Meno stranieri in arrivo in Italia. Fuga di talenti dal Sud

La fotografia dell'Istat mostra una flessione delle immigrazioni e una ripresa degli spostamenti interni. Ma il divario territoriale resta profondo: in sei anni il Mezzogiorno ha perso 150mila giovani laureati italiani
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August 4, 2026
Meno stranieri in arrivo in Italia. Fuga di talenti dal Sud
Pedestrians on zebra crossing. Free public domain CC0 photo.
Cala il numero di stranieri che arrivano in Italia e si attenua, parallelamente, anche la corsa degli italiani verso l'estero. Resta, però, un elemento destinato a pesare sul futuro del Paese: la continua emorragia di giovani qualificati, concentrata soprattutto nel Mezzogiorno. È questa la lettura che emerge dal rapporto Istat sulle migrazioni interne e internazionali relativo agli anni 2024-2025. Il dato più evidente riguarda il rallentamento dei movimenti oltreconfine. Nel 2025 le immigrazioni scendono da 452mila a 440mila unità, con una flessione del 2,6%. Diminuiscono sia i ritorni in patria degli italiani, passati da 58mila a 56mila, sia gli ingressi dei cittadini stranieri, che restano comunque la componente largamente prevalente, con 383mila arrivi, pari a oltre l'87% del totale.
Ancora più marcata la frenata delle emigrazioni. Dopo il picco registrato nel 2024, le partenze verso l'estero diminuiscono del 23,7%, passando da 189mila a 144mila. Anche gli espatri degli italiani si riducono sensibilmente, da 141mila a 109mila. Una parte della contrazione è legata all'effetto statistico seguito all'inasprimento delle regole sull'iscrizione all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero, che aveva contribuito a gonfiare i numeri dell'anno precedente. La diminuzione, dunque, va interpretata con prudenza e non coincide necessariamente con un'inversione strutturale della cosiddetta fuga dei cervelli.
Anzi, è proprio osservando l'orizzonte degli ultimi anni che emerge il dato più preoccupante. Tra il 2019 e il 2024 hanno trasferito la residenza all'estero 247mila italiani tra i 25 e i 34 anni, mentre nello stesso periodo i rientri sono stati appena 86mila. Il saldo resta negativo per 161mila giovani. Se si restringe l'analisi ai laureati, il deficit è di 78mila unità. A compensare il bilancio complessivo è esclusivamente il contributo dei giovani stranieri, che fanno registrare un saldo positivo di 454mila persone nella fascia d'età considerata e di 88mila laureati. Il saldo migratorio nazionale dei giovani laureati risulta così positivo per circa 10mila unità, ma solo grazie all'apporto dell'immigrazione.
È un dato che racconta due Italie. Da una parte un Paese che continua a perdere una parte consistente del proprio capitale umano formato nelle università italiane. Dall'altra un sistema che riesce almeno in parte ad attrarre giovani qualificati provenienti soprattutto dall'Asia, dal Sudamerica e dagli altri Paesi europei. La frattura territoriale resta però il nodo più difficile da sciogliere. Tra il 2019 e il 2025 il Mezzogiorno ha perso 150mila giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni. Di questi, oltre 122mila si sono trasferiti nel Centro-Nord, mentre altri 28mila hanno scelto l'estero. È il segno di uno squilibrio interno che precede e accompagna quello internazionale. Prima ancora di lasciare l'Italia, molti giovani lasciano il Sud. Il fenomeno non riguarda soltanto il mercato del lavoro. Ogni laureato che si trasferisce rappresenta un investimento educativo che produce benefici altrove, impoverendo i territori di partenza sul piano economico, sociale e demografico. Il Mezzogiorno continua così a perdere la fascia di popolazione più giovane e qualificata, alimentando un circolo vizioso fatto di invecchiamento, minore capacità innovativa e difficoltà ad attrarre nuovi investimenti.
Accanto a questa dinamica si osserva anche una ricomposizione delle provenienze degli immigrati. Crescono in modo significativo gli arrivi dal Marocco, che con 36mila ingressi diventano il secondo Paese di provenienza dopo il Bangladesh, salito a 37mila. Aumentano anche gli ingressi da India, Pakistan e Perù, mentre si riducono sensibilmente quelli dall'Ucraina, conseguenza dell'evoluzione del conflitto e del progressivo esaurimento dell'ondata di protezione avviata negli anni precedenti.
Il rapporto Istat registra infine una ripresa della mobilità interna. Nel 2025 i trasferimenti di residenza all'interno del Paese salgono a un milione e 455 mila, oltre 70mila in più rispetto all'anno precedente. È un incremento che coinvolge sia gli italiani sia gli stranieri e che conferma un mercato del lavoro più dinamico rispetto agli anni della pandemia, ma anche una persistente ricerca di opportunità che continua a ridisegnare la geografia demografica nazionale.
I numeri dell'Istat raccontano dunque un Paese in movimento, ma non ancora riequilibrato. Se la diminuzione degli espatri può essere letta come un segnale meno negativo rispetto al recente passato, resta aperta la questione decisiva: trasformare l'Italia in un luogo capace non soltanto di attrarre lavoratori e studenti dall'estero, ma anche di trattenere i propri giovani, soprattutto quelli più qualificati, e di offrire al Mezzogiorno condizioni di sviluppo tali da interrompere una perdita di capitale umano che, anno dopo anno, continua a scavare un solco profondo tra le diverse aree del Paese.

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