A scuola lavorano 200mila supplenti, ma la denatalità elimina tanti posti per i docenti
In Lombardia, negli ultimi quattro anni, sono sparite cento scuole. Pisa ha dovuto tagliare decine di insegnanti. Trento, tra le prime a ripartire, lamenta: «Tra denatalità e precariato, la continuità didattica resta un miraggio»

L’anno scolastico è appena iniziato e i sindacati, come da decenni a questa parte, fanno il conto dei precari da assumere. Sono circa 200mila i supplenti (dati Anief), tra docenti e personale Ata, che saranno nominati in questi giorni con contratti a tempo determinato e che, di fatto, permetteranno alla scuola di sopravvivere. La maggior parte sono insegnanti di sostegno. Molti lavoreranno fino alla fine dell’anno, ma tanti altri si alterneranno, costringendo gli studenti a cambiare insegnante diverse volte da settembre a maggio. Tra le più sofferenti, ci sono le scuole dell’infanzia che, da un lato, devono assumere migliaia di lavoratori con contratti “spezzatino” e, dall’altro, sono costrette a ridurre il personale per via della denatalità. Se i piccoli studenti sono sempre meno, anche i fondi per il personale diminuiscono.
Le prime a denunciare la fragilità sono state le scuole di Trento, tra le prime province a riprendere le lezioni. «Tra denatalità e precariato, la continuità didattica resta un miraggio», ha denunciato Candida Berlanda, referente per la scuola dell’infanzia di Cisl Scuola Trentino, a Il Dolomiti. In provincia, gli incarichi sono complessivamente 900. Di questi, solo 200 sono a tempo pieno, poco più di uno su cinque. Gli altri hanno «micro-contratti da fame – spiega Berlanda –. Circa 300 sono stati ridotti a 10 o persino 7,5 ore a settimana». Significa che la continuità didattica, soprattutto per i bambini più fragili, non è garantita. Ad aggravare la situazione, quasi fosse un circolo vizioso, è la denatalità. In provincia di Trento, molte sezioni sono state chiuse o tagliate, con la conseguenza che a sparire è anche il personale docente e ausiliario. «Ma c’è un paradosso», denuncia la sindacalista Berlanda. «Se le sezioni diminuiscono – continua –, la metratura degli edifici scolastici non cambia». Aule, corridoi e giardini, cioè, dovranno essere puliti e igienizzati da un numero sempre minore di lavoratori.
Quello di Trento non è un caso isolato. In Lombardia, negli ultimi quattro anni la denatalità ha falcidiato cento scuole. Le più colpite sono le secondarie di primo grado, ma molti istituti d’infanzia sopravvivono grazie all’apertura di sezioni “primavera” che accolgono i bambini dai due ai tre anni. Nel Bresciano, quest’anno saranno quasi 400 in meno gli alunni rispetto allo scorso anno. Varese lo scorso anno aveva già perso quasi 2mila studenti e quest’anno il calo rischia di ripetersi. Il risultato è che le classi spariscono, gli istituti si accorpano, le famiglie sono costrette a compiere viaggi sempre più lunghi e i posti per i docenti calano. È successo anche a Pisa, dove lo scorso anno gli iscritti alle primarie sono stati oltre 650 in meno i posti eliminati per i docenti sono stati 27.
In generale, però, quest’anno la percentuale di copertura dei posti dovrebbe essere in crescita. Sono 46.642 i posti disponibili per le assunzioni dei docenti, di cui 10.810 di sostegno. I supplenti, perciò, dovrebbero essere in calo. «Siamo in attesa di dati definitivi, perché le operazioni di nomina sono ancora in corso in diverse regioni: al momento, - spiega Ivana Barbacci, segretaria generale della Cisl Scuola -. Si può dire che la copertura dei posti disponibili sarà nettamente superiore a quella degli anni precedenti. Restano scoperti, come ci si attendeva, molti posti di sostegno nelle regioni del Nord, in particolare nella primaria, per carenza di personale specializzato». In fragilità simili ai docenti di sostegno, seppure seguendo ordini di grandezza inferiori, è anche il personale Ata. «Per legge si può assumere solo per rimpiazzare i pensionamenti – spiega Barbacci –. Non per coprire tutti i posti effettivamente disponibili. Una norma che chiediamo da tempo di abrogare, che ci espone peraltro a procedure di infrazione in ambito europeo».
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