I nomi, i volti, le ultime speranze. Chi sono gli italiani dispersi a Crans-Montana
Per uno di loro è già stata annunciata la morte, ma i parenti predicano cautela: «Attendiamo il Dna». Dei 13 feriti, sette si trovano già al Niguarda di Milano

Mentre sulle strade di Crans-Montana i parenti delle vittime, i turisti e i superstiti dell’incendio si avvicendavano in silenzio di fronte al bar “Le Constellation” per portare fiori e accendere candele, i centralini dell’unità di crisi della Farnesina oggi sono stati presi d’assalto. Le famiglie italiane che non riuscivano a mettersi in contatto con i giovani di cui si sono perse le tracce in seguito al rogo di Capodanno – sei le persone attualmente disperse, in attesa del riconoscimento dei corpi – hanno tentato ogni strada per tenere accesa la speranza. Sui social network, un profilo che raccoglie gli appelli dei genitori ha raggiunto in poche ore oltre 30mila iscritti e collezionato centinaia di commenti di solidarietà e qualche timida segnalazione. Sulla bacheca digitale si trovano anche i volti dei feriti italiani – tredici, secondo una nota di Palazzo Chigi – ricoverati negli ospedali svizzeri. «I parenti cercano la struttura dove è stato portato», si legge in un appello lanciato dalla famiglia di Leonardo, 16 anni, soccorso dalle ambulanze elvetiche a pochi minuti dallo scoppio dell’incendio. Altre sette persone nelle sue condizioni, perlopiù coetanei, tra giovedì e ieri sera erano state portate all’ospedale Niguarda di Milano, trasferite dalla Centrale remota di operazioni di soccorso sanitario (Cross) della Protezione civile.
Sui nomi di feriti e dispersi, in realtà, il Governo italiano ha deciso di adottare ogni precauzione. Il motivo lo ha spiegato proprio la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una nota: «L’identificazione delle vittime è particolarmente complessa a causa delle gravi ustioni riportate». Ma, con il passare delle ore, molti dettagli sono emersi proprio dalla voce accorata delle famiglie.
A dare l’annuncio della morte di Emanuele Galeppini, golfista 17enne genovese, è stata la Federgolf italiana, che ha pianto la scomparsa di un «giovane atleta che portava con sé passione e valori autentici». Attorno alla famiglia dello sportivo si è stretta anche la sindaca di Genova, Silvia Salis, che si è detta «profondamente addolorata» per il lutto, e il governatore della Regione Marco Bucci. I parenti, però, predicano prudenza: «Per il momento Emanuele è ancora nella lista dei dispersi e stiamo aspettando il risultato del Dna», ha scritto ieri sui social lo zio Sebastiano Galeppini. Il giovane, nato a Genova e formato come golfista a Rapallo, vive da anni a Dubai con i genitori e sarebbe volato a Crans-Montana solo per festeggiare il Capodanno con gli amici.
Degli altri cinque dispersi, si raccolgono più appelli che notizie. Dalla mattina di Capodanno, quando la madre Carla Masiello aveva chiesto aiuto diffondendo ovunque la sua foto, non si sa niente di Giovanni Tamburi, 16enne bolognese che aveva il cellulare scarico la sera dell’incidente. «Un suo amico mi ha detto che sono scappati dopo che è scoppiato l’incendio, ma poi l’ha perso di vista – spiega la madre –. Al collo aveva una catenina d’oro con l’immagine di una Madonnina». Lo stesso monile – o uno molto simile – che i genitori di Achille Osvaldo Barosi dicono avesse al collo loro figlio, 16enne milanese, quando è stato visto per l’ultima volta alle 1.30 fuori dal “Le Constellation”. In quei minuti stava rientrando nel locale per recuperare giacca e telefono, ma non aveva documenti con sé. Sempre da Milano veniva anche Chiara Costanzo, 16enne originaria di Arona. Di Giuliano Biasini, invece, non si conosce neppure l’età.
Anche le notizie su Riccardo Minghetti, l’ultimo dei sei dispersi italiani, sono poche. Il sedicenne romano si trovava a Crans-Montana con l’amico Manfredi, coetaneo, che è rimasto gravemente ferito e si trova attualmente all’ospedale Niguarda di Milano, fuori pericolo di vita, ma con ustioni sul 30-40% del corpo. A trovarlo, nel cuore della notte di Capodanno fuori dal “Le Constellation”, era stato suo padre Umberto Marcucci, che in quei momenti concitati non ha notato tracce dell’amico Riccardo. Ieri suo figlio Manfredi, il più grave dei pazienti del Niguarda, è stato operato: al momento le sue condizioni sono stabili. Con lui, è ricoverato all’ospedale milanese anche Gregorio Esposito, 19 anni, trasferito ieri mattina assieme alla madre. «Lei è molto provata – spiega l’assessore al Welfare della regione Lombardia, Guido Bertolaso –. Le abbiamo affiancato i nostri psicologi perché, arrivando, hanno saputo che il migliore amico di questo giovane purtroppo è deceduto». Tra i feriti al Niguarda anche Giuseppe, 16 anni, ed Eleonora Palmieri, 29enne veterinaria di Cattolica, in provincia di Rimini. Anche lei è fuori pericolo: «Siamo stati fortunati – ha detto la madre – perché ce la riportiamo a casa viva». Con loro, è ricoverato anche Chian, un giovane studente del liceo Virgilio di Milano, che era per la prima volta a Crans-Montana assieme alla compagna di classe Francesca, anche lei ora in terapia intensiva.
La maggior parte dei feriti del Niguarda ha tra i 15 e i 16 anni e riporta ustioni sul 40-50% del proprio corpo, soprattutto agli arti superiori e al volto. Altri sei italiani, invece, si trovano ancora a Zurigo, in attesa che le loro condizioni vengano stabilizzate per il trasferimento in Italia. Per due di loro, il momento buono potrebbe arrivare già stamani: «Il nostro team sarà in Svizzera per valutare le loro condizioni e portarli eventualmente a Milano – ha spiegato ieri sera Bertolaso –. Gli ultimi quattro sono i casi più problematici, ma speriamo di poter portare anche loro in Italia a breve».
Tra i molti feriti ancora da identificare negli ospedali svizzeri, però, le famiglie dei dispersi sperano ancora di trovare i loro figli.
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