A Catania un nuovo presidio contro la povertà educativa
Nei luoghi della dispersione scolastica il “Chiara Badano” aiuta i piccoli. Mons. Renna: «Quando non mettiamo al centro i bambini, perdiamo il metro per giudicare cosa è importante»

La nuova frontiera della povertà ha il volto di un bambino che lascia la scuola e di un adolescente che smette di immaginare il proprio futuro. A Catania questa ferita si traduce in un tasso di dispersione scolastica del 23% e in un 35,4% di Neet, giovani che non studiano e non lavorano. Numeri che il Report Caritas 2026 legge come una delle principali radici delle nuove povertà.
Per questo la diocesi etnea ha scelto di investire sull’educazione. A Mascalucia ha inaugurato il Centro educativo «Chiara Badano», il terzo presidio contro la povertà educativa dopo quelli di San Giorgio e di Paternò. Poco più di 50mila euro, tra fondi dell’8xmille e cofinanziamento diocesano, sono stati destinati al rafforzamento di un luogo che da anni accoglie bambini, adolescenti e famiglie in un’antica villa messa a disposizione da una famiglia del territorio.
Non è una scelta casuale. Il Report Caritas evidenzia infatti come le fragilità educative e quelle economiche si alimentino reciprocamente. Tra le 4.484 persone accolte nel 2025 dall’Help Center, quasi otto su dieci (78%) possiedono un titolo di studio pari o inferiore alla licenza media: il 55,8% si è fermato alla scuola secondaria di primo grado, il 12,2% alla licenza elementare e quasi il 6% è privo di qualsiasi titolo di studio o analfabeta. Un’emergenza resa ancora più grave dal fatto che, secondo il recente rapporto “(Dis)armati” di Save the Children, Catania detiene anche il primato nazionale per il coinvolgimento di minori in vicende di criminalità mafiosa, a conferma di quanto l’abbandono scolastico ed emarginazione possano diventare terreno fertile per la devianza giovanile.
«La povertà educativa – spiega l’arcivescovo di Catania Luigi Renna – è una delle prime cause di povertà e questo è il metodo per combatterla, per quello che noi possiamo dare come Chiesa, attingendo certamente alle risorse dell’8xmille e a qualche finanziamento, ma soprattutto al volontariato e all’ispirazione di chi vuole educare secondo il cuore di Cristo».
Il nuovo centro è il frutto di una rete educativa cresciuta negli anni attorno all’associazione «Famiglia Nido d’Amore». A guidarla sono Giulia Bergantino e Rosalba Faccia Russo, insieme ad alcune famiglie del territorio e a numerosi volontari. Attorno a questa esperienza si è sviluppata una collaborazione con scuole, istituzioni e realtà sociali, dando vita a quella comunità educante che la diocesi considera oggi uno degli strumenti più efficaci per contrastare la fragilità educativa e l’esclusione sociale.
«Qui i ragazzi trovano una casa – racconta Rosalba Faccia Russo –. Durante l’inverno vengono per studiare e partecipare ai laboratori di creatività, teatro e musica; d’estate lasciamo più spazio al gioco e alle attività educative del Grest». Quest’anno i giovani volontari sono circa quarantacinque. «Abbiamo un difetto: non ci contiamo mai», aggiunge sorridendo.
Per mons. Renna, è proprio questa la forza di un’opera educativa. Mentre nel cortile i bambini e gli adolescenti in maglietta verde cantano e animano la festa, l’arcivescovo si lascia circondare da loro, quasi a ricordare che il centro di tutto sono proprio i più piccoli. «Qui si vede l’opera di chi ha scelto di educare per seguire la propria vocazione e di spendersi gratuitamente per gli altri. Quando un centro di questo genere diventa un crocevia di incontri, allora veramente si può educare una persona. Si realizza quel proverbio africano: per educare una persona non basta un’altra persona, ci vuole un intero villaggio».
Ai numeri del Report Caritas fa da contrappunto il cortile del «Chiara Badano», dedicato alla giovane beata piemontese del Movimento dei Focolari. È la scommessa della Chiesa catanese: credere che la povertà non si vinca soltanto distribuendo aiuti, ma costruendo comunità. Perché una società comincia a diventare più povera quando un bambino smette di immaginare ciò che potrà essere. E, come ha ricordato mons. Renna, «quando non mettiamo al centro i bambini, perdiamo il metro per giudicare ciò che è davvero importante, come cristiani e come esseri umani».
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