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Nulla di insensato

Roberto Mussapi sabato 1 settembre 2012
«Le figure e la loro storia, o parvenza di essa, appartengono all'irrevocabile segreto del passato, ma tutte ho sentito emblematiche di qualcosa di noi, del nostro tempo».Nella sua introduzione a Dall'ombra, la grande scrittrice Lalla Romano ci consegna questa straordinaria sentenza sul senso e il significato del passato. Chi conosce la sua opera sa che in quel contesto tale nodo di pensiero è cruciale, ma le affermazioni importanti degli scrittori sono universali solo se valgono al di fuori del contesto: e qui ci si svela come le figure della nostra memoria, intendo le immagini delle persone amate, o conosciute, o incontrate, hanno valore e vita grazie al segreto del passato. Il tempo passato custodisce i segreti di quelle vite entrate in contatto con la nostra vita. Ma vivono, hanno senso, solo se e in quanto sono emblematiche di qualcosa di noi, riguardano non accidentalmente e casualmente il nostro presente. Una figura (un'ombra, un mobile, un paesaggio, ma soprattutto una persona) non muore mai perché custodita, protetta, santificata dal passato, che è un regno misterioso e segreto. Che ci proietta quella figura, quel volto, quell'espressione, quel gesto, ora, all'improvviso, nel nostro presente. Nulla del nostro tempo e della nostra vita va perduto, nulla è vuoto e privo di senso.