Abbattuta la villa abusiva del boss, il rione San Francesco rivive
Ruspe in azione a Napoli, per l'ultimo passo del grande progetto di risanamento: 600 manufatti abusivi demoliti, più di 100 alloggi liberati. E al posto della dimora della camorra sorgerà un monumento alla legalità

Alle 10 di mercoledì 25 marzo tre grandi ruspe gialle hanno cominciato smantellare l’enorme villa abusiva del boss camorrista nel rione San Francesco di Napoli. Dopo appena due ore dell’edificio di 550 metri quadrati, simbolo del potere criminale ma anche dell’incapacità delle istituzioni a far rispettare la legge, sono rimaste solo macerie. Una volta rimosse l’area ospiterà un “monumento alla legalità”. Era la villa di Salvatore Botta, esponente del “cartello” Licciardi-Contini-Mallardo dell’Alleanza di Secondigliano. Famiglia ancora attivissima, coinvolta di recente nell'inchiesta che ha svelato condizionamenti criminali nella gestione dell'ospedale San Giovanni Bosco. La vicenda della villa dimostra il loro potere. L’immobile, realizzato in totale assenza di titolo edilizio, risale a più di 40 anni fa. Una prima richiesta di condono risale addirittura del 1986. Da allora altre richieste, l’ultima respinta nel 2025 e consegnata al boss in carcere, e poi ricorsi e controricorsi, e molte “amnesie”. E così il clan è riuscito a salvare la villa fino a oggi. Un edificio tipico del potere, del lusso e della pacchianeria della camorra: pavimenti in marmi pregiati, porte in radica di noce, vasche idromassaggio, caminetti, sauna, maxicucina, un garage con officina, cantina con oltre mille bottiglie delle migliori etichette, cassaforti blindate in quasi tutte le stanze, enormi lampadari, quadri e, appeso a un muro, perfino un diploma di “boss migliore al mondo”, e all’esterno un giardino con forno e barbecue. Tutto su suolo pubblico.
A riuscire finalmente a eliminarla è stato un lavoro di squadra attuato da Acer Campania, l’Agenzia regionale per l’edilizia residenziale, con il sostegno del Ministero dell’Interno, della Prefettura e della Questura di Napoli, della Procura, della Regione e del Comune. È la “ciliegina sulla torta” di un progetto di risanamento del rione San Francesco, noto come “rione dell’amicizia”, realizzato sulla Collina di Capodichino agli inizi degli anni ’50 grazie ai fondi del programma ERP (European Recovery Program) meglio noto come Piano Marshall. Nacque per rispondere all’emergenza abitativa nella città di Napoli, la più bombardata d’Italia, ma il quartiere venne concepito senza tener conto dei fattori sociali e della creazione di attività produttive. Negli anni successivi ha subito una forte stratificazione sociale e urbana caratterizzata soprattutto dal fenomeno dell’abusivismo edilizio, trasformando il moderno quartiere degli anni ’50 in quello che poi è stato definito il simbolo del degrado, dell’abbandono e del potere camorrista.
Ora il rione sta cambiando volto con un investimento di 42,6 milioni di euro del Fondo Complementare al Pnrr: oltre 600 manufatti abusivi demoliti, più di 100 alloggi liberati spontaneamente grazie al programma di accompagnamento, l’allontanamento dei nuclei irregolari collegati a contesti criminali, e un nuovo assetto residenziale. L’intervento ha interessato complessivamente 12 fabbricati, per un totale di 288 alloggi e altrettante famiglie, con una media di circa 24 nuclei per edificio. Nel corso dell’attuazione, il progetto ha assunto una configurazione più articolata rispetto all’impostazione originaria: tre edifici sono stati demoliti secondo le previsioni iniziali, mentre ulteriori tre fabbricati sono stati demoliti e ricostruiti a seguito di criticità statiche emerse in fase operativa, “se non fossimo intervenuti sarebbero collassati”, sottolineano all’Acer. I restanti sei edifici sono stati interessati da interventi di ristrutturazione. A completamento del nuovo assetto, sono inoltre in realizzazione due edifici di nuova costruzione. Ora l’abbattimento della villa del boss completa l’opera. Ma non è stato facile, come ricorda David Lebro, presidente dell’Acer. «Per troppo tempo si sono chiusi troppi occhi. Ora ci siamo riusciti perché abbia costituito una squadra che ha funzionato, un modello. Ha vinto lo Stato ma soprattutto ha vinto Napoli perché in questa azione nessuno ci ha sostituito. Il successo di oggi corona i nostri sforzi».
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