È morto Umberto Bossi: inventò la Lega e diede voce all'autonomia
di Matteo Marcelli, Roma
Il fondatore della Lega aveva 84 anni, da tempo si era ritirato a casa per i problemi di salute che lo affliggevano

Umberto Bossi è morto oggi a 84 anni. La notizia è arrivata pochi minuti prima delle 21. Il Senatur si è spento mezz’ora prima all'ospedale di Circolo di Varese, dove era stato ricoverato da mercoledì in terapia intensiva e in condizioni apparse subito critiche. Era malato da tempo e da mesi fuggiva le occasioni pubbliche. Tanto che già ad agosto del 2024 era circolata una fake news sulla sua dipartita, prontamente smentita dalla famiglia, con l’assicurazione che l’attività del padre continuava come sempre, pur con gli impedimenti e le difficoltà del caso. Solo tre giorni fa, in occasione della festa di San Patrizio, aveva trovato il tempo di scrivere un pensiero di auguri dedicato «a tutti gli irlandesi», un popolo che ha sempre ammirato «per l'attaccamento alla sua terra, alla sua storia e alla sua identità».
Neanche l’ictus che lo colpì nel 2004 era riuscito a togliergli l’energia che lo ha sempre contraddistinto, nel bene e nel male, nella volgarità, ma anche nella coerenza. Avanguardista del politicamente scorretto. Anche nel 2022 fu ricoverato, allora fu per un’ulcera gastrica. Gli bastò un giorno di terapia intensiva per venirne fuori. Uomo di eccessi verbali, ma anche di passione, che il figlio Renzo testimonia nelle brevi dichiarazioni a caldo: «È stato fedele fino all’ultimo ai suoi ideali. Amore profondo per la libertà e per la nostra terra».
Nel 2024 era tornato a farsi sentire, parlando della sua Lega, che però, per come la intendeva lui, non c’era più. Quella di Matteo Salvini non lo rappresentava, lo disse al telefono Paolo Grimoldi, già parlamentare e segretario della Lega lombarda: «Fai sapere in giro che io voto Reguzzoni». Cioè un candidato indipendente di Forza Italia. Forse un ultimo omaggio a Silvio Berlusconi, artefice dell’approdo del Carroccio al Governo, altro protagonista indiscusso della politica italiana degli ultimi trent’anni e assieme al quale costruì il centrodestra portando il bipolarismo nel Paese. Un’ossatura che regge ancora oggi con l’esecutivo Meloni a Palazzo Chigi. Antonio Tajani lo ricorda bene e lo riconosce nel post scritto poco dopo la notizia della sua morte: «Con tutta FI piango la scomparsa di Umberto Bossi, leader storico e fondatore della Lega. Grande amico di Berlusconi, politico di grande intelligenza, è stato un protagonista di primo piano del cambiamento in Italia. Alla sua famiglia un grande abbraccio ed una preghiera perché riposi in pace».
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella lo ricorda come «un leader politico appassionato e un sincero democratico». Anche Giorgia Meloni cita «la sua passione politica», che «ha segnato una fase importante della storia italiana e ha dato un fondamentale apporto alla formazione del primo centrodestra». Poi si stringe nel dolore «alla sua famiglia e alla sua comunità politica». Il messaggio di Salvini tarda, ma arriva una nota ufficiale del partito: «L'intera comunità della Lega è profondamente scossa e addolorata per la scomparsa del fondatore Umberto Bossi e si stringe con affetto e commozione ai suoi familiari. Tutti gli appuntamenti previsti per domani sono annullati». Lo stesso segretario cancella gli impegni a parte per Milano.
«È arrivata una notizia che non avremmo mai voluto sentire. Nel giorno della Festa del Papà è venuto a mancare il padre della Lega, per me un padre politico. La scomparsa di Umberto Bossi mi riempie di un dolore profondo e lacerante», dice il presidente della Camera Lorenzo Fontana. Il “collega” del Senato, Ignazio La Russa, gli fa eco poco dopo: «Con la scomparsa di Umberto Bossi perdo un amico, un pezzo della nostra storia politica. Non molto tempo fa lo avevo sentito e gli avevo promesso che sarei andato a trovarlo».
Addolorato anche il ministro leghista per gli Affari regionali, di Roberto Calderoli: «Per me è stato veramente un secondo padre, da un punto di vista umano e poi da un punto di vista politico. E da ministro, oggi, voglio portare fino in fondo il suo più importante lascito politico: l'autonomia per i territori».
Non manca il tributo degli avversari, a partire dalle «condoglianze» della segretaria del Pd Elly Schlein. «Uno dei protagonisti più rilevanti, nel bene e nel male, della politica italiana degli ultimi trent'anni. Sia per chi lo ha amato, sia per chi lo ha avversato Bossi è stato un pezzo di storia repubblicana», nota Matteo Renzi. «Ha segnato la storia politica dell'Italia - dichiara Angelo Bonelli, di Avs - . Pur nella distanza politica, ne riconosco il ruolo nella storia istituzionale italiana e l'impegno profuso per il suo partito. Un pensiero alla famiglia e ai suoi cari».
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