Avvistamenti, incontri ravvicinati e (rare) aggressioni: ma al lupo dobbiamo stare attenti?

Imbattersi nei lupi, anche vicino ai centri abitati, è sempre più frequente. È giusto averne paura? E come comportarsi? Ne abbiamo parlato con l'esperto Gianluca Damiani, che li conosce e li fotografa da sempre. Scoprendo che il loro comportamento dipende molto dal nostro (e dall'insediamento degli umani nei loro habitat naturali)
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August 21, 2026
Un lupo
Dal 2017 al 2024 le aggressioni di un lupo all'uomo, mai mortali, sono state solo 19 / FOTO DI GIANLUCA DAMIANI
«Da quando è specie protetta e l’uomo si è insediato anche nei suoi habitat, i contatti tra lupo e uomo non sono più una assoluta eccezione». Commenta così gli avvistamenti delle ultime settimane Gianluca Damiani, naturalista e fotografo, autore del progetto editoriale “Storie di lupi” e di un libro omonimo edito da Obiettivo Mediterraneo. Solo nel mese di agosto, infatti, le segnalazioni sembrano essersi moltiplicate: in città, lungo le strade e nelle fattorie. A Sant’Anna di Boves, in provincia di Cuneo, lo scorso 10 agosto alcuni lupi hanno ucciso sette pecore in una fattoria. Nel Lodigiano cinque esemplari sono stati avvistati mentre attraversavano una strada provinciale, a poche ore dal ritrovamento di un animale sbranato in un allevamento nelle vicinanze. E ancora: a Riccione la presenza in città di un lupo ha imposto ieri la chiusura anticipata di tre parchi, firmata dalla sindaca Daniela Angelini. Il caso più preoccupante è stato segnalato in provincia di Bari, dove un canide ha aggredito tre bambini, ora fuori pericolo, tra il 4 e il 15 agosto. Ma quanta paura dobbiamo avere? «Sono casi degni di attenzione ma sporadici – rassicura Damiani –. Il lupo non è naturalmente un predatore dell’uomo». Ancora non è chiara l’entità della minaccia canide che preoccupa i residenti di Noicattaro, in provincia di Bari. Non sappiamo se si tratta di un lupo o di quello che gli esperti definiscono “ibrido”. Di certo c’è che un canide, avvistato nel territorio del Comune, è ritenuto responsabile di tutte e tre le aggressioni ai danni dei minori. E che martedì 18 agosto la regione Puglia ha autorizzato la cattura dell’animale, specificando «la necessità di intervenire con la massima urgenza alla rimozione dell’animale». «Si tratta comunque di episodi assolutamente isolati – spiega Damiani –. In genere, sono animali elusivi che stanno lontani dall’uomo».
I numeri lo confermano: tra il 2017 e il 2024 l’Ispra ha registrato solamente 19 aggressioni non mortali di lupi ai danni di uomini, undici delle quali riconducibili a un solo esemplare a Vasto, in provincia di Chieti. Gli avvistamenti degli ultimi giorni sono piuttosto il sintomo che i lupi, o gli “ibridi”, hanno preso confidenza con le città e i loro cittadini. «Negli ultimi anni il lupo non è più cacciato o cacciabile – puntualizza Damiani –. Quindi ha imparato anche a temere meno l’uomo». Non solo: l’insediamento dell’uomo in molti degli habitat naturali del lupo ha innescato lo spostamento dell’animale in nuove aree e la sua discesa dalle montagne. «Ora abita anche nelle zone definite “sub-ottimali”, in cui naturalmente non vivrebbe – sintetizza Damiani –. E impara ad avere a che fare con l’uomo». Si abitua cioè al rumore delle macchine, alle parole degli umani e alla morfologia dei centri abitati.
Un altro scatto di Gianluca Damiani
Un altro scatto di Gianluca Damiani
«Ma le cose cambiano quando il lupo associa l’uomo al cibo», continua Damiani. Potrebbe essere questo condizionamento ad aver innescato le aggressioni a Noicattaro. In sintesi: il canide ormai lontano dal suo habitat prima si avvicina alla periferia della città, dove mangia rifiuti e, poi, inizia a nutrirsi di quello che gli lasciano i cittadini: volontariamente, quando gli viene offerto cibo «per gioco» o, involontariamente, quando trova in giro alimenti per cani domestici. «Per diversi motivi capita che l’uomo dia da mangiare al lupo, il quale inizia così ad associarlo a una fonte di cibo – commenta Damiani –. Questo è il punto di svolta: il lupo passa dall’aver paura di noi al nutrire aspettative positive sul nostro comportamento. Quando questo processo arriva all’estremo, il lupo diventa “coraggioso” e persino aggressivo pur di ottenere da mangiare».
Per questo, a fronte di incontri ormai sempre più frequenti, il primo diktat degli esperti è di «non nutrire mai i lupi». Neppure inconsapevolmente. «Mai lasciare neanche le ciotole del cibo e i rifiuti all’aperto o appesi di notte fuori dalla porta», puntualizza Damiani. Quando però l’animale è ormai vicino, «è sempre importante stare fermi e segnalare al lupo che siamo esseri umani: parlare ad alta voce, sbracciare e urlare. Lo scopo è disturbarlo il più possibile per farlo allontanare». In nessun caso la fuga è una buona idea: «Nei predatori la fuga innesca sempre il comportamento istintivo dell’inseguimento – commenta Damiani –. Dare le spalle significa stimolare il lupo a inseguirci». Poco cambia se siamo di fronte a un “ibrido”: «Le evidenze scientifiche dimostrano che non ci sono differenze nel comportamento tra un lupo e un “ibrido” – conclude Damiani –. Gran parte del comportamento di questi animali dipende dall’aver imparato, o meno, ad aver paura degli esseri umani».

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