Case e scuole inagibili, oltre 3mila sfollati. Ma sull'emergenza dei Campi Flegrei ora c'è chi specula
di Antonio Averaimo, Napoli
A un mese dall’ultima scossa sono solo 9 le famiglie rientrate nelle abitazioni sulle 1.391 evacuate. Lo scandalo degli affitti raddoppiati in tutta la zona e la paura per l'inizio delle lezioni

Sono solo nove, su un totale di 1.391, le famiglie rientrate finalmente nella propria casa dalla sera del 31 luglio scorso, quando una forte scossa di magnitudo 4.7 seminò il panico nell’area dei Campi Flegrei. Si tratta in tutto di 28 persone appartenenti alle 3.488, quasi tutte di Pozzuoli, che da quel giorno hanno dovuto lasciare la loro abitazione dichiarata inagibile. Entro questo fine settimana, altri dovrebbero ottenere il via libera al rientro, man mano che le verifiche ai danni subiti dagli edifici, condotte dai Vigili del fuoco, si avviano al termine. Stando ai dati forniti mercoledì dalla prefettura di Napoli, la gran parte degli sfollati (3.321) si trova al momento in casa di parenti o amici, 143 stanno soggiornando in alberghi, mentre 52 hanno trovato rifugio nel palazzetto dello sport di Pozzuoli. Gli edifici dichiarati inagibili sono nel complesso 215, per un totale di 1.081 unità abitative. Martedì, intanto, è arrivato il primo milione – l’intervento totale ammonterà a 5 − stanziato dalla Regione Campania proprio per le famiglie evacuate in seguito al terremoto delle settimane scorse, il più forte mai registrato da quelle parti: 800mila euro sono destinati a quelle che hanno trovato una sistemazione autonoma e 200mila a quelle ospitate in strutture alberghiere. Grazie a quei fondi, il Comune di Pozzuoli sta provvedendo a saldare le domande di contributo per autonoma sistemazione. Su 1.207 richieste, per altrettanti nuclei familiari, sono stati sbloccati già 726 pagamenti.
Ma c’è un altro fronte aperto nella città-simbolo del bradisismo – il fenomeno di sollevamento e abbassamento del suolo alla base dei ripetuti eventi sismici che avvengono nell’area dei Campi Flegrei −, a poche settimane dall’inizio dell’anno scolastico. Da giorni, tecnici e operai sono impegnati in una corsa contro il tempo per rimettere in sesto le 14 scuole puteolane che hanno riportato danni in seguito al sisma di fine luglio. Si va dai casi meno gravi a quelli più gravi, questi ultimi tali da determinare «uno stato di rischio estremamente elevato di crollo anche alla più piccola ulteriore sollecitazione». È quanto si legge nel capitolo relativo agli edifici scolastici contenuto in una relazione richiesta ai propri uffici dal sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni. Il documento, firmato da tre dirigenti comunali, suddivide gli edifici scolastici in «parzialmente utilizzabili» (otto) e «non utilizzabili» (sei). Tra i primi, ci sono anche due istituti situati a Monterusciello, quartiere sorto negli anni Ottanta del secolo scorso proprio per mettere al riparo gli abitanti di una parte della città da un’altra crisi bradisismica che mordeva in quel periodo. Mercoledì, il primo cittadino puteolano ha assicurato che tutte le scuole comunali riapriranno regolarmente per l’inizio dell’anno scolastico, il prossimo 15 settembre. Solo un plesso di un istituto comprensivo resterà chiuso per quella data: le sue classi troveranno posto nelle altre sedi della scuola. In altri due istituti resteranno inagibili invece, fino a ottobre, auditorium e palestra.
C’è poi il capitolo delle richieste provenienti dal territorio, che puntano a integrare il “decreto Campi Flegrei” varato dal governo a inizio agosto, che ha stanziato 100 milioni per la riparazione o riqualificazione delle abitazioni rese inagibili dal sisma. Il provvedimento ha anche istituito un fondo per contribuire in parte alle spese di chi decide di sistemare autonomamente la propria casa principale danneggiata e per questo sgomberata. Per quest’ultima misura, sono stati previsti circa 1,9 milioni per il 2026 e altri 4,5 milioni per il 2027. Ma dal territorio sono giunte altre sollecitazioni, tradotte negli emendamenti al decreto che saranno esaminati in una riunione convocata per oggi nella prefettura di Napoli e poi trasmessi all’esecutivo. Tra i temi più caldi sollevati dai sindaci dell’area e dai comitati dei cittadini, ci sono il caro affitti esploso dopo la scossa del 31 luglio, l’assistenza agli sfollati, un piano di aiuti alle attività commerciali e il ripristino del trasporto pubblico (colpiti, in particolare, i collegamenti marittimi con le isole del Golfo). Nell’area dei Campi Flegrei, come nella zona occidentale di Napoli e nei Comuni del litorale domitio-flegreo più vicini a Pozzuoli, è segnalata una speculazione galoppante sui canoni di locazione che punta ad approfittare del bisogno disperato di case da parte delle famiglie evacuate. Assocasa parla apertamente di prezzi raddoppiati. Nei quartieri di Napoli ovest gli affitti hanno raggiunto le cifre record di 2.500-3.000 euro al mese. Un bilocale a Varcaturo, località di mare a pochi chilometri da Pozzuoli, può arrivare a costare fino a mille euro. La rete cittadina “Pozzuoli esiste ancora” ha denunciato anche fenomeni di discriminazione verso diversi sfollati. «Molto spesso non accettano bambini, persone con disabilità e animali», spiega Raffaele Postiglione, referente della rete. «Oggi la criticità delle famiglie sgomberate è attenuata da una rete sociale e familiare, visto che la stragrande maggioranza è ospite di un amico o un parente. Ma con la fine dell’estate, il ritorno al lavoro e poi a scuola, la convivenza in abitazioni affollate sarà impossibile».
L’assessora regionale alle Politiche abitative, Claudia Pecoraro, che ha annunciato mercoledì la sospensione dei canoni di locazione per gli sfollati che vivono nelle case popolari in capo all’Acer (ex Iacp), sta pensando a «uno strumento di incentivazione per aumentare l’offerta di alloggi a canone concordato per le famiglie sfollate. L’ipotesi sulla quale stiamo lavorando – ha spiegato Pecoraro − prevede un fondo regionale, che abbiamo già individuato in circa 500mila euro, per contribuire alla copertura totale dell’Imu nei Comuni che metteranno a disposizione abitazioni attraverso contratti a canone concordato».
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