I sindaci veneti non vogliono i rifiuti sanitari vicino alla falda

Incontro in Regione sul nuovo impianto di riciclo vicino a Vicenza: entro aprile si stabilirà se ricade in zona a rischio. E resta anche il nodo delle "polveri nere"
January 22, 2026
I sindaci veneti non vogliono i rifiuti sanitari vicino alla falda
La zona di salvaguardia ipotizzata: l'impianto Silva ricadrebbe all'interno
Aumenta il pressing di cittadini e sindaci sull’impianto di trattamento di rifiuti pericolosi (anche sanitari) previsto a a Montecchio Precalcino, vicino a Vicenza. Sul progetto, presentato dall’azienda Silva (Gruppo Ecoeridania) grava ora la perimetrazione delle zone di salvaguardia delle falde acquifere. Secondo i primi cittadini padovani, ricevuti ieri in Regione Veneto (oggi sarà il turno di quelli vicentini), il nuovo impianto ricadrebbe infatti proprio in queste aree “off limits” per attività che possano in qualche modo mettere a rischio le acque sotterranee (a cui attingono gli acquedotti vicentini e padovani, che abbeverano mezzo milione di veneti). Se questa tesi fosse confermata, l’impianto non potrebbe essere realizzato. Tenendo anche conto che pochi km a valle sorge il comune di Dueville, sprovvisto quasi interamente di rete idrica pubblica: gran parte dei 13 mila abitanti prende l'acqua potabile da pozzi privati, su cui vengono effettuati solo controlli volontari. La Regione, che segue “con grande attenzione” la questione, ha garantito che nei prossimi mesi le zone saranno approvate formalmente, probabilmente già entro aprile. “Concluderemo l’analisi nel più breve tempo possibile – ha assicurato ai sindaci l’assessore all’Ambiente Elisa Venturini – per offrire un quadro chiaro, trasparente e fondato sugli eventuali impatti ambientali”.
I sindaci hanno apprezzato l’impegno, ma hanno anche chiesto che l’iter autorizzativo preveda un maggiore coinvolgimento anche dei comuni del Padovano, oltre che di quelli vicentini. Al momento, il progetto è all’esame della Conferenza provinciale dei servizi. “È importante che tutti i territori interessati siano parte del percorso – hanno spiegato i primi cittadini – per assicurare scelte condivise e consapevoli”. L’assessorato regionale si è detto disponibile a farsi tramite con i comuni del Vicentino per favorire un dialogo istituzionale più ampio. “La Regione – ha concluso Venturini – continuerà a lavorare con trasparenza e spirito di collaborazione, per tutelare l’ambiente e rispondere alle esigenze delle comunità”.
Soddisfatto il Comitato Tuteliamo la Salute di Montecchio, che negli ultimi mesi si è battuto contro il progetto presentato da Silva. Preoccupa, in generale, la situazione di un territorio già messo a dura prova da inquinamenti vecchi e nuovi: la procura di Vicenza ha aperto un’inchiesta sulle terre di risulta della Pedemontana, contaminate da Pfas, scaricati in alcune ex cave. In questo contesto, sostengono i cittadini, aggiungere anche rifiuti sanitari sarebbe un vero azzardo. “Il Comitato coglie con piacere la notizia che la Regione intenda concludere l'analisi sulle zone di salvaguardia nel più breve tempo possibile come auspicato più volte dal Comitato Tuteliamo la Salute. È necessario che la Provincia di Vicenza sospenda la conferenza dei servizi sino a quando le zone di salvaguardia non verranno approvate e le prescrizioni emanate. Ricordiamo che è stato avviato anche un iter europeo sulla questione Silva per volere della Commissione Petizioni: avevamo chiesto alla provincia, lo scorso 8 gennaio, una sospensione anche in attesa che le autorità europee si esprimessero, dopo 2 settimane non abbiamo ancora ricevuto riscontro”. La battaglia insomma prosegue. Con un’incognita in più: il destino delle “colline nere” ammassate in un piazzale della Silva, scomoda eredità della gestione precedente (l’area fu sequestrata nel 2019 dalla Guardia di finanza). Da decenni, quando si alza il vento, la polvere si sparge su campi e abitazioni, mentre i bambini giocano in parchi pubblici dove gli scivoli sono ricoperti da una patina scura. Nelle vicinanze si sono verificati diversi casi di gravi patologie polmonari, su cui mai nessuno ha indagato a fondo per capire se ci sia una relazione di causa-effetto. Ma inquieta il fatto che in alcuni campioni siano state trovate tracce di Cromo VI, considerato cancerogeno. In sede di presentazione del nuovo progetto, la Silva aveva garantito la rimozione delle colline nere, visto che sarebbe introdotto un procedimento virtuoso che non ne prevede l’accumulo.”Il progetto – assicura l’azienda - rappresenta una concreta opportunità di riqualificazione dell’ex Safond Martini, portando benefici economici e sociali. Si inserisce in una logica di economia circolare, con impianti progettati per garantire la massima sicurezza e tutela della salute dei lavoratori, dei cittadini e dell’ambiente”. Ma se il nuovo impianto dovesse ricevere una bocciatura, le colline nere rischierebbero di rimanere dove sono.

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