Tecnologia, etica e Costituzione. Il valore
della dignità

La Chiesa avverte il dovere di affrontare questa sfida antropologica con un processo sviluppato in tre linee guida: Tre le linee guida indicate: etica della tecnologia, centralità della persona e solidarietà digitale. Il progresso deve essere orientato, restare al servizio dell’uomo e non creare nuove forme di emarginazione e disuguaglianza
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August 21, 2026
Tecnologia, etica e Costituzione. Il valore
della dignità
Il Quirinale illuminato per la Festa della Repubblica /Imagoeconomica
«L’Italia è una Repubblica fondata sul rispetto della dignità umana, sull’uguaglianza sociale e sul lavoro». Se oggi dovessimo riscrivere l’articolo 1 della Costituzione, si potrebbe rendere esplicito ciò che già vi è implicitamente contenuto ovvero che si ispira al riconoscimento della centralità della persona, secondo un principio personalista che affonda le radici tanto nella tradizione filosofica laica quanto in quella cristiana. La dignità umana dovrebbe rappresentare un valore – sacro - assoluto, irriducibile e inviolabile. Ma è ancora così?
Durante la visita a Pavia, il Papa ha richiamato esplicitamente la Costituzione italiana, sottolineando come la dignità della persona e i valori della solidarietà costituiscano un patrimonio condiviso sia dalla dottrina sociale della Chiesa sia dall’ordinamento repubblicano fondato sul legame inscindibile tra persona e comunità. I principi costituzionali sono un riflesso dei valori cristiani dell’accoglienza e della cura in cui vive la dignità di ogni vita umana.
L’ intervento ha offerto spunti per una riflessione generale sulla centralità della persona, intrecciando la dimensione spirituale con le radici civili e costituzionali. Principi che dovrebbero essere scolpiti nella pietra, sottratti alle contingenze del tempo e capaci di orientare ogni scelta politica, comunitaria e personale. Dovrebbero, appunto. Perché nel terzo millennio il rischio che ciò non avvenga è sempre più concreto.
L’Intelligenza artificiale, i big data, i social media, l’automazione e la realtà virtuale stanno mutando il modo in cui pensiamo, comunichiamo e viviamo. Come ogni grande innovazione, questa rivoluzione offre opportunità e rischi significativi: la perdita della privacy, la manipolazione delle coscienze, la disoccupazione tecnologica e la debilitazione delle istituzioni democratiche. La domanda cruciale è allora: come evitare che la forza della tecnologia venga utilizzata per ridurre la nostra originalità e libertà ? Come impedire che l’algoritmo sia utilizzato per sostituire la coscienza e l’efficienza prevalga sulla compassione? Sono processi trasversali che stanno imprimendo un’accelerazione violenta ai cambiamenti sociali. Se la rivoluzione industriale trasformò il lavoro e l’organizzazione sociale, la rivoluzione digitale favorisce una radicale ridefinizione delle relazioni umane, della politica, della cultura e dell’economia.
Leone XIV ha scelto di porsi idealmente in continuità con il pensiero della Rerum novarum , consapevole che il suo pontificato sarà chiamato a confrontarsi con la nuova questione sociale nel tempo dell’IA. La dignità della persona costituisce il nucleo dell’enciclica Magnifica humanitas .
La Chiesa avverte il dovere di affrontare questa sfida antropologica con un processo sviluppato in tre linee guida. La prima riguarda l’etica della tecnologia: non tutto ciò che è tecnicamente possibile è anche moralmente accettabile. È necessario un discernimento costante affinché il digitale non si trasformi in una nuova forma di dominio. Ciò comporta anche che sia legittimo e talvolta doveroso “rallentare” i processi di innovazione tecnologica, per permettere alle comunità umane e ai decisori politici di orientare tali processi nella giusta direzione. La seconda è la centralità della persona: la tecnologia deve essere al servizio dell’uomo e non viceversa. Il lavoro, la famiglia e la comunità non possono essere sacrificati alla logica dell’iperconnessione e della prestazione permanente. La terza direttrice è la solidarietà digitale: il divario tra chi ha accesso alle tecnologie e chi ne resta escluso rischia di generare nuove forme di emarginazione e disuguaglianza.
Come scritto nella Magnifica humanitas , «le cosiddette intelligenze artificiali non vivono un’esperienza, non possiedono un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale». Perciò anche se sono capaci persino di «imitare artificialmente una relazione di cura o di accompagnamento» non sono in grado di stabilire vere relazioni basate sulla «capacità di riconoscere l’altro come volto e non come funzione». Attraverso la rivoluzione digitale il liberismo economico globale spinge verso una deriva ove l’essere umano rischia di diventare un mero strumento. Processi che alimentano disintermediazione, disuguaglianze e nuove forme di angoscia. Le persone sono sempre più sole e disorientate, anche a causa della dissoluzione di quelle tradizioni e appartenenze che hanno rappresentato i loro punti di riferimento. Un disagio profondo che costituisce un terreno che fa crescere la diffusione dell’odio, violenze e guerre.
La tecnica vive una trasformazione radicale: da mezzo al servizio di uno sviluppo per tutti a strumento per concentrare ricchezze illimitate nelle mani di pochi. Un capitalismo sempre più predatorio, che erode i legami sociali e impoverisce la civiltà. Indifferente alle conseguenze che produce sui diritti umani e lontano da quella funzione sociale della proprietà già richiamata dalla Rerum novarum e divenuta un cardine della dottrina sociale della Chiesa.
In questo contesto generale torna la concezione hobbesiana dell’esistenza, sintetizzata nella celebre espressione homo homini lupus : una visione dell’uomo dominata dall’egoismo e dalla competizione, nella quale si dissolvono i riferimenti etici e morali condivisi. Mors tua vita mea torna così ad affermarsi come il criterio regolatore dei rapporti umani, sociali, politici e internazionali. La legge del più forte pare tornare come unico strumento per regolare le controversie geopolitiche a scapito della vita, sempre più considerata variabile sacrificabile sull’altare della supremazia delle grandi potenze. Gaza oggi è il drammatico simbolo della ferocia che calpesta la dignità umana. Ma non è certo l’unico esempio di questa ferocia. Le organizzazioni internazionali nate per promuovere la pace e la sicurezza globale, a partire dall’Onu, appaiono oggi indebolite e impotenti. Gli Stati Uniti, storicamente promotori di principi di libertà e uguaglianza, sembrano prendere le distanze da quei valori che ne hanno ispirato la nascita e l’identità. In occasione degli 80 anni della Costituzione il presidente Sergio Mattarella ha esortato: «Fate che il volto della Repubblica sia un volto umano». Questa è la via per non tornare al tempo delle pietre e clave.

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