Il padre di Davide: «Serve sicurezza, ma soprattutto più umanità. Il perdono libera»

di Salvo Cavallo
Salvo Cavallo, papà del giovane accoltellato a Milano, spiega il gesto del figlio che, in tribunale, ha abbracciato i suoi aggressori
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May 23, 2026
Il padre di Davide: «Serve sicurezza, ma soprattutto più umanità. Il perdono libera»
Lo studente 22enne Davide Cavallo aggredito a Milano, in Tribunale
Quello che abbiamo vissuto è qualcosa che nessun genitore dovrebbe mai vedere. Mio figlio Davide porterà per sempre sul corpo e nella vita le conseguenze di quella notte. L’accoltellamento gli ha causato gravissimi danni e un’invalidità permanente che cambierà ogni suo giorno futuro.
Sul piano giudiziario desidero anzitutto ringraziare le forze dell’ordine, gli investigatori e la magistratura: hanno lavorato con grande professionalità per individuare i responsabili e portare avanti un percorso giudiziario serio e rigoroso. Nutro profondo rispetto per la sentenza e per il lavoro del giudice che, valutando fatti, prove e responsabilità e applicando il Codice penale, ha emesso una decisione severa, anche come monito e deterrente affinché simili atti scellerati non si ripetano più.
Sul piano umano, però, in aula è accaduto qualcosa di molto forte. Davide ha scelto di parlare agli imputati, e loro hanno chiesto scusa con parole sincere e profonde. In quel momento ho visto mio figlio liberarsi di un peso enorme.
Il perdono non cancella il male subito, non restituisce la salute perduta e non elimina le responsabilità. Ma impedisce all’odio di continuare a distruggere altre vite e di generare altro dolore. Da padre penso naturalmente anche al futuro concreto di Davide. Le cure, l’assistenza, una casa adatta alle sue condizioni, il sostegno che servirà negli anni: tutto questo comporterà enormi sacrifici umani, psicologici ed economici. La nostra preoccupazione più grande è garantirgli una vita dignitosa anche quando noi genitori non potremo più essergli accanto.
Ma questa vicenda non può restare soltanto una storia di cronaca giudiziaria. Può e deve diventare una riflessione collettiva. La lettera di Davide è stata letta in molte scuole e ha colpito tanti giovani e adulti. Mi auguro che possa aprire un confronto serio tra ragazzi, famiglie, insegnanti e istituzioni sui motivi profondi di tanta insensata violenza: il disagio emotivo, l’incapacità di gestire le emozioni, l’isolamento, certi modelli aggressivi alimentati anche dagli algoritmi dei social e dalla cultura del branco, oltre al senso di insicurezza che si respira nelle nostre città e che spinge molti giovani a girare armati di coltelli.
Serve un vero ascolto dei giovani, ma serve anche più sicurezza concreta: più pattuglie sul territorio, più controlli e più telecamere per scoraggiare chi porta armi nelle nostre città. Dalle istituzioni nazionali fino all’ultimo agente sul territorio — che vogliamo vedere presente nelle strade — tutti devono sentire questa responsabilità, perché ciò che è successo a Davide e ai ragazzi coinvolti potrebbe accadere improvvisamente, in una notte, al figlio, al nipote, al fratello o all’amico di chiunque. Auspico che ognuno faccia la propria parte: per città più sicure, per disagi giovanili sempre più visti e ascoltati, ma soprattutto per cuori più pieni di umanità. Davide sta lasciando orme di un’umanità dimenticata, e da padre non posso che esserne immensamente grato e felice.
Salvo Cavallo
Mercoledì il tribunale di Milano ha condannato i due aggressori maggiorenni di Davide Cavallo, lo studente 22enne rapinato di una banconota da 50 euro, accoltellato e ferito gravemente (ha subito una lesione permanente al midollo) il 12 ottobre scorso in corso Como, in centro a Milano: 20 anni per tentato omicidio ad Alessandro Chiani, 19enne considerato l’autore dell’accoltellamento e dieci mesi per omissione di soccorso al suo coetaneo Ahmed Atia. Del gruppo fanno parte anche tre minori italiani che dovranno essere processati. Una vicenda che ha colpito, anche per la severità della sentenza (20 anni in abbreviato) ma soprattutto per l’abbraccio in aula tra vittima e aggressori, così come aveva colpito la lettera di Davide, che pur non nascondendo niente di ciò che ha dovuto subire, dice di non odiare e di provare compassione per i suoi aggressori. Uno di loro, Atia, gli ha scritto a sua volta, ammettendo che al suo posto non avrebbe avuto la forza di perdonare chi gli ha fatto del male. Oggi pubblichiamo la lettera del padre, Salvo Cavallo, in cui vuol fare una riflessione: «Il perdono - scrive - non cancella il male subito, non restituisce la salute e non elimina le responsabilità, ma impedisce all’odio di distruggere altre vite».

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