Ora i russi devono fare la coda per la benzina
La carenza di carburante è un effetto degli attacchi ucraini sulle infrastrutture energetiche. A distributori "indipendenti" si possono riempire taniche pagando il triplo del prezzo ufficiale

«Addirittura alle 23 c’erano solo alcune aree di servizio aperte in periferia, mentre nella regione di Mosca già si nota chiaramente che ci sono problemi di approvvigionamento». Maksim ha appena fatto un giro in automobile per rifornirsi. All’inizio di luglio, per lui e la sua famiglia, era stata un’odissea tornare nella capitale dalla regione del Volga. A Cebossary, che dista 700 chilometri dalla capitale, aveva fatto code chilometriche per una trentina di litri di benzina. Poi, armatosi di taniche, le aveva riempite pagando al litro tre volte il prezzo ufficiale ai distributori “indipendenti”. Una decina di regioni hanno reso noto di avere difficoltà. A Sochi, il sindaco della “Rimini del Mar Nero”, ha invitato i concittadini a usare i mezzi pubblici. «Più ci si avvicina alla città, meno si trova benzina», racconta una testimone a Rbk, il canale degli imprenditori. «Comprate solo quanto vi serve realmente, per evitare di accrescere la tensione», è l’invito delle autorità cittadine. La seconda ondata di crisi di carburante di questa estate tribolata è già qui. La prima è stata superata con l’acquisto di enormi quantità di benzina dalla Bielorussia, dal Kazakistan e dall’India. Quelle fornite dai produttori di New Delhi sono, però, da giorni ferme nel porto di Murmansk perché gli importatori non riescono a mettersi d’accordo sul prezzo finale al litro. Gli indiani pretendono il doppio rispetto a quanto i russi sono disposti a pagare.
Adesso la crisi tocca anche il gasolio. In tante aree di servizio non ce n’è proprio. Immense quantità sono riservate agli agricoltori per i raccolti e ai servizi di Stato. «È una crisi stagionale», tentano in televisione di minimizzare gli esperti. «La maggiore richiesta – spiegano – è dovuta al periodo estivo, quando la popolazione viaggia di più per le vacanze. A settembre tutto tornerà alla normalità, come sempre. Certo, esistono delle difficoltà di rete». In numerose regioni è stata vietata la vendita delle taniche. Il governo federale ha comunque ripetuto che, fino alla fine dell’anno, resterà in vigore il blocco all’export di benzina e di gasolio. La crisi, pertanto, si ripercuoterà anche sull’Asia centrale ex sovietica, pesantemente dipendente dalle importazioni di carburante dalla Russia.
Proseguendo la loro opera di demolizione delle infrastrutture energetiche, i droni di Kiev hanno colpito duramente ovunque nella zona europea e in Siberia. Qualsiasi raffineria all’interno del raggio di duemila chilometri dal confine ucraino è in pericolo. Alcune sono state colpite più volte con una precisione chirurgica. Il porto di Novorossijsk è rimasto fermo per giorni dopo un attacco che ha compreso anche il terminal petrolifero proveniente dal Caspio e di proprietà del Kazakistan. Alcune navi commerciali sono state addirittura costrette a prendere il largo per evitare danni.
La prima crisi della benzina è stata superata anche grazie all’abbassamento della qualità del carburante in vendita nelle aree di servizio: da Euro 5 a Euro 2 o Euro 3. «Per le vetture con più di 15 anni – chiarisce un meccanico specialista – non ci sono problemi, ma se si è proprietari di un’automobile nuova si rischia di rovinare il motore abbassando la qualità della benzina». Ogni 5mila chilometri è meglio fare una revisione, consigliano altri esperti. Da più parti si sono levate denunce di presenza di acqua o di altre sostanze non precisate nei carburanti messi in vendita. Vecchi trucchi sovietici che mal si addicono alla nuova realtà russa.
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