Dante e il Meeting. Quel movimento che solo l’amore può dare

Il verso del poeta dà il tema all'evento: la vita non come percorso a vanvera, ma come viaggio in cui ogni legame può riflettere una dimensione più grande
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August 21, 2026
Dante e il Meeting. Quel movimento che solo l’amore può dare
/Foto Icp
Cosa fa tutta questa gente sotto il verso di un poeta, del più gran poeta, Dante? Possibile che un verso scritto più di settecento anni fa muova e legga tutta questa vita fatta da persone, opere, aggregazioni varie ? Amore che muove… È di qui che oggi parte il Meeting di Rimini. Si dice che Cl sia un movimento, così lo chiamava don Giussani, suo iniziatore e simpatico intenso santo con cui ho avuto la grazia di collaborare per anni. Movimento. La vita irrigidita è la morte. Ma ci sono vari tipi di movimento. La vita può essere intesa come un flipper, dove vai, sbatti qua e là e comunque prima o poi ti aspetta la buca. Oppure come un viaggio, misterioso, arduo, a volte pure somigliante un po’ a un flipper, ma il cui moto e la cui destinazione non sono una buca ma l’amore.
Mio nonno diceva che alle ragazze bisogna dire: «Signorina, sento del trasporto per lei». L’amore è essere trasportati. Per questo i santi, come san Francesco, o san Filippo Neri, e i toccati da un carisma con don Giussani e altri, producono un movimento che è la precisa prosecuzione di quel primo movimento di cui dice il verso di Dante.
Grazie al cristianesimo e a questi testimoni, infatti, affiora e riaffiora in chi li incontra il senso della vita non come flipper ma come viaggio, come movimento non a vanvera. Un viaggio esaltato e reso intenso e profondo dal senso della origine e del destino. Un movimento, un viaggio può essere a vanvera, può essere un mesto ghirigoro, ripassare sempre dagli stessi posti ormai scontati (e a volte fanno sembrare così la proposta cristiana). Oppure può essere una avventura. E non perché si guadano fiumi coi coccodrilli, ma perché si prova a sfuggire al morso della disperazione, dello Scontento, si sfugge al rettile velenoso dei rapporti rancorosi, e perché in ogni amore – tra amanti, sposi, familiari, amici, fratelli – si può cercare un riflesso non secondario e un fondamento grande in quell’Amor che muove il sole e le stelle. La presenza o assenza dell’amore segna profondamente la vita di tutti. La cultura degli antichi greci per cercare di indicare la proteiforme realtà dell’amore usavano ben sette parole: Eros: l’amore passionale, il desiderio, l’attrazione. Philia: l’affetto profondo, la lealtà e l’amore tra fratelli o amici. Agape: l’amore gratuito verso tutto e verso Dio. Storge: l’amore familiare, affetto tra genitori e figli. Pragma: l’amore maturo e duraturo, stabile. Ludus: l’amore giocoso e spensierato. Philautia: l’amore per se stessi. È una distinzione che resta saggia, poi però arriva il paradosso cristiano, la sua folle morte di Dio per amore, e la sua resurrezione. E così avviene l’unione (non la eliminazione) di tutte le parole in una, la più movimentata tra quelle in uso tra i latini. E Amor diviene un termine unitario che indica sia il “trasporto” di mio nonno che l’energia divina che muove il sole e le altre stelle. Significa che l’esperienza amorosa non può essere letta a compartimenti stagni. Non se ne possono negare i sette diversi volti e però nemmeno il legame con il Volto più grande dell’amore. Uno dei valori di questa edizione del Meeting è di riproporre un parlar d’amore che non sia quello da tv del pomeriggio o delle canzonette mielose. I poeti cristiani han sempre parlato d’amore, da Dante a Petrarca a Ungaretti ai contemporanei, e contribuiscono a rompere rigiditâ, a illuminare legami, a non scandalizzarsi, a non condannare anche mentre chierici e moralisti la facevano lunga e pesante su certe cose. Il verso di Dante indica cosa muove tutto in tutto. Non ricacciate l’amore solo in cielo.

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