di Maturità non ha mai avuto un grande impatto sulla vita dei ragazzi. Quello che si porteranno per sempre dietro non è il voto, ma l’esperienza che hanno fatto. Oltre all’ansia, c’è un mondo di rapporti e serate di studio con gli amici che sarà utilissimo per il loro futuro. L’esame li aiuta a imparare a organizzare il tempo, anche nell’era dell’intelligenza artificiale.
Come l’IA sta cambiando il rapporto dei ragazzi con lo studio e con le prove?
Cambiano radicalmente le competenze che sono utili agli studenti: non più quelle che sviluppavamo noi, fondate spesso su una conoscenza mnemonica. Spaccarsi la schiena su una enciclopedia per fare una ricerca non serve più. Ed è altrettanto inutile chiedere ai ragazzi di non usare i chatbot. Sarebbe come pretendere di accendere un fuoco con le pietre. Io, però, chiedo di usare l’IA gentilmente: di consultarla per migliorare i loro prodotti e di collaborare con i compagni per raggiungere risultati migliori anche con l’IA.
Cambiano radicalmente le competenze che sono utili agli studenti: non più quelle che sviluppavamo noi, fondate spesso su una conoscenza mnemonica. Spaccarsi la schiena su una enciclopedia per fare una ricerca non serve più. Ed è altrettanto inutile chiedere ai ragazzi di non usare i chatbot. Sarebbe come pretendere di accendere un fuoco con le pietre. Io, però, chiedo di usare l’IA gentilmente: di consultarla per migliorare i loro prodotti e di collaborare con i compagni per raggiungere risultati migliori anche con l’IA.
Si può dire che questo sia un momento di passaggio anche per le vecchie generazioni di docenti?
Assolutamente sì. Anche noi siamo chiamati ogni anno a una nostra “Maturità”. Ma credo che, se entrambe le generazioni riusciranno a collaborare, troveremo sempre la strada migliore per la crescita e la conoscenza. Anche nell’era dell’intelligenza artificiale.
Assolutamente sì. Anche noi siamo chiamati ogni anno a una nostra “Maturità”. Ma credo che, se entrambe le generazioni riusciranno a collaborare, troveremo sempre la strada migliore per la crescita e la conoscenza. Anche nell’era dell’intelligenza artificiale.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





