Opinioni

Il costo dei danni. La guerra oltre la guerra e i suoi tanti morti indiretti

Francesco Gesualdi giovedì 29 giugno 2023

Siamo soliti considerare vittime di guerra solo le persone cadute sotto le bombe. Ma i danni provocati all’agricoltura, alle vie di comunicazione, alle infrastrutture sanitarie, all’ambiente accrescono il numero di vittime ben oltre quelle colpite direttamente dalle armi. Le tensioni sul grano scaturite dal conflitto in Ucraina provano che le guerre possono produrre vittime indirette perfino a migliaia di chilometri di distanza. A maggior ragione dove la guerra si combatte. Le evacuazioni e gli annegamenti avuti in Ucraina a seguito dell’esplosione della diga Kakhovka ne sono una triste conferma. Ma per documentare con dovizia di dati l’ampiezza delle morti indirette, quelle conseguenti al caos distruttivo prodot-to dalla guerra, l’Istituto Watson ha condotto ricerche sui conflitti armati esplosi nell’area del Medio Oriente negli ultimi vent’anni. Il risultato è che cumulativamente le guerre in Afghanistan, Pakistan, Iraq, Siria e Yemen, hanno prodotto 4,5 milioni di morti, di cui 900mila per responsabilità diretta delle armi e 3,6 milioni per fame e malattie indotte dall’azione distruttrice delle bombe. In altre parole nelle guerre di oggi il rapporto fra morti dirette e indirette è di uno a quattro. Come dire che su 100 morti, 20 sono dovuti direttamente ai proiettili e 80 agli effetti collaterali della guerra.

Ad aggravare la situazione c’è che le guerre continuano a mietere vittime anche quando sono finite. E al solito a rimetterci di più sono i bambini. Ad esempio, concentrandosi sull’Afghanistan, il rapporto Watson, denuncia come la situazione di grave dissesto economico, sociale e ambientale che la guerra ha lasciato dietro di sé, stia facendo crescere la mortalità fra i bambini al di sotto dei cinque anni. Morti che sopraggiungono per fame o per malattie che in condizioni normali sono di assoluta banalità, mentre possono rivelarsi fatali in situazione di denutrizione o in assenza di qualsiasi presidio medico. Nel 2022, quasi quattro milioni di bambini afghani sono stati ritenuti malnutriti, un quarto di loro in maniera così spinta da essere a rischio di morte. Del resto in Afghanistan il 95% della popolazione non mangia adeguatamente, mentre il 50% vive in stato di cronica insicurezza alimentare.

Anche in Siria c’è una forte correlazione fra guerra, insicurezza alimentare e morti per colera, morbillo, tifo, leishmaniosi. Nello Yemen la distruzione delle vie di comunicazione associata a vari altri disastri ambientali, ha prodotto una grave emergenza alimentare a causa del collasso economico che ne è derivato. Tutt’oggi più di 17 milioni di yemeniti vivono nell’insicurezza alimentare, mentre 7 milioni vivono in emergenza alimentare. Dall’inizio della guerra si stima che 85mila bambini sotto i cinque anni siano morti per fame, mentre molti altri sono morti per epidemie compresa la difterite. Secondo uno studio citato dal rapporto Watson, nelle zone di guerra le epidemie di difterie hanno 11 volte più probabilità di svilupparsi rispetto alle aree senza conflitti.

In tempo di pace i governi cercano di dotare i propri Paesi di infrastrutture e servizi capaci di offrire protezione sanitaria ai propri cittadini. Ma le guerre distruggono ospedali, industrie farmaceutiche, reti idriche, centrali elettriche, case, strade, porti, aeroporti, rendendo impossibile non solo le cure mediche, ma anche le attività e le misure di prevenzione rappresentate da alloggi adeguati, acqua potabile, alimentazione sufficiente, campagne di vaccinazione. Inevitabilmente aumentano le malattie, le disabilità, le sofferenze, con ricadute sull’aspettativa di vita che si abbassa sensibilmente in tutte le zone colpite da conflitti. In Afghanistan, ad esempio, l’aspettativa di vita è di 65 anni contro una media mondiale di 73 anni. Del resto, le guerre producono anche contaminazione ambientale che attenta direttamente la salute degli abitanti. Nelle zone di guerra, anche molti anni dopo il cessate il fuoco, si assiste alla comparsa di tumori, malformazioni congenite, disordini immunologici, provocati da metalli pesanti, fosforo, diossine, polveri sottili, non di rado anche uranio impoverito, rilasciati da bombe e proiettili.

Don Lorenzo Milani, già nel 1965, nella sua Lettera ai giudici sollevava la questione dell’uccisione dei civili.

Mentre fino alla Prima guerra mondiale i morti erano prevalentemente militari, nelle guerre successive i morti sono prevalentemente civili. Una tendenza confermata da rapporto Watson che ci richiama alla necessità di condannare ogni tipo di guerra e rafforzare i meccanismi di risoluzione pacifica dei conflitti, come ci impone l’articolo 11 della Costituzione.