«Così aspettiamo il Papa fra San Marino, il Meeting e il mare di Rimini»

di Giacomo Gambassi e Andrea Galli
Sabato il Pontefice in Romagna. E' la sesta visita pastorale in Italia. La mattinata sul monte Titano. Nel pomeriggio lungo la costa. Parlano i due vescovi
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August 21, 2026
«Così aspettiamo il Papa fra San Marino, il Meeting e il mare di Rimini»
Papa Leone XIV fra i pellegrini / VATICAN MEDIA
Tre tappe, più una in forma privata. Leone XIV sarà domani sabato 22 luglio in Romagna per la sua sesta visita pastorale in Italia. Una giornata che inizierà sul monte Titano nella Repubblica di San Marino, la più antica ancora esistente fondata dal santo di cui porta il nome. Atterraggio dell’elicottero papale alle 9. In piazza della Libertà la cerimonia di benvenuto. Poi la sosta nel Palazzo pubblico e l’incontro con i due capitanti reggenti. Dal balcone il saluto ai fedeli in piazza prima di spostarsi alle 11.45 nella Basilica per l’adorazione eucaristica e l’omaggio alle reliquie di Marino. Quindi il trasferimento a Pennabilli per la visita privata alle agostiniane del monastero di Sant’Antonio da Padova in cui più volte Prevost si era recato da priore generale dell’Ordine. Alle 15 l’ingresso alla Fiera di Rimini per l’incontro con il popolo del Meeting di Cl. Alle 17.30 l’arrivo nella Cattedrale di Rimini dove si terrà l’incontro con malati, disabili e poveri assistiti dalla Caritas. Alle 18.30 la Messa nel porto di Rimini da cui alle 20 il Papa ripartirà alla volta del Vaticano. 

Il vescovo Beneventi: «San Marino e quell’elogio del piccolo e della sana laicità. Le aree interne? Una risorsa»

Da una parte, la Repubblica di San Marino «che è stata fondata da un santo e che oggi è richiamo a vivere una sana laicità, intesa non come contrapposizione con l’elemento religioso ma come riconoscimento della presenza della fede nella storia e nella società». Dall’altra, quell’angolo fra le Marche e l’Emilia-Romagna che è il Montefeltro e che è specchio di quell’Italia «che rischia l’abbandono». È una visita nel segno della minorità la tappa di Leone XIV nella diocesi di San Marino-Montefeltro, racconta il vescovo Domenico Beneventi. Terzo Papa che domani sabato 22 luglio arriva sul monte Titano, dopo Giovanni Paolo II nel 1982 e Benedetto XVI nel 2011. Cinque ore fra San Marino - dove incontrerà i due capitani reggenti nel Palazzo pubblico, si affaccerà dal balcone in piazza della Libertà, si inginocchierà davanti al Santissimo Sacramento e alle reliquie del patrono Marino nell’omonima Basilica - e Pennabilli in cui visiterà in forma privata le religiose agostiniane del monastero di Sant’Antonio da Padova. Terra che ha come patrono anche san Leone, accanto al santo che dà il nome alla Repubblica.
il vescovo di San Marino-Montefeltro, Domenico Beneventi
il vescovo di San Marino-Montefeltro, Domenico Beneventi
«Il Pontefice si sentirà a casa - sorride il vescovo -. Ricordo ancora il giorno della sua elezione quando una delle prime chiamate che avevo ricevuto era stata proprio da San Leo. “Il Papa dovrà venire da noi”, mi diceva la gente. E poi Leone XIV ha un profondo legame con le monache di Pennabilli: quando era superiore generale dell’Ordine, è stato più volte da loro, accompagnandole anche in momenti importanti». Una visita che si inserisce nella giornata “romagnola” del Papa. Perché nel pomeriggio Leone XIV sarà a Rimini per incontrare il “popolo” del Meeting di Comunione e Liberazione e poi quello della diocesi. La sosta a San Marino nasce da un invito. «Alla vigilia dell’udienza del Papa ai capitani reggenti, lo scorso gennaio - ripercorre Beneventi - abbiamo condiviso l’idea di proporgli di visitarci. Con le autorità sammarinesi c’è un clima positivo di dialogo e collaborazione. Un progetto che ha trovato ulteriore riscontro una volta arrivato l’annuncio del Pontefice al Meeting».
Eccellenza, dopo il Principato di Monaco, il Papa si ferma in un altro piccolo Stato. Come leggere questa scelta?
«Come segno di premura verso realtà che possono apparire secondarie ma che hanno un’importanza significativa anche sul piano internazionale. I piccoli Stati sono in grado di offrire un contributo prezioso al dialogo, alla neutralità accogliente, alla ricerca della riconciliazione. Penso, quindi, che da San Marino possa levarsi un forte appello alla pace e alla fine delle guerre».
Una Repubblica con ben chiare fondamenta religiose.
«Qui abita una comunità che conserva le sue profonde radici cristiane e che si riconosce nella figura del suo fondatore. Tutto ciò testimonia che si può vivere una fede capace di incidere nel tempo e nello spazio e di contribuire al bene comune. Anche il motto della visita, “Voi siete la luce del mondo”, scelto insieme con il Consiglio pastorale e i giovani, intende ricordare come una Repubblica voluta da un santo indichi la possibilità per il cristiano di essere una presenza chiamata a illuminare, con la forza del Vangelo, la storia e il mondo, soprattutto nei momenti più complessi e nelle fragilità».
Il cuore della Repubblica di San Marino dove si fermerà Leone XIV: piazza della Libertà e il Palazzo pubblico
Il cuore della Repubblica di San Marino dove si fermerà Leone XIV: piazza della Libertà e il Palazzo pubblico
Marino ha lasciato come consegna un invito alla libertà. Che cosa significa oggi?
«Qui si può apprezzare e sperimentare un’idea della libertà che non coincide con il libero arbitrio, con il semplice “faccio ciò che voglio”. Qui la libertà è profondamente connessa al senso di comunità. Marino ha affidato alla gente una scelta di autonomia che, però, deve avere come fine il bene di tutti. È un messaggio di stringente attualità: la libertà non può prescindere dalla responsabilità. Dietro ogni opzione è necessario che ci sia la consapevolezza di appartenere a una storia e di avere cura degli altri».
La Repubblica di San Marino è la più antica ancora esistente. Quale messaggio in un momento di crisi delle democrazie?
«La grande sfida è fare in modo che la comunità non sia soltanto destinataria delle decisioni, ma ne diventi soggetto attivo. A San Marino si può vedere la bellezza e la singolarità di una sovranità esercitata attraverso la partecipazione. La comunità è chiamata a custodire il proprio territorio, le proprie tradizioni, i propri valori, ma anche ad aprirsi agli altri».
In passato la Repubblica di San Marino è stata al centro di scandali economico-finanziari. Nel Principato di Monaco il Papa ha richiamato all’uso etico della ricchezza.
«Da quando sono arrivato qui due anni fa, ho potuto vedere come, anche a partire dagli errori commessi, la popolazione abbia saputo interrogarsi sull’urgenza di una prospettiva etica. Questo ha permesso di rafforzare la credibilità dello Stato».
La visita del Papa è anche un attestato di vicinanza alle aree interne, alle quali la Chiesa italiana sta dedicando particolare attenzione?
«Le aree interne del Paese sono luoghi in cui si toccano con mano i valori della prossimità, della convivenza, della solidarietà. Il loro oblio riguarda tutti. Di fronte a quanto sta accadendo, la Chiesa è chiamata a contrastare questo ritiro sociale collaborando con le istituzioni. I piccoli borghi non vanno considerati un problema, ma un’opportunità. Sono la risposta allo smarrimento, alla dispersione, alla frammentazione che spesso caratterizzano i grandi centri».
Nella lettera con cui lei ha presentato la visita, si è rivolto ai giovani.
«I giovani sono volano per la Chiesa e per il mondo. Chiedono di essere protagonisti e non semplici spettatori. Ritengo che la sosta del Papa possa offrire la risposta anche a una delle domande che da credenti ci poniamo: come incarnare oggi il Vangelo senza subire il paradigma tecnicistico e funzionalistico? Occorre dare spazio ai giovani. Il futuro nasce dalle azioni quotidiane, dall’impegno concreto e dalla partecipazione alle decisioni che riguardano la loro vita e la loro dignità».

Il vescovo Anselmi: «Rimini, una Chiesa vivace che accoglie il Papa sul mare. Don Benzi ci ha aiutato»

Circa 600 volontari di tutte le età, 200 ministri straordinari della Comunione e altrettanti porta ombrellini, 50mila bottigliette d’acqua da distribuire gratuitamente, 500 giornalisti accreditati. I numeri che riguardano la visita e la Messa di Leone XIV domani pomeriggio 22 luglio a Rimini fanno capire da soli l’impatto che l’evento avrà sulla città e sulla diocesi. Il vescovo Nicolò Anselmi ne aggiunge uno: «Ci sarà anche un coro imponente, fatto da 650 ragazzi e accompagnato da 150 strumentisti. Si tratta dei cori delle parrocchie che canteranno insieme per il Papa. Abbiamo fatto una scelta popolare da questo punto di vista. E tutta l’organizzazione ha seguito questo criterio: anche i soldi li abbiamo raccolti in maniera popolare, non abbiamo cercato sponsor o cose di questo tipo».
Il vescovo di Rimini, Nicolò Anselmi 
Il vescovo di Rimini, Nicolò Anselmi 
La Messa al porto sarà suggestiva, ma anche molto impegnativa per la città dal punto di vista logistico. Come è stata accolta anche dagli albergatori e dagli operatori turistici?
«Sono tutti molto contenti. Certo, il problema sarà avvicinarsi, sarà la mobilità. Forse alcune persone, anche per il caldo, preferiranno accogliere il Papa lungo la strada oppure seguirlo da casa. Però l’importante è che ci saremo come comunità, anzi ci siamo già».
Il Papa come si muoverà attraverso la città?
«Uscirà dal Meeting, alla Fiera, con la macchina chiusa e arriverà fino all’Arco d’Augusto. Lì prenderà la papamobile e attraverserà la città fino alla Cattedrale. Poi salirà di nuovo sulla macchina chiusa, farà un altro pezzo di strada, arriverà sul lungomare e risalirà sulla papamobile salutando i turisti e cittadini. Ci saranno quindi due tratti con la papamobile nei quali la gente potrà vederlo bene: uno in mezzo alla città e uno sul lungomare».
Il porto di Rimini in cui il Papa presiederà la Messa che chiuderà la visita
Il porto di Rimini in cui il Papa presiederà la Messa che chiuderà la visita
Durante il tragitto il Papa passerà anche davanti a uno dei luoghi legati alla presenza di sant'Antonio di Padova a Rimini?
«Sì, passerà proprio davanti al luogo dove avvenne il miracolo».
Il miracolo della mula che si inginocchiò davanti all'Eucaristia.
«Esatto. Glielo mostrerò».
Com’è nata questa visita? È stata una conseguenza dell’appuntamento al Meeting oppure ha avuto un’origine indipendente?
«Noi avevamo chiesto a papa Francesco di venire a Rimini per il centenario della nascita di don Oreste Benzi, nel 2025. Francesco mi aveva detto quasi di sì, poi purtroppo è salito al cielo. Quando ho incontrato Leone XIV, insieme ai vescovi della Cei, gli ho subito parlato del nostro desiderio e sono state messe insieme le varie cose. Contemporaneamente c’era anche l’invito del Meeting e poi si è aggiunto quello della Repubblica di San Marino. Anche san Giovanni Paolo II, 44 anni fa, aveva fatto così: San Marino, Meeting e spiaggia. L’idea finale è stata quindi di ripercorrere quell’itinerario. Ma l’idea iniziale era quella legata a don Oreste Benzi. Sono convinto che don Oreste da lassù ci abbia aiutato».
A proposito di don Benzi, una cosa che colpisce della diocesi di Rimini sono i suoi contrasti. Avete una grande industria del turismo e del divertimento, con tutti i problemi che questa comporta anche sul piano della secolarizzazione, e una ricchezza di carismi: dalla Comunità Papa Giovanni XXIII appunto nata a Rimini, a Comunione e Liberazione, molto radicata sul territorio.
«Anche un associazionismo importante: tremila scout e l’Azione cattolica, da cui veniva il beato Alberto Marvelli».
Avete persino una presenza della Fraternità San Pio X: don Davide Pagliarani, il superiore generale, è di Rimini.
«Sì, sì».
Insomma, non vi manca niente.
«E la Comunità di San Patrignano, quindi anche presenze laiche importanti».
L'allestimento del palco per la Messa presieduta dal Papa nel porto di Rimini
L'allestimento del palco per la Messa presieduta dal Papa nel porto di Rimini
In così poco tempo, che cosa vorrebbe che il Papa riuscisse a cogliere di Rimini e della sua Chiesa?
«La vivacità. E anche la voglia di vivere, cioè di testimoniare il Vangelo. Mi sembra che il sindaco dica che in provincia arrivano circa sette milioni di turisti».
All’anno?
«Durante l’estate, in quattro mesi. È cresciuto molto il turismo fieristico, con la Fiera di Rimini. E poi Rimini è anche una città d’arte, una città romana che io non conoscevo e che invece è molto bella».
E sottovalutata da questo punto di vista.
«Adesso un po’ meno. Anche l’entroterra è molto bello. Rimini si sta riproponendo, diciamo così, in tutte queste sue forme».
Lei sembra destinato a vivere vicino al mare: prima a Genova, la sua città e diocesi di provenienza, e ora a Rimini. Quali differenze e quali tratti comuni vede tra queste due realtà e nel loro rapporto con il mare?
«Qui il turismo è molto diverso, è molto più familiare: la spiaggia e il mare basso permettono ai bambini e agli anziani di andare al mare. Quello della Liguria è un mare più blu, ma anche più pericoloso. Genova, poi, è una città prevalentemente industriale, con un porto commerciale e tanti naviganti, mentre qui il porto è soprattutto turistico. A Genova, quindi, c’è una vera gente di mare. E il mare è faticoso: per pescare, per remare, per governare una barca. Porta con sé anche dei rischi e indubbiamente questo incide sul carattere delle persone. Noi genovesi siamo un po’ chiusi, un po’ più silenziosi, mentre qui si avverte l’accoglienza romagnola».
Ci saranno delle particolarità nella liturgia di domani? Dei simboli, per esempio?
«Sull'altare ci sarà un'immagine miracolosa della Madonna che 175 anni fa mosse gli occhi per alcuni mesi».

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