La strage di Crans-Montana, è il tempo di restare uniti nel dolore

La morte di un figlio non è la parola fine: il lutto è un tempo da vivere, tenendosi per mano e restando alleati
January 7, 2026
La strage di Crans-Montana, è il tempo di restare uniti nel dolore
Roma, Basilica dei Santi Pietro e Paolo all’Eur, i funerali di Riccardo Minghetti, il 16enne romano che ha perso la vita a Crans Montana, in Svizzera, mentre festeggiava il Capodanno nella discoteca Le Constellation - nella foto: il feretro // FOTOGRAMMA
«Noi siamo stati abbracciati da tutta Italia, abbiamo tutti sete di verità e che queste cose non succedano mai più»; queste le toccanti parole di Andrea Costanzo, padre di Chiara, morta a 15 anni nell'incendio di Capodanno a Crans-Montana, ai funerali della figlia nella basilica di Santa Maria delle Grazie a Milano. Oggi è stato il giorno dell'addio per le quattro vittime italiane: a Milano per Chiara e per Achille Barosi, nella Basilica di Sant'Ambrogio, a Roma nella Basilica dei Santi Pietro e Paolo per Riccardo Minghetti e a Bologna nella Cattedrale di San Pietro per Giovanni Tamburi. Tante lacrime, tante parole di affetto e di vicinanza alle famiglie, tanti fiori bianchi e palloncini. Soprattutto, tanto dolore. «Mi commuove quanto era amato mio figlio, credo che ne sia molto felice anche lui, perché so che ci guarda», ha detto Carla Masiello, la madre di Giovanni Tamburi, rivolgendosi alla grande quantità di persone presenti. «Ho perso un pezzo di vita, ma devo andare avanti per gli altri figli. Confido che giustizia sia fatta». 
Nei giorni del dolore le parole restano insufficienti. Suppliscono i gesti, gli sguardi, le carezze. Poca cosa. Tutto è inadeguato, nulla consola. Si vorrebbe abbassare la saracinesca e pretendere la solitudine. I commenti televisivi rischiano di dissacrare lo spessore dei sentimenti comuni. È il tempo del dolore e il giustizialismo è una stortura mediatica che offende il diritto alle lacrime delle famiglie in lutto. Ogni opinione diventa pura demagogia, è fuori contesto e squalifica il valore del necessario tempo del pianto. Il lutto è un tempo sacro. Ogni parola di troppo lo guasta. Arriveranno i giorni della giustizia e della riparazione, ma questo è il tempo del dolore, non va offeso.
Lo strappo da un figlio non si commenta, è contro natura, viola le leggi della creazione. La tragedia poi rende il dolore una pena, una vera condanna al “non senso” senza possibilità di appello. Perché la tragedia non ha mai un senso, non si giustifica e non ha argomenti. E soprattutto non si può tornare indietro, non si possono cambiare le sorti. I genitori solitamente si destreggiano per trovare soluzioni, per aggiustare malintesi o recuperare errori, torti, incomprensioni. Sono maestri della riconciliazione, imparano a loro spese la necessità dei compromessi perché sanno fare un passo indietro sull’ora del rientro a casa, sanno cedere sulla prima sigaretta o sul tatuaggio fatto di nascosto. Ma dalle tragedie non si torna indietro, ci sembra tutto inesorabile
Funerali nella basilica di Santa Maria delle Grazie di Chiara Costanzo, una delle vittime italiane della tragedia di capodanno in una discoteca di Crans Montana. 7 gennaio
Fotogramma
Il dolore è un tormento. È vero, ma sarebbe ancor più intollerabile se avesse anche il potere di dividere. Troppo spesso le famiglie si spaccano perché non hanno strumenti per gestire il male subito dalle sorti della vita, rischiando di dannarsi gli uni contro gli altri. Ci si punta il dito contro, si scaricano sull’altro colpe ed errori del passato. O quante volte la sofferenza diventa un baratro dentro cui si perdono i pensieri, i sogni, le passioni e ogni motivazione a vivere. Si viene risucchiati in una depressione dove le persone amate non hanno più valore e chi contava c’infastidisce.
Il dolore può diventare premessa della rabbia, cantiere della vendetta. Ma sono tutte forme di evasione, tentativi di non vivere le lacrime, di sfuggire alla presa dello strazio. E invece non ci sono deroghe, il dolore è un tempo da vivere. Anche se amaro, va succhiato fino al fondo del bicchiere. Solo così nel muro del dolore si può aprire una crepa. Solo vivendo fino in fondo il tempo dell’afflizione si potrà accedere alle stanze della consolazione. Il dolore diventa così pegno della letizia e strettoia per passare alla pace del cuore. Il dolore accende una luce sul valore della vita e sulla sua bellezza inestimabile. Il dolore, poi, è un sentimento trasversale, ci rende prossimi perché è nella nostra natura immaginare di voler abbracciare chi oggi piange sui corpi dei figli di Crans Montana. Quei ragazzi sono tutti figli nostri.
I funerali di Giovanni Tamburi, morto nell'incendio di Crans Montana, nella Cattedrale Metropolitana di San Pietro a Bologna, 7 gennaio 2026.
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Così con cuore di padre alle famiglie che oggi sono nel pianto, l’invito a rimanere alleati, a restare dalla stessa parte e a non schierarsi su fronti opposti. Nel lutto ci si tiene la mano. Senza capire e senza chiedere, ma si resta uniti, perché le ragioni non bastano e le domande non servono. Non si può soccombere al dolore perché non è la fine del tempo e non è l’ultima parola. Passano i giorni, passano i volti, ma rimane viva la sostanza dei nostri figli. Il tempo passato sarà la memoria che rende presente l’amore vissuto.
Siamo con voi, vi prendiamo per mano.

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