Il Canada "associato" alle Ue: cosa vuol dire e quali sono i tre scenari possibili

Le ipotesi: una serie di partenariati, la costituzione di organismi di consultazione e persino un ingresso selettivo nel mercato comune. La decisione politica fa seguito al braccio di ferro di Ottawa con Trump
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September 17, 2026
Il Canada "associato" alle Ue: cosa vuol dire e quali sono i tre scenari possibili
Il primo ministro canadese Mark Carney con la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen a Strasbourg, il 16 settembre / REUTERS/Yves Herman
Una Ue che idealmente attraversa l’Atlantico, arriva al Canada e diventa confinante con gli Stati Uniti a ovest, mentre a est, con l’adesione dell’Ucraina, si spingerebbe ancor più a ridosso della Russia, trasformandosi in un attore intercontinentale dal ruolo ben più incisivo di quello attuale. L’annuncio di Ursula von der Leyen durante il suo discorso sullo stato dell’Unione, ieri mattina, ha d’improvviso rivitalizzato il clima di una cerimonia che non stava suscitando entusiasmi, sebbene il programma presentato dalla presidente della Commissione contenga punti apprezzabili. Ma a fare notizia è l’Europa che tende la mano al Paese nordamericano – secondo al mondo per estensione (circa 33 volte l’Italia), 41 milioni di abitanti, undicesima economia globale, membro del G7 e della Nato – come primo «membro associato». All’Europarlamento, il premier di Ottawa Mark Carney, teorico dell’alleanza delle medie potenze nell’alveo del diritto internazionale, capace di reggere il braccio di ferro con Donald Trump sui dazi, ha ricevuto un’ampia ovazione, e oggi ne avrà presumibilmente altre per il discorso che pronuncerà nell’Aula di Strasburgo.
Il Canada 28esima nazione a Bruxelles invece che 51esimo Stato degli Usa era stata la provocazione qualche mese fa del presidente finlandese Alexander Stubb, fine analista oltre che attore politico in prima persona. Un traguardo di questo tipo è lontanissimo, va detto subito. Lo stesso articolo 49 del Trattato Ue stabilisce che i candidati all’ingresso pieno possono essere soltanto «europei». Questo però non depotenzia la mossa di Von der Leyen, qualsiasi sia il perimetro dell’alleanza strutturale, sempre che venga seguita dai fatti e sostenuta con il coraggio necessario. Sembra palese che sia l’attuale inquilino della Casa Bianca a spingere verso un fidanzamento tra le due sponde dell’Oceano. Al di là delle carte geografiche modificate per inglobare il vicino settentrionale nei confini americani, Trump non ha fatto sconti al Canada nel duro negoziato sulle tariffe arrivando a un’escalation di misure punitive. Che le relazioni tra gli Stati Uniti e l’Europa siano a uno dei livelli più bassi del dopoguerra non è poi una novità. I segnali politici stanno qui: l’Unione è attrattiva anche per un gigante che è integrato con la più grande potenza economica (l’interscambio con Washington raggiunge i 900 miliardi di dollari) e la fermezza verso l’Amministrazione repubblicana viene rilanciata dall’Europa concretamente sul piano commerciale e simbolicamente sul piano geografico.
Come reagirà Donald Trump potrebbe essere l’elemento principale che a breve termine condizionerà i prossimi passi dell’iniziativa. Applausi e sorrisi degli eurodeputati dei 27 Paesi dell’Unione non devono far dimenticare che ben pochi leader si sono esposti nelle ultime settimane per dare solidarietà a Carney, stretto dalla Casa Bianca e tetragono alle richieste capestro dei negoziatori Usa. Inoltre, vorrà dire qualcosa se dieci Stati membri non hanno ancora ratificato l'accordo di libero scambio Ceta stipulato con Ottawa quasi dieci anni fa. Von der Leyen, in ogni caso, ha aperto un capitolo che secondo i sondaggi piace ai cittadini e che ora va scritto. Le relazioni con il Canada sono già profonde. Di recente, è stato ammesso allo strumento Safe: le sue aziende e i suoi prodotti potranno concorrere agli appalti per le armi finanziati dal programma europeo, nel quadro di una partnership a sostegno di Kiev e della difesa comune. E la Ue è già il secondo partner di Ottawa per import/export grazie al quasi totale azzeramento delle tariffe reciproche. Qualche elemento più concreto su passi ulteriori potrebbe emergere oggi dall’intervento di Carney e quindi dal vertice bilaterale previsto per fine ottobre a Montréal. Si può tuttavia immaginare che l’“associazione” rimanga un’etichetta politica sopra un insieme di nuovi accordi specifici, dal settore militare alle tecnologie, IA compresa, dall’energia alle materie prime (di cui il Canada è molto ricco), dalla ricerca alla mobilità delle persone. Più ambizioso sarebbe un accordo ai sensi dell’articolo 217 del TFUE, con organismi comuni di consultazione, partecipazione canadese ad alcuni programmi e forse presenza, senza voto, in determinate riunioni. Terzo scenario, ancora più avanzato, un accesso selettivo al mercato unico, più vicino – ma non identico – ai rapporti attuali con Norvegia o Svizzera. Implicherebbe un lungo processo di adeguamenti normativi, meccanismi di controllo, contributi finanziari e reciprocità di comportamenti. L’asse europeo-canadese potrebbe comunque rafforzare i due potenziali contraenti di fronte alle spinte espansionistiche russe e ridurne la dipendenza tecnologica e strategica da Stati Uniti e Cina.
Va però ricordato che Carney sta cercando anche un pragmatico riavvicinamento con Pechino. Inoltre, la serie di appuntamenti elettorali del prossimo anno e mezzo – dal voto americano di metà mandato in novembre fino alle urne francesi, italiane e polacche – potrebbe modificare rapidamente il quadro: una sconfitta dei repubblicani attenuerebbe la pressione proveniente da Washington, mentre l’affermazione di forze euroscettiche in alcuni grandi Paesi Ue indebolirebbe la volontà politica necessaria a costruire la nuova associazione.

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