Una sola uscita, lo scantinato buio: le domande degli investigatori sul locale trasformato in discoteca
di Marco Birolini, inviato a Crans-Montana
Nel mirino anche l'insonorizzazione, fatta con materiale non resistente al fuoco. Il video delle prime fiamme e i tentativi di spegnere tutto aumentano critiche e polemiche. Si indaga per incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. «Tutte le piste sono aperte»

«Sembra che l’incendio sia partito da candele posizionate sopra bottiglie di champagne». La procuratrice generale del Canton Vallese, Beatrice Pilloud, conferma l’ipotesi già emersa alcune ore dopo l’apocalisse di Capodanno. «Sono state posizionate troppo vicino al soffitto. Ciò ha portato a quello che viene definito un incidente di tipo flashover, in cui l'incendio si è propagato molto rapidamente» ha precisato.
Un video che circola da giovedì pomeriggio supporterebbe questa ricostruzione. Ma quel breve filmato parla anche di altro. Mentre il famigerato controsoffitto prende fuoco e un giovane tenta in qualche modo di spegnerlo “soffocandolo” con un giubbotto, un coetaneo riprende la scena con l’onnipresente smartphone. Forse per inconsapevolezza estrema, o per incredulità verso quanto stava accadendo. Oppure una sorta di paralisi di fronte al pericolo, come i cerbiatti incapaci di muoversi quando fissano i fari dell’auto che li sta investendo. «Fa riflettere come questo ragazzo, anziché fuggire o aiutare a spegnere le fiamme si sia preoccupato di indovinare l’inquadratura giusta... Ormai sembra che molti non distinguano più la realtà dalle immagini che corrono sui social» osserva amaramente un padre («per fortuna non conoscevo nessuna delle vittime o dei dispersi») mischiato alla folla che si assiepa davanti a quel che resta del “Le Constellation”. Forse un ruolo l’ha giocato anche l’alcol, servito senza badare minimamente - secondo diverse testimonianze - alla carta d’identità della giovanissima clientela. Le bottiglie dentro cui erano infilati i “candelotti” fatali, occorre notare, nemmeno avrebbero dovuto esserci. Un filmato quasi surreale, che però sta fornendo spunti importanti agli investigatori. A cominciare dalla rapidità con cui il fuoco ha attecchito e poi si è propagato. Il materiale, una schiuma insonorizzante, probabilmente non era adatto all’utilizzo in un ambiente del genere, né tantomeno resistente al fuoco. Una presunta negligenza che potrebbe essersi rivelata fatale.
Quanto meno inopportuna, tuttavia, appare la “tradizione” di trasformare un magnum di champagne in torcia, soprattutto in uno scantinato buio e con una sola uscita, ovvero quelle scale forse troppo strette per garantire la sicurezza delle centinaia di persone che secondo alcuni ragazzi superstiti avrebbero partecipato al party.
Dalle indagini, avvolte in un rigoroso riserbo, emerge che i proprietari, bontà loro, avrebbero rivendicato di essere in possesso di una capienza ancora maggiore. Difficile comprendere come sia stato possibile concederla, dato che il locale, anche a prima vista, non appare certo come una discoteca di massa. Collocato in pieno centro, accanto a un cinema, sembra più che altro un ritrovo per un tranquillo thé del dopo sci. E invece si è andato oltre, trasformandolo in una sorta di dancing fai da te, con buona dose di “ottimismo” di stampo tutt’altro che elvetico. Anche sulla pagina Facebook di un bar simile, che sorge a poca distanza dal Constellation, si notano filmati risalenti al 2023 che rivisti ora mettono i brividi: giovani che ballano sui tavoli sfiorando il controsoffitto, quasi un presagio (ignorato) di quello che poi è accaduto.
A chiedere «la massima determinazione» agli inquirenti ci ha pensato il vicepremier Antonio Tajani, salito ieri a Crans-Montana dopo il vertice investigativo a Sion per portare conforto ai familiari e coordinare la macchina allestita da Protezione civile e Farnesina: a disposizione della procura cantonale ci sono gli esperti della polizia scientifica italiana, che saranno utilissimi non solo per dare un’identità alle vittime ma anche per ricostruire la dinamica. Sono arrivati anche gli psicologi, richiesti espressamente dalle autorità locali.
Ma per il resto gli svizzeri dovranno badare a fare da soli (e bene) il loro lavoro: «La procura mi ha assicurato che tutte le responsabilità saranno accertate e perseguite con la massima severità» ha scandito Tajani davanti ai giornalisti, schierati in gran numero davanti al Centro congressi Regent, dove è stato istituito il punto di raccolta dei familiari che sono ancora in ansia per la sorte dei propri ragazzi. Ci vorranno giorni per dare risposte che dentro di loro alcuni probabilmente conoscono già.
L’inchiesta intanto sembra procedere spedita: decine gli interrogatori eseguiti, tra cui quelli dei due gestori, marito e moglie: entrambi si sono salvati e hanno iniziato a spiegare alcune delle molte cose ancora da chiarire. Le ipotesi di reato, al momento, sono incendio colposo, omicidio colposo e lesioni colpose. Lo ha sottolineato la procuratrice Pilloud, precisando che «tutte le piste sono aperte». L’importante è che almeno una si chiuda, portando almeno un po’ di giustizia.
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