L'Europa a raccolta sull'immigrazione. Al centro del vertice dei ministri gli hub all'estero

di Gabriele Rosana, Bruxelles
In videocall si parleranno i titolari dell’Interno. Von der Leyen prova a ricucire con Sánchez, ma il suo ministro Albares dice: il governo italiano non all’altezza, a Lampedusa non riesce a risolvere
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August 4, 2026
L'Europa a raccolta sull'immigrazione. Al centro del vertice dei ministri gli hub all'estero
Migranti a Ceuta / REUTERS/Violeta Santos Moura
L’ emergenza nella città autonoma di Ceuta è rientrata, ma nella politica europea rimangono le ferite aperte dalla crisi di fiducia e di solidarietà che si è consumata nelle stesse ore. Il fronte dei falchi - rappresentato stavolta da Italia e Danimarca in primissima linea - vuole capitalizzare i fatti avvenuti per ottenere un irrigidimento ulteriore della “Fortezza Europa”. In particolare l’Italia vuole inserire come priorità dei prossimi mesi la creazione di “hub” di rimpatrio in Paesi extra-Ue, un’estensione del controverso “modello Albania”, novità resa possibile dal nuovo regolamento sulle espulsioni che dovrebbe essere adottato definitivamente a settembre.
In una lettera inviata al premier spagnolo Pedro Sánchez alla vigilia della riunione informale dei ministri dell’Interno di oggi, anche la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha insistito sulla necessità di un inasprimento delle politiche migratorie dell’Ue, pur elogiando la reazione di Madrid: la «rapida gestione» da parte di Spagna e Marocco del rientro delle decine di migliaia di persone che hanno valicato la frontiera, la scorsa settimana, «ha impedito con successo che i migranti entrati irregolarmente» nell’exclave in Nordafrica «potessero proseguire verso la Spagna continentale e il resto d’Europa», scrive VdL. Si avverte il tentativo di rammendare gli strappi visti nel pieno della crisi di Ceuta. Quando, guidati da Italia e Danimarca, 22 governi (su 27, assente di peso la sola Francia) hanno puntato il dito contro il governo spagnolo e la regolarizzazione primaverile dei migranti irregolari (1,2 milioni le domande presentate). Unica misura controcorrente in un’Ue che ha sposato la linea dell’intransigenza, l’iniziativa è accusata invece dai 22 di essere «un fattore di attrazione» (“pull factor”). Sulla stessa linea, l’uomo di Donald Trump a Bruxelles, l’ambasciatore degli Stati Uniti presso l’Ue, Andrew Puzder, che sui social ha rilanciato l’affondo italo-danese.
Insomma, come ha indicato anche la riunione preparatoria che si è svolta ieri pomeriggio online fra gli ambasciatori del Coreper (che pure ha espresso «forte solidarietà» a Madrid), il clima da resa dei conti che si è creato tra le capitali dell’Unione con lo scambio di missive non è sopito. Prova ne è che, parlando con l’emittente Tve, il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, ha preso di mira «alcuni governi europei» che «non sono stati all’altezza della situazione»: tra questi l’Italia, che ha disposto la sospensione della libera circolazione con la Spagna prevista nello Spazio Schengen, ripristinando i controlli alla frontiera per chi arriva in nave o in aereo, mentre «non è in grado di risolvere» l’annosa situazione di Lampedusa. A lui ha risposto l’omologo Antonio Tajani: «Al 15 luglio, gli arrivi irregolari via mare sono stati 15.323, -54% rispetto al 2025 e -50% sul 2024, frutto di accordi bilaterali con Paesi di origine e transito». Prima di pungere il collega: «Dove andranno i cinquemila (di Ceuta, ndr ) che non possono essere rimpatriati?».
Lo scontro è destinato a riprodursi questa mattina quando, dalle 10, i ministri dell’Interno degli Stati Ue (e i 4 associati che fanno parte di Schengen: Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein) si ritroveranno in videoconferenza con il commissario alla Migrazione, Magnus Brunner, e con Frontex, Europol e l’Agenzia Ue per l’asilo (Euaa). Pure von der Leyen, nella lettera a Sánchez, ha tracciato una sorta di tabella di marcia: «Dobbiamo moltiplicare gli sforzi per prevenire gli arrivi irregolari cooperando con i Paesi terzi, rafforzare i confini esterni, smantellare le reti di trafficanti e potenziare i rimpatri».
Come anticipato al Coreper, il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi, ribadirà ai partner Ue la linea italiana. Un attivismo condiviso, oltre che con la Danimarca, con Paesi Bassi, Austria e Germania; ma a metà giugno sono stati ben 19 i governi che hanno invitato von der Leyen a stanziare dei fondi dal bilancio Ue per finanziare i progetti-pilota. L’obiettivo dichiarato è avere già nel 2027 dei centri di rimpatrio congiunti, gestiti da più Stati insieme, operativi fuori dal territorio Ue. Qui, pur in assenza di ogni legame, verrebbero trasferite le persone destinatarie di un decreto di espulsione, in attesa della definitiva riammissione nei Paesi di origine (che, sulla carta, potrebbe anche non avvenire mai). Contatti sarebbero in corso con Stati africani, come l’Uganda, e dell’Asia centrale, come l’Uzbekistan. Per potenziare la leva negoziale, l’Ue si è dotata di strumenti per subordinare alla cooperazione sui rimpatri trattamenti di favore di natura commerciale (dazi zero o quasi) e regimi di facilitazione dei visti.

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