Claudette Colvin, la prima donna nera a non alzarsi sull’autobus

Nel 1955 le leggi dell’Alabama imponevano la segregazione razziale sui mezzi pubblici. Iniziò la battaglia delle donne. Lei aveva 15 anni quando si rifiutò di cedere il posto a una bianca. Ma i leader del movimento non puntarono su di lei perché era incinta e non sposata
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August 21, 2026
Claudette Colvin, la prima donna nera a non alzarsi sull’autobus
Claudette Colvin
Gerolamo Fazzini
Dopo Parigi, New York e Taipei, due anni fa anche in Italia fece tappa un’installazione digitale immersiva dal titolo Noire. La storia sconosciuta di Claudette Colvin . Era basata sull’omonimo saggio di Tania de Montaigne, pubblicato nel 2019 in Francia; un adattamento a fumetti in italiano (per Einaudi Ragazzi) è stato realizzato l’anno dopo da Émilie Plateau. Inevitabile chiedersi: chi era Claudette Colvin? Breve flash-back su un’altra donna afroamericana, anch’ella poco nota: Recy Taylor. Nel 1944 ha soltanto 24 anni. Mentre torna a casa la sera del 3 settembre, ad Abbeville, in Alabama, viene rapita da sette maschi bianchi e violentata in gruppo. Del caso si occupa Rosa Parks, sarta di professione e attivista dell’Naacp (la principale associazione per i diritti civili dei neri): documenta l’aggressione e promuove un movimento d’opinione nazionale per chiedere giustizia. Purtroppo - benché uno degli aggressori confessi il reato, facendo i nomi dei complici - il caso viene archiviato, senza alcuna condanna (solo nel 2011 lo Stato dell’Alabama porgerà le scuse per l’accaduto).
L’episodio della vita di Rosa Parks che l’ha resa famosa è, però, un altro. Primo dicembre 1955, Montgomery, sempre in Alabama. Rosa sta rientrando a casa dal lavoro a bordo di un autobus; va a sedersi nella prima fila del settore centrale, dove gli afroamericani potevano mettersi solo nel caso in cui non ci fossero passeggeri bianchi in piedi. Quando l’autobus si riempie, l’autista ordina a Rosa e ad altri tre neri di alzarsi. Lei si rifiuta di farlo e la polizia l’arresta, con l’accusa di aver violato le leggi sulla segregazione razziale: l’atto di disobbedienza civile di Parks innesca il boicottaggio degli autobus di Montgomery, iniziativa alla testa della quale si fa presto notare il giovane Martin Luther King. Scrive Enrico Deaglio ne Il Novecento sulle spalle dei giganti. Il secolo in dieci vite , fresco di stampa per Gribaudo: «Questa lotta, durata 381 giorni portò a due risultati eccezionali. Il primo fu il fallimento della Montgomery City Lines. Il secondo successo, altrettanto clamoroso fu la sentenza della Corte Suprema che dichiarò incostituzionale la segregazione razziale sui mezzi pubblici, sulla base della causa promossa dalla Naacp».
Nel giugno del 1955 – sei mesi prima di quel clamoroso evento – un’altra donna nera di Montgomery aveva alzato la voce contro l’assurda norma che discriminava le persone di colore sugli autobus. Lucille Times all’epoca aveva 34 anni: iniziò un boicottaggio personale dei trasporti pubblici della città. È morta il 16 agosto 2021, all’età di 100 anni. Un ex procuratore generale dell’Alabama ha detto di lei: «Era come un pugno di ferro in un guanto di velluto. Non si faceva mettere i piedi in testa». La diretta interessata di una cosa era profondamente convinta: «Bisogna lottare. Non si ottiene niente gratis. Ho sempre combattuto, fin da piccola». Procedendo ulteriormente a ritroso, arriviamo al 2 marzo 1955. Quel giorno una terza donna di colore si rifiutò di cedere il suo posto a una bianca su un autobus di Montgomery: Claudette Colvin, 15 anni. Rimase tenacemente seduta e fu immediatamente arrestata. «Sebbene la storia della signora Parks sia ben nota, il ruolo della signora Colvin nel boicottaggio degli autobus di Montgomery e nel più ampio movimento per i diritti civili è stato trascurato. Eppure l’importanza della sua disobbedienza quel giorno fu ampiamente riconosciuta tra i leader emergenti del movimento. La signora Colvin sarebbe poi diventata la testimone chiave nel caso storico che pose fine alla segregazione sugli autobus». Se le cose stanno come affermava il New York Times il 26 ottobre 2021, come mai Claudette Colvin continua ad essere più o meno un’illustre sconosciuta?
Invece di essere celebrata per il suo gesto, la quindicenne Claudette si ritrovò infatti emarginata dai suoi compagni di classe e ignorata dai leader della comunità. Imperterrita, nel 1956 osò sfidare nuovamente la segregazione come querelante-chiave nel caso Browder contro Gayle, la storica sentenza che abrogò le leggi sulla segregazione di Montgomery e spazzò via le basi legali del Sud segregazionista. Nel frattempo aveva scoperto di essere incinta; quando la notizia si diffuse, i leader del movimento si convinsero una volta di più d’aver fatto la “scelta giusta” non puntando su Claudette: in un’America ancora profondamente conservatrice, una ragazza madre non sposata sarebbe stata facile bersaglio per la stampa filo-segregazionista. Ha raccontato tutto questo Phillip Hoose nel 2009, pubblicando la prima biografia Claudette Colvin: Twice Toward Justice , vincitrice del National Book Award nel 2009. Il titolo fa riferimento alla doppia scelta, in entrambi i casi determinante, operata da Claudette: nel 1955 sull’autobus e l’anno dopo in tribunale. Nel volume si alternano la voce diretta della Colvin (frutto di un anno di interviste, condotte da Hoose a partire dal 2006) e capitoli dedicati alla ricostruzione del contesto storico dell’attività del movimento per i diritti civili e del modo col quale venne effettuato il boicottaggio degli autobus, ad esempio comprando decine di station wagon per far viaggiare le persone in modo “alternativo”. Hoose segnala pure come un agente di polizia l’abbia presa a calci durante l’arresto, mentre un altro l’ammanettava.
O ggi è facile definirla un’eroina dei diritti civili, ma all’epoca non accadde. Ancora il New York Times : «I leader afroamericani dell’epoca credevano che la signora Parks avrebbe avuto maggiori probabilità di ottenere la simpatia dei bianchi». La stessa Cludette dichiarò al giornale: «Mia madre mi disse: lascia che sia Rosa a farsi avanti. I bianchi non daranno fastidio a lei: ha la pelle più chiara della tua». Anni dopo, la stessa Colvin avrebbe ammesso che Parks era «la persona giusta»: più grande di età, più preparata e più conosciuta. Ciò non toglie nulla, però, al coraggio di Claudette, morta il 13 gennaio 2026 in Texas. Nel 2021, all’età di 82 anni, aveva chiesto (e ottenuto!) la cancellazione della sua fedina penale da minorenne. «Non lo faccio per me – spiegò in quella circostanza –. Ma volevo che i miei nipoti capissero che la loro nonna si è battuta per qualcosa di molto importante e che questo ha cambiato molto le nostre vite». L’eredità di Claudette non è andata perduta. Anzi: possiamo persino parlare di una rivincita tardiva di colei che ha affermato: «Quando si tratta di giustizia, non ci sono scorciatoie. Non si può indorare la pillola. Bisogna prendere posizione e dire: “Questo non è giusto”». Il 3 giugno 2025, al Chicago Opera Theater, ha debuttato She Who Dared (“Colei che osò”), opera lirica che presenta la vicenda di sette donne afroamericane del movimento per i diritti civili, tra le quali Colvin. È in lavorazione, nel frattempo, il film Spark , che – basato sulla biografia di Hoose – vedrà la giovane, emergente Saniyya Sidney impersonare proprio la quindicenne (a lungo censurata) di Montgomery.

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