Dante e il Meeting. Quel movimento che solo l’amore può dare
Il verso del poeta dà il tema all'evento: la vita non come percorso a vanvera, ma come viaggio in cui ogni legame può riflettere una dimensione più grande

Cosa fa tutta questa gente sotto il verso di un poeta, del più gran poeta, Dante? Possibile che un verso scritto più di settecento anni fa muova e legga tutta questa vita fatta da persone, opere, aggregazioni varie ? Amore che muove… È di qui che oggi parte il Meeting di Rimini. Si dice che Cl sia un movimento, così lo chiamava don Giussani, suo iniziatore e simpatico intenso santo con cui ho avuto la grazia di collaborare per anni. Movimento. La vita irrigidita è la morte. Ma ci sono vari tipi di movimento. La vita può essere intesa come un flipper, dove vai, sbatti qua e là e comunque prima o poi ti aspetta la buca. Oppure come un viaggio, misterioso, arduo, a volte pure somigliante un po’ a un flipper, ma il cui moto e la cui destinazione non sono una buca ma l’amore.
Mio nonno diceva che alle ragazze bisogna dire: «Signorina, sento del trasporto per lei». L’amore è essere trasportati. Per questo i santi, come san Francesco, o san Filippo Neri, e i toccati da un carisma con don Giussani e altri, producono un movimento che è la precisa prosecuzione di quel primo movimento di cui dice il verso di Dante.
Grazie al cristianesimo e a questi testimoni, infatti, affiora e riaffiora in chi li incontra il senso della vita non come flipper ma come viaggio, come movimento non a vanvera. Un viaggio esaltato e reso intenso e profondo dal senso della origine e del destino. Un movimento, un viaggio può essere a vanvera, può essere un mesto ghirigoro, ripassare sempre dagli stessi posti ormai scontati (e a volte fanno sembrare così la proposta cristiana). Oppure può essere una avventura. E non perché si guadano fiumi coi coccodrilli, ma perché si prova a sfuggire al morso della disperazione, dello Scontento, si sfugge al rettile velenoso dei rapporti rancorosi, e perché in ogni amore – tra amanti, sposi, familiari, amici, fratelli – si può cercare un riflesso non secondario e un fondamento grande in quell’Amor che muove il sole e le stelle. La presenza o assenza dell’amore segna profondamente la vita di tutti. La cultura degli antichi greci per cercare di indicare la proteiforme realtà dell’amore usavano ben sette parole: Eros: l’amore passionale, il desiderio, l’attrazione. Philia: l’affetto profondo, la lealtà e l’amore tra fratelli o amici. Agape: l’amore gratuito verso tutto e verso Dio. Storge: l’amore familiare, affetto tra genitori e figli. Pragma: l’amore maturo e duraturo, stabile. Ludus: l’amore giocoso e spensierato. Philautia: l’amore per se stessi. È una distinzione che resta saggia, poi però arriva il paradosso cristiano, la sua folle morte di Dio per amore, e la sua resurrezione. E così avviene l’unione (non la eliminazione) di tutte le parole in una, la più movimentata tra quelle in uso tra i latini. E Amor diviene un termine unitario che indica sia il “trasporto” di mio nonno che l’energia divina che muove il sole e le altre stelle. Significa che l’esperienza amorosa non può essere letta a compartimenti stagni. Non se ne possono negare i sette diversi volti e però nemmeno il legame con il Volto più grande dell’amore. Uno dei valori di questa edizione del Meeting è di riproporre un parlar d’amore che non sia quello da tv del pomeriggio o delle canzonette mielose. I poeti cristiani han sempre parlato d’amore, da Dante a Petrarca a Ungaretti ai contemporanei, e contribuiscono a rompere rigiditâ, a illuminare legami, a non scandalizzarsi, a non condannare anche mentre chierici e moralisti la facevano lunga e pesante su certe cose. Il verso di Dante indica cosa muove tutto in tutto. Non ricacciate l’amore solo in cielo.
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