Da emergenza a condizione: in Italia la povertà è diventata “cronica”
Nel 2025 la rete Caritas ha accompagnato 282.539 persone, il 48% in più rispetto a dieci anni fa. La condizione di disagio non è più termporanea. In crescita lavoro povero e difficoltà abitativa

Mai così tanti poveri e così a lungo. Eppure, vista da vicino, la povertà pare diventata normale per troppe persone. Colpisce soprattutto famiglie e persone anziane che spesso non possono curarsi e sono rimaste intrappolate nella solitudine. Lavorare per una quota crescente non basta più per sopravvivere. Il popolo che nel 2025 ha bussato alle porte delle Caritas, stando ai dati raccolti dalla rete dei centri di ascolto, dei servizi e delle opere ha un volto ormai definito dopo un quarto del nuovo secolo. Lo conferma il Report statistico nazionale 2026 sulla povertà di Caritas Italiana presentato oggi a Roma, un atteso spaccato per leggere e approfondire dal basso le fragilità del tessuto sociale. Lo studio, curato da Federica De Lauso e Walter Nanni del Servizio studi di Caritas Italiana, sottolinea come la povertà tenda ad assumere i contorni inquietanti di una “strutturale normalità” radicata nella vita di molte famiglie. Nel 2025 la rete Caritas in Italia ha accompagnato 282.539 persone, cifra che corrisponde ad altrettanti nuclei familiari. La crescita delle persone sostenute dalla rete Caritas è dell’1,7% rispetto al 2024, più contenuta rispetto al passato, ma senza una reale attenuazione delle difficoltà sociali. Nulla è cambiato, commentano gli autori, rispetto al 2019, anno pre-pandemia, e in dieci anni dal 2015 al 2025 il numero di persone accompagnate è cresciuto del 48%. Il 56,7% è di nazionalità straniera, il 41,6% di cittadinanza italiana, il resto sono apolidi. Complessivamente l’aiuto della rete Caritas ha raggiunto circa il 6 per mille dei nuclei familiari residenti in Italia e circa il 12% delle famiglie in povertà assoluta. Dal punto di vista statistico resta stabile la quota di persone a rischio di povertà (18,6% dal 18,9%), mentre cresce dal 4,6% al 5,2% quella di chi vive in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale. A rendere vulnerabili le famiglie è soprattutto la progressiva erosione del potere d’acquisto dei salari dovuta all’inflazione, trainata in larga misura dall’aumento dei prezzi dell’energia.
Le famiglie con figli minori continuano a rappresentare la maggioranza (il 52%) dei bisognosi e le persone incontrate permangono in questa condizione sempre più a lungo. Diminuisce invece la quota di nuovi poveri, attestandosi al 37,6%. L’incremento di povertà più consistente dell’ultimo decennio si registra nel Nord Italia (+61,8). Le tendenze più significative segnalate dai territori vedono in cima l’aumento degli anziani poveri. In dieci anni il numero degli over 65 incontrati dalla rete Caritas è infatti cresciuto del 191%. Il nodo da sciogliere è quello tra povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale. Accanto all’invecchiamento, meno evidente, cresce la solitudine, male del nostro tempo. Nello stesso periodo le persone sole sono cresciute dal 23,8% al 32,9% per lutti o separazioni. “La povertà- sostengono i curatori del rapporto - si mostra sempre più come progressivo assottigliarsi dei legami, delle relazioni di prossimità e delle possibilità di venire accompagnati nei momenti di maggiore difficoltà”.
Il Report evidenzia anche la crescita dei bisogni sanitari (+69%). La situazione appare più critica nel caso della sofferenza mentale, dove la percentuale di chi chiede aiuto sale all’80%. E la presenza sempre più rilevante dei lavoratori poveri. Se quasi metà (48%) degli assistiti è disoccupata, il 24% dispone di un’occupazione che non garantisce risorse sufficienti per vivere con dignità. Dieci anni fa il fenomeno si attestava al 13,3%. Nelle fasce centrali di età, il dato raggiunge picchi del 31%. L’abitare continua a rappresentare uno snodo delicato, non solo per gli oltre 24mila incontrati, ma anche per le crescenti difficoltà legate ad affitti, utenze, spese ordinarie, condizioni precarie o inadeguate. Alla presentazione ha partecipato il nuovo presidente dell’organismo pastorale della Cei, l’arcivescovo di Matera-Irsina e vescovo di Tricarico Benoni Ambarus, che ha sottolineato il valore ecclesiale del rapporto e la responsabilità delle comunità cristiane: “La povertà è sempre un interrogativo che interpella anzitutto la Chiesa, il suo modo di stare dentro la storia, la sua capacità di farsi prossima alle persone e ai territori più fragili. I dati raccolti dalla rete Caritas nascono dall’ascolto quotidiano e ci chiedono di essere comunità più attente, capaci di riconoscere le ferite, custodire i legami e non lasciare sole le persone”.
Nelle sue conclusioni il direttore di Caritas italiana don Marco Pagniello ha dichiarato che “i dati offrono un importante contributo per definire la povertà, ma è importante che aiutino soprattutto ad orientare le nostre scelte. Per Caritas il Report statistico è infatti uno strumento per animare le comunità, aiutare i territori a leggere ciò che cambia e sollecitare politiche più giuste e lungimiranti. Di fronte a povertà sempre più croniche, solitudini crescenti, lavoro povero e difficoltà abitative occorre costruire percorsi, alleanze e responsabilità condivise”. I dati confermano infine la natura multidimensionale della povertà: nel 2025 oltre la metà delle persone accompagnate cumula almeno due ambiti di bisogno, un terzo circa tre o più. E in diverse aree l’unica risposta resta ancora quella della Caritas.
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