I disturbi depressivi sono in aumento e la Caritas lancia l'allarme

L'organismo pastorale della Cei ha registrato un aumento del 154% dei disagi psichici tra le persone accompagnate. «Un circolo vizioso» che colpisce i giovani, le donne e i migranti. Tutti i numeri contenuti in un rapporto che è stato presentato in collaborazione con la Conferenza permanente per la Salute mentale nel mondo Franco Basaglia
February 11, 2026
Un ragazzo in preda a un attacco di ansia
Un ragazzo in preda a un attacco di panico ANSA
Peggiora strutturalmente la salute mentale in Italia. Con effetti particolarmente evidenti sulle giovani generazioni, sulle donne e sui migranti. Solo il 59% degli adolescenti tra i 15 e i 19 anni presenta un buon livello di benessere psicologico, con un divario di genere molto marcato (66% tra i ragazzi contro il 35% tra le ragazze). Numeri che si riflettono nei casi di suicidio giovanili, che sono aumentati tra il 2015 e il 2022, con una forte impennata nel 2021, pari a circa 80 decessi in più rispetto al 2020, un livello che si è mantenuto anche nel 2022. Inoltre, tra il 2019 e il 2023 gli utenti adulti dei servizi psichiatrici sono passati da 826mila a 854mila (+3%). E nello stesso periodo si è registrato un significativo incremento delle richieste di aiuto da parte di cittadini stranieri residenti, pari a circa il 20%. Questi alcuni dei numeri più allarmanti contenuti nel rapporto di Caritas italiana “Povertà e salute mentale. Relazione circolare e diritti negati", promosso in collaborazione con la Conferenza permanente per la Salute mentale nel mondo Franco Basaglia.
Il volume, che è stato presentato oggi a Roma in occasione della Giornata mondiale del malato, accende i riflettori sul definanziamento della salute mentale (solo il 2,9% della spesa sanitaria complessiva è destinato ai disagi psichici, con forti divari regionali), sull’indebolimento dei servizi territoriali e sulle crescenti disuguaglianze nell’accesso alle cure e ai servizi integrati. Come sottolinea il rapporto, la Legge di bilancio 2026 prevede per la salute mentale risorse pari a 80 milioni di euro per il 2026, 85 milioni per il 2027 e 90 milioni per il 2028. Ma di questi, solo 30 milioni sono destinati al personale, a fronte di un fabbisogno stimato dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP) in circa 785 milioni di euro.
Un quadro che sembra andare nella direzione opposta alle esigenze di tanti. Nell’ultimo decennio, infatti, Caritas ha registrato un aumento del 154% dei disturbi depressivi tra le persone accompagnate. Un disagio mentale che, nell’80% dei casi, si intreccia con condizioni di povertà materiale, relazionale e sociale. Come si legge nel rapporto, da un lato, la povertà aumenta il rischio di disturbi psicologici. Dall’altro, il disagio mentale può compromettere lavoro, reddito e inserimento sociale, incrementando la povertà. Un vero e proprio “circolo vizioso”. In questo scenario, lo studio individua possibili direzioni di cambiamento: il potenziamento dell'integrazione sociosanitaria, il rafforzamento dei servizi di prossimità, la valorizzazione del ruolo del Terzo settore e l'affermazione dei diritti, della partecipazione e dei progetti di vita.
Non è più contemplabile, insomma, secondo Caritas, nascondere la polvere sotto al tappeto. Bisogna intervenire tempestivamente, perché i disagi sono sempre più diffusi. Gli studi clinici, si legge nel Rapporto, stimano che la prevalenza di almeno un disturbo mentale nel corso della vita vari tra il 18,6% e il 28,5%, mentre nell’arco degli ultimi dodici mesi oscilli tra il 7,3% e il 15,6%. La depressione maggiore interessa tra il 10% e il 17% della popolazione nel corso della vita e circa il 2,6–3% nell’ultimo anno; i disturbi d’ansia colpiscono l’11–17% delle persone nel corso della vita e il 3–5% su base annuale. I disturbi psicotici, come la schizofrenia, presentano una prevalenza più contenuta ma stabile, pari a 3–6 casi ogni 1.000 abitanti. Una situazione che investe soprattutto le nuove generazioni: tra il 2026 e il 2024 si osserva un calo dell’indice di salute mentale di 1,6 punti per i giovani di 14–19 anni. Il peggioramento risulta più accentuato tra le ragazze, con una riduzione di 2,3 punti rispetto al 2016, a fronte di un calo di 0,8 punti tra i ragazzi.
Per il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, «la sofferenza mentale non può essere compresa né curata se isolata dalle condizioni materiali e relazionali in cui prende forma». La persona è sempre legata a una comunità e trova sé stessa ricreando la relazione con questa». In quest’ottica opera Caritas italiana, che nel 2024 ha incontrato 277.775 persone. Tra queste, il 4,4% soffriva di un disagio psichico. Una quota, sottolinea il rapporto, «probabilmente sottostimata». Complessivamente, le persone con sofferenza psicologica seguite nel corso del 2024 sono state 7.742. Le problematiche psicologico relazionali rappresentano la tipologia più diffusa (38,5%), seguite dai disturbi depressivi (28,9%) e dalle patologie psichiatriche (26,8%).
Un momento della presentazione del Rapporto/ Siciliani
Un momento della presentazione del Rapporto/ Siciliani
Secondo don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, si tratta di un fenomeno sistemico «che non può essere affrontato con risposte frammentate». Per il sacerdote, continuare a sottovalutarne il valore «significa indebolire la coesione sociale del Paese». Gli ha fatto eco Giovanna Del Giudice, presidente della Conferenza permanente per la Salute mentale nel mondo Franco Basaglia, che ha invitato a «rafforzare i servizi di comunità» e a «prendersi cura della persona nella sua globalità».

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