Gravina e Buffon si sono dimessi. Ecco chi è in corsa per Federazione e Nazionale

Il presidente della Figc: scelta meditata e convinta. Il capo delegazione: era un atto impellente. Per la successione ai vertici del calcio i nomi di Malagò, Abete, Marani, Albertini e le suggestioni di ex campioni come Maldini, Baggio e Del Piero. Per la figura del ct, si studia un profilo da big: in campo Conte, Mancini, Inzaghi e Allegri
April 2, 2026
Gravina e Buffon si sono dimessi. Ecco chi è in corsa per Federazione e Nazionale
Il presidente della Figc, Gabriele Gravina, lascia il quartier generale della Federcalcio a Roma dopo le sue dimissioni / Afp
Tanto tuonò che piovve. La tempesta seguita al fallimento Mondiale della Nazionale italiana di calcio ha prodotto ieri i primi effetti concreti. Dopo l’arroccamento iniziale, Gabriele Gravina si è dimesso da presidente della Federazione italiana giuoco calcio (Figc). Seguito poi a ruota da Gigi Buffon, capo delegazione azzurra.
Un atto quello di Gravina auspicato da molti e diventato inevitabile anche per lo scivolone sulla distinzione tra il calcio, «sport professionistico», e le altre discipline considerate dilettantistiche. L’ormai ex presidente Figc ha detto che si è trattato di «una scelta meditata e convinta» e ha espresso rammarico per le reazioni suscitate anche da parte di tanti campioni dello sport azzurro: secondo lui non vi era alcuna intenzione polemica o svalutativa, ma solo differenze normative e regolamentari che caratterizzano i due ambiti. Una spiegazione tardiva e poco convincente. E comunque più di ogni altra interpretazione a pesare come un macigno è la terza consecutiva mancata qualificazione dell’Italia ai prossimi Mondiali di calcio.
Gravina, 72 anni, era a capo della Figc dall’ottobre 2018. Arrivato all’indomani della prima cocente delusione mondiale (Russia 2018 per mano della Svezia) dopo essere stato presidente della Lega Pro. Dopo la rielezione nel 2021 e il trionfo azzurro agli Europei del 2021, il secondo fallimento iridato: il tracollo contro la Macedonia del Nord che negò all’Italia l’edizione di Qatar 2022. E tuttavia nel febbraio del 2025 Gravina era stato rieletto ancora a guida della Figc con il 98,68% dei consensi. Il resto è cronaca di questi giorni.
La disfatta in Bosnia non è solo l’ennesima amarezza sportiva. È il segnale di una crisi più ampia che, se letta in profondità, va anche oltre il calcio e lo sport: interroga l’educazione, la cultura e il senso di comunità. Il primo passo è l’assunzione di responsabilità. E chi ne avverte l’importanza agisce di conseguenza. Gigi Buffon, capo delegazione della Nazionale, ha spiegato così la sua decisione: «Rassegnare le mie dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia, era un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi. Mi è stato chiesto di temporeggiare per far fare le giuste riflessioni a tutti. Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità». La palla passa ora all’Assemblea straordinaria elettiva della Figc, fissata per il prossimo 22 giugno a Roma.
Tra i papabili successori tre nomi in testa su tutti: l’ex presidente del Coni (e della Fondazione Milano-Cortina 2026) Giovanni Malagò, l’ex presidente Figc (dal 2007 al 2014) Giancarlo Abete e Matteo Marani, attuale presidente della Lega Pro. Più defilata l’opzione Demetrio Albertini, sponsorizzato dai calciatori. Sul tavolo ci sono però anche ipotesi suggestive, di vere icone del calcio italiano: Roberto Baggio, Paolo Maldini e Alex Del Piero.
È chiaro che sarebbe una scelta di forte discontinuità in nome di personalità dallo spessore sportivo e umano. Ma c’è un precedente poco incoraggiante: dal 2010 al 2013 Roberto Baggio ricoprì il ruolo di responsabile del settore tecnico della Figc. Se ne andò dopo che il suo monumentale programma (di quasi 900 pagine) per rinnovare il calcio dalle fondamenta non fu preso in considerazione da nessuno. Difficile che oggi, in un contesto in cui ancora di più i calendari sono saturi e frutto di interessi maggiori, anche un Baggio o un Maldini possano far saltare il banco.
L’altro nodo da sciogliere, dopo il numero uno della Federcalcio, sarà il nuovo commissario tecnico della Nazionale. Assodato che anche Gattuso saluterà la compagnia, l’intenzione pare sia quella di mettere un big alla guida degli azzurri. Sulla lista ci sarebbero almeno quattro profili: Antonio Conte, Roberto Mancini, Simone Inzaghi e Massimiliano Allegri, sempre che si creino i presupposti per un loro addio ai rispettivi club. Poco probabile la soluzione straniera (Guardiola o Fabregas).
Al di là però dei nomi restano sul tappeto questioni strutturali. La Bosnia ha rilanciato discussioni ormai in voga da anni, come gli impianti obsoleti, l’attenzione ai vivai o la maggiore titolarità per i giovani talenti italiani. Tutti spunti utili per riflettere e correre ai ripari senza però farne l’unica spiegazione plausibile per il fallimento. Perché anche il tetto per i giocatori stranieri (da cui il calcio potrebbe prendere esempio da basket e volley) non esiste nei maggiori campionati europei. E senza volere assolverci ma nemmeno deprimerci è utile ricordare che il processo di qualificazione al Mondiale a 48 squadre è diventato più complesso per le squadre europee. Così come non si può ignorare che solo cinque anni fa ci siamo laureati campioni d’Europa. Piuttosto occorre ripartire dalla funzione formativa, dalla capacità dello sport di essere scuola di vita prima che competizione. Solo così l’ennesima amarezza calcistica può diventare davvero occasione di rinascita.

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