La storia di Borgo Incoronata, salvato dall'alluvione grazie al suo santuario

Ad aprile nel cuore verde del Foggiano un’alluvione ha costretto diverse famiglie ad abbandonare le abitazioni: ecco come si è ripartiti
Google preferred source
June 20, 2026
La storia di Borgo Incoronata, salvato dall'alluvione grazie al suo santuario
Una ruspa pulisce dal fango una strada di Borgo Incoronata dopo l’alluvione di inizio aprile
Natura e biodiversità, luoghi incontaminati che delimitano il Parco Regionale Bosco Incoronata, un’area protetta a circa 12 chilometri da Foggia. Siamo nel cuore del Tavoliere delle Puglie, la seconda pianura più vasta d’Italia. Una terra cinta dai Monti Dauni che si protende verso l’Adriatico abbracciando la costa. Attraversandola in auto o in treno sembra che distese di ulivi e vigneti si rincorrono dal mare all’entroterra, tra le suggestive cale e grotte garganiche, riserve naturali e borghi arroccati. Borgo Incoronata prende il nome dalla Basilica Santuario Parrocchia Madre di Dio Incoronata. «La borgata- ci spiega don Leonardo Verrilli, il Rettore della Basilica affidata agli orionini, che sta vivendo il Giubileo fino all’aprile 2027 per i 1025 anni dell’apparizione mariana – ha subito lo spopolamento diffuso di tutte le campagne, e comprende 800 abitanti, tanti dipendenti ex Fiat, oggi Iveco, o dell’area industriale: Barilla, De Cecco, Rosso Gargano». All’indomani dell’alluvione dell’aprile scorso, con l’esondazione del fiume Cervaro, Borgo Incoronata presentava uno scenario di emergenza sociale: 300 interventi di soccorso, 200 nuclei familiari colpiti in grave difficoltà abitativa, di cui 80 edifici di proprietà comunale, 36 nuclei familiari evacuati, soprattutto dell’area ex Fiat.
«Il Santuario ha ospitato famiglie di migranti che non avevano altri riferimenti in zona, gli ambienti del nostro oratorio – prosegue don Leonardo nel suo racconto – sono stati adibiti a punti ristoro, in sinergia con la Caritas parrocchiale e diocesana. Il Comitato di quartiere costituito da 7 membri si è attivato prontamente per accogliere i bisogni degli abitanti e coordinare gli interventi con il Comune di Foggia, i Vigili del Fuoco, l’esercito, ripulendo da fango e detriti, recuperando beni, o per disfarsi di quelli danneggiati irrimediabilmente». Sul conto della Parrocchia è partita una raccolta fondi che ha lanciato una campagna nazionale di sensibilizzazione come Opera don Orione, riuscendo a totalizzare 65mila euro in totale per gli sfollati, che saranno ripartiti in base all’entità dei danni ricevuti, e un dieci per cento distribuito per risanare le cantine. Una ditta locale ha fornito 20 pannelli a infrarossi per consentire un’asciugatura più rapida di muri e pavimenti, un’altra azienda garantirà il rifacimento degli impianti elettrici, alcune imprese agricole locali hanno contributo notevolmente negli aiuti economici.
Luca Scapola, 42 anni, dal 2006 al timone di Borgo Turrito, viticoltori dal 1890, commenta: «Abbiamo salvato con i trattori persone bloccate nell’acqua, gli stessi vigili del fuoco sono rimasti impantanati con i gommoni. Il territorio s’impoverisce, le menti brillanti fuggono, abbiamo bisogno di investire qui, servono coraggio e competenze per rilanciare il turismo dei Monti Dauni insieme alla costa garganica». Gli fa eco Pietro Leone, tecnico Cericola olio: «Siamo rimasti intrappolati sotto il ponte, con i nostri mezzi abbiamo fatto defluire l’acqua». Insomma una catena di solidarietà sociale e caritatevole partita da un luogo sacro e ricco di devozione, fatta di giovani e meno giovani, al di fuori delle istituzioni ed enti pubblici. Enrico Ranieri è il presidente del Comitato di quartiere. «Nella fase emergenziale- dice- ci è arrivato un sostegno notevole da alcuni Comuni limitrofi, Carapelle e Ordona, abbiamo poi presentato a maggio una perizia a cura di Giuseppe Stilla, vice presidente del Comitato nonché attento osservatore ambientale del territorio, 30 anni, titolare di un esercizio di prodotti da forno, e da Francesco Strippoli, consigliere comunale a Foggia nonché delegato alla valorizzazione del Parco regionale Bosco Incoronata».
«Ho visto tre esondazioni del Cervaro nella mia vita: 2003-2014-2026 – precisa Giuseppe –. Abbiamo redatto un documento con rigore, basato su osservazioni dirette sul campo, analisi storiche e peridodiche del bacino del Cervaro, che non sostituisce indagini ingegneristiche, scientifiche o tecniche professionali, ma intende sollecitare la Regione Puglia e tutti gli enti locali a trasformarle in progetti esecutivi per adottare nel più breve tempo possibile soluzioni e interventi strutturali con carattere d’urgenza amministrativa. La creazione di un sistema di casse di espansione, come dei polmoni che assorbono l’onda d’urto, non di mera escavazione, favorirebbe la sicurezza idraulica, cosiddetta laminazione controllata, che ricalcano i percorsi naturali che l’acqua “reclama” durante le piene, da installare nelle aree agricole, nell’area marginale del Bosco, nell’area finale in direzione Statale 16 Adriatica, ossia nel perimetro che ricade nella zona ex Zecca dello Stato. Prima che l’acqua raggiunga l’abitato si contribuirebbe alla riduzione del rischio di esondazione a valle».
Secondo l’esperto, «l’integrazione di questi bacini con l’adeguamento della rete fognaria e pluviale urbana, la manutenzione dell’alveo, la gestione degli ostacoli al deflusso (ordinaria e straordinaria) è l’unica strategia per contrastare il cambiamento climatico. Un approccio integrato multifunzionale che unisca prevenzione tecnologica, infrastrutture verdi e riequilibrio idraulico. Nell’esclusivo interesse della salvaguardia di Borgo Incoronata e del suo esclusivo patrimonio naturale».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire