Dietro le sbarre mai così tanti detenuti. E il piano "svuota-carceri" non parte
di Fulvio Fulvi
Ad agosto in cella superata quota 65mila persone, con un incremento di 868 persone rispetto a luglio. Sovraffollamento in diversi istituti ormai oltre il 200%. Nel mese scorso altri 7 suicidi. Le risorse per trasferire i reclusi nelle comunità non ci sono: eppure sarebbero 20mila i soggetti che potrebbero beneficiarne

Situazione sempre più critica nelle carceri italiane, dove nell’ultimo mese il sovraffollamento è cresciuto fino a raggiungere il 142,1%: percentuale mai così alta. In particolare, secondo i dati diffusi dal ministero della Giustizia, i detenuti presenti al 31 agosto erano 65.661, con un aumento di 868 rispetto a luglio. Con questa cifra, oltre alla soglia dei 65mila è stata superata anche la media di incremento mensile delle presenze, che negli ultimi anni si è attestata su circa 300 unità. Numeri sempre in costante, e preoccupante, salita e condizioni di vita insopportabili dietro le sbarre. Aumentano i gesti di rivolta, le aggressioni e gli atti di autolesionismo. Va tenuto conto, infatti, che la capienza regolamentare nei 189 istituti di pena italiani è di 51.220 posti mentre quella effettiva (al netto cioè delle brande soppresse momentaneamente per lavori nelle strutture edilizie o a causa di riorganizzazioni logistiche) ammonta a 46.193 (150 in meno rispetto al precedente rilevamento): sono 19.468, dunque, i reclusi che oggi eccedono la disponibilità reale dei posti. Nel totale dei detenuti presenti, gli stranieri sono 20.674 (371 in più rispetto a luglio) mentre i condannati definitivi risultano invece 49.698 (tutti gli altri sono in attesa ancora di una sentenza o dell’esito di un ricorso).
«Siamo ormai ai livelli che costarono all’Italia la condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo nella stagione 2010-2013. Il tetto massimo all’epoca fu di 68.258 presenze a cui, a questi ritmi e senza interventi realmente decongestionanti, si arriverà presumibilmente a breve», commenta Patrizio Gonnella, presidente di Antigone.
E, purtroppo, l’allarme riguarda anche i suicidi: solo in agosto ce sono stati 7 (gli ultimi due domenica scorsa, uno a Parma, dove un tunisino ha tentato il suicidio ed è morto qualche giorno dopo, e uno nella Casa circondariale di Biella dove un egiziano di 23 anni si è impiccato con le garze che gli erano state applicate per medicare delle ferite). Il totale dei detenuti che si sono tolti la vita dall’inizio dell’anno è di 42 (dati Ristretti Orizzonti), 106 quelli morti per altre cause, la maggior parte delle quali, da accertare. In Puglia, la regione in testa alla graduatoria del sovraffollamento, il tasso attuale è del 183,8%. E sono arrivati a 85 i penitenziari con un indice superiore al 150%, tra questi figurano Lucca (251,4%), Milano San Vittore (225,8%), Foggia (224,2%), Latina (215,6%), Brescia Canton Mombello (209,9%), Lodi (209,3%), Altamura (202%), Taranto (200,2%).
Il 21 agosto scorso è entrata in vigore la legge cosiddetta “svuota-carceri” che prevede, per chi sta scontando una pena legata alla propria condizione di dipendenza da droga o alcol, il diritto a curarsi, agli arresti domiciliari o in una comunità terapeutica anziché in una cella. Ma non ci sono ancora provvedimenti concreti, investimenti mirati, rivolti al potenziamento delle strutture alternative al carcere, del personale specializzato, all’assunzione di psicologi e assistenti sociali, educatori, medici e di altri operatori sanitari. Lo stesso ministero di via Arenula ha ammesso che le risorse stanziate per il 2026 serviranno a “spostare” dalle prigioni ai centri di accoglienza circa 500 persone detenute: ma sono oltre 20.000 i soggetti fragili che dovrebbero usufruire del provvedimento. I posti disponibili nelle comunità a tutt’oggi sono 13.000, quasi tutti già occupati da chi sta seguendo un percorso di disintossicazione e reinserimento sociale. E gli altri? Così non si incide nella riduzione del sovraffollamento. Intanto le carceri italiane rimangono una polveriera pronta ad esplodere.
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