«La mia banda suona “sbrock”»: ecco la musica per l’inclusione
Tour estivo per la band Ladri di carrozzelle, composta da musicisti con disabilità. Il loro sogno: «Un nuovo spazio e il ritorno al Festival di Sanremo ma stavolta in gara»

Non c’è una band rock, anzi “sbrock”, in circolazione, come quella dei Ladri di carrozzelle: band composta di sole persone con disabilità. Un gruppo di musicisti virtuosi, romani di Frascati e dintorni. Dei rivoluzionari, che non a caso, presero la decisione di mettere in piedi la loro formazione il mercoledì successivo al crollo del Muro di Berlino, 9 novembre 1989. «Abbiamo cominciato nel garage di casa mia, con un certo disappunto di mio padre che pensava: “Questi non sono disabili, sono dei matti”», racconta divertito il leader e fondatore dei Ladri di carrozzelle, il normodotato, l’unico del gruppo che sale con loro sul palco, il chitarrista Paolo Falessi.
Dei pazzi da slegare e vite segregate da fare uscire dalla cameretta del figlio “handicappato”, come si diceva ai tempi per creare la distanza tra il mondo dei così detti normali e quelli che invece qualche problema fisico e mentale ce l’avevano e ce l’hanno ancora. Ma la musica è un farmaco potente, un mezzo di inclusione che funziona, sempre. Da quella prima prova in garage di casa Falessi, alla periferia più cruda della Capitale, a Tor Bella Monaca, è poi sorta una cooperativa omonima, la “Ladri di carrozzelle”. In cinque anni di prove e prime esibizioni la band era pronta per il grande salto con bagno di folla: «Veniamo invitati a Roma, a piazza San Giovanni al Concerto del 1° maggio 1995. Un successone in diretta Rai, ma in quel periodo il vero trionfo fu aver mandato involontariamente in tilt l’Inps. La nostra band era composta da tutti pensionati invalidi che tornavano miracolosamente a lavorare come musicisti. Ci siamo beccati una multa di 200 milioni di vecchie lire, ma in compenso fecero un convegno d’impatto nazionale sul “caso” della cooperativa dei Ladri di carrozzelle». La cooperativa ha resistito fino al 2010, quando la crisi economica mondiale l’ha costretta a chiudere i battenti. «Pagavamo 20 stipendi al mese, stavamo bene, ma lentamente siamo passati da 400 mila a 40mila euro di fatturato annuo, impossibile andare avanti».
La band ha continuato a suonare ed è stata accolta dalla cooperativa Arcobaleno di Frascati. «Oggi abbiamo due formazioni di 9 elementi, una che fa il repertorio rock e l’altra il genere inventato da noi, lo “sbrock”. Quest’ultimo è una sorta di teatro-canzone in forma rock, uno spettacolo che gira per l’Italia. A noi c’hanno salvato i laboratori e adesso siamo ancora in pista grazie a tutta una serie di progetti ministeriali come lo “Scuola Tour”». Una tournée che, prosegue domani sera a Solofra e chiuderà a Pioltello, il 13 novembre, e che in 15 tappe nell’ultima stagione ha toccato altrettanti istituti scolastici della Penisola.
«I ragazzi impazziscono. La “sbrock” ha il suo pubblico forte nelle elementari e le medie. I ragazzi delle superiori si siedono con il pregiudizio: ora il disabile che combina? Poi però vengono conquistati dai nostri musicisti e dalla simpatia di ragazzi come Gianluca, il Down che apre il concerto con il mantra “10-9-8, sto facendo il count-down” o l’ormai mitico: “su le mani non vi sento”». Così, nel 2017, aprirono l’ultima serata del Festival di Sanremo condotto da Carlo Conti, dove a portarli fu la giornalista Paola Severini Melograni che da allora li ospita a “O anche no”, la trasmissione settimanale di Rai 3 dedicata all’inclusione sociale e alla disabilità. Programma di cui i Ladri di carrozzelle sono anche gli autori della sigla, Stravedo per la vita. «Quel Sanremo fu una bomba. Presentammo una delle nostre hit, Stravedo per la vita, cantata da Lollo, un ragazzo non vedente che nel frattempo è diventato anche non udente, e purtroppo ora è uscito dal gruppo…».
Si fa per un attimo triste il racconto di Paolo Falessi, che però torna subito rock, pensando ai tanti traguardi raggiunti assieme ai suoi ragazzi. «La vera conquista per ognuno di loro è l’accettazione di sé. Il lavoro grosso nel tempo è stato gestirli e gestire anche tutte le idiosincrasie delle loro famiglie. Genitori che quando li abbiamo conosciuti arrivavano dalla disperazione delle troppe porte sbattute in faccia, da umiliazioni indicibili ricevute da una società che spesso o non capisce o resta indifferente davanti alla disabilità. Noi a tutto questo rispondiamo con la musica bella e con la forza dell’ironia. Uno degli ultimi concerti lo abbiamo fatto nella scuola dove va mia figlia, a Frascati, e i suoi compagni sono tornati a casa positivamente sconvolti raccontando ai genitori: “I Ladri di carrozzelle si chiamavano handicappati fra di loro. A me pareva brutto – ha detto un suo amico – ma siamo stati sempre a ridere tutto il tempo dello spettacolo”».
Ormai in tanti cantano a memoria il loro cavalli di battaglia, Distrofichetto o MJ, la canzone dedicata al campione americano di basket Michael Jordan. Sono 16 i dischi fisici che hanno registrato in studio, da dove è appena uscito l’ultimo singolo, Kittesen Klude, che già spopola sulle piattaforme. Una popolarità vissuta a modo loro, suonando alle udienze per il Papa, Wojtyla e poi Bergoglio, e nei due incontri con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Con Mattarella abbiamo infranto il cerimoniale, perché c’è sempre l’imprevisto, tipo Vincenzone, il ragazzo autistico che all’improvviso si alza e va a parlare con il muro, per poi tornare a sedersi e lanciare il suo grido liberatorio: “Aho, noi famo come cacchio ce pare, vero?”». Una libertà conquistata nota dopo nota, e che punta ad allargarsi anche con gli spazi a disposizione. «Il massimo per noi sarebbe ottenere l’ex Mattatoio di Frascati, uno stabile storico recuperato dall’abbandono. In quello spazio immenso è previsto da progetto la creazione di un teatro polivalente con laboratori musicali e sale ristoro. Se ci approvano il bando siamo pronti anche ad accendere un “mutuone” per gestirlo. Sarebbe fantastico, la nostra legacy da lasciare in eredità. Ma prima ci permetterebbe di seguire ancora più ragazzi e di dare respiro a quelle famiglie in apnea che da sole non ce la farebbero mai ad affrontare i tanti problemi che comporta un figlio disabile». Questo è il grande progetto in cantiere dei Ladri di carrozzelle, accompagnato da altri due sogni da realizzare a stretto giro di basso: «Ci piacerebbe suonare per papa Leone XIV e poi tornare a cantare a Sanremo. Ce l’hanno proposto altre due volte di andare al Festival come ospiti. Ma siccome con noi si parla di musica e non si fa nessuna concessione al pietismo, su questo punto i Ladri di carrozzelle non transigono: o andiamo perché ammessi alla gara o niente. Se Stefano De Martino ci legge, siamo pronti a tornare all’Ariston».
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