Opinioni

Un partito popolare. I cattolici nel Pd, un impegno attuale e foriero di bene comune

Graziano Delrio e Stefano Lepri venerdì 2 giugno 2023

Caro direttore,

alcune recenti riflessioni, pubblicate anche su “Avvenire”, prefigurano un Pd in cui i cattolici sarebbero di recente diventati poco rilevanti, con ciò giustificando per loro nuove, seppur ancora indefinite, prospettive politiche. Questi argomenti portano anzitutto ad ammettere che essi finora abbiano invece contato, e non poco. Sarebbe troppo facile, per dimostrarlo, citare due figure straordinarie come il Presidente della Repubblica e il rimpianto ex Presidente del Parlamento europeo.

Preferiamo invece ricordare, senza volerne fare vanto, l’impegno nella scorsa legislatura, in cui abbiamo elaborato, proposto e guidato il percorso legislativo che ha portato all’approvazione, all’unanimità, della legge sull’Assegno unico per i figli a carico. Una riforma epocale attesa da decenni: oggi oltre sei milioni di famiglie ne fruiscono, senza distinzione di stato civile o di condizione lavorativa. Una misura a sostegno della natalità e della genitorialità, ma anche capace di contrastare la povertà minorile. Si pensi che una famiglia indigente, che prima non aveva nulla, riceve ora per ogni figlio quasi 200 euro al mese, cioè circa 50 mila euro complessivi per il suo mantenimento fino ai ventun anni. È una cifra che non si era mai vista. Ed è anche il più concreto passo, perché stabile e continuo, mai compiuto nella storia della Repubblica per rimuovere gli ostacoli di ordine economico alla prosecuzione di una gravidanza imprevista.

Oppure pensiamo all’importante e apprezzata riforma del terzo settore, la cui legge delega e i cui decreti legislativi sono stati approvati e applicati anche grazie alla leadership dei cattolici democratici. Verrebbe da ricordare ciò che disse Leopoldo Elia: per difendere la Costituzione, i principi democratici, è molto meglio agire in un grande partito che in piccoli gruppi.

Se poi guardiamo i fatti e non gli annunci, c’è motivo di sostenere che la descrizione di un Partito Democratico vicino a diventare un partito radicale di massa non sia veritiera. Sui temi etici, infatti, sono state finora trovate sintesi alte e a questo scopo i cattolici democratici hanno sempre contribuito in modo significativo. Ad esempio, in Italia abbiamo le unioni civili, distinte dal matrimonio. La legge sul fine vita è apprezzata da tutti. La nostra proposta di legge sul suicidio assistito (non approvata) aveva circoscritto i casi possibili, introducendo ulteriori condizioni oltre quelle già definite dalla Corte costituzionale. Insomma, il Pd non ha finora compiuto atti di rottura sui temi etici. Qualche volta, tuttavia, ha comunicato questa sensazione.

Alla luce di queste e altre questioni, su cui i parlamentari legati alla cultura del popolarismo si sono battuti negli anni con impegno, c’è motivo di ritenere che essa possa, pur attualizzata, ancora influenzare la strategia di un grande partito popolare di centrosinistra. D’altronde, chi ci critica non prefigura la costituzione di un nuovo partito di sola ispirazione cristiana, ma nuovi (e finora incerti) contenitori in cui si incontrerebbero culture politiche diverse, cioè esattamente ciò che si cerca di fare da quindici anni nel Partito Democratico. E perché mai, ci domandiamo, i cattolici popolari dovrebbero trovarsi meglio con i liberali o con i radicali, invece che con persone di tradizione socialista? Non nascondiamo tuttavia le difficoltà. Su alcuni temi la nuova segreteria del Pd ha avanzato prime proposte generali, ma sono orientamenti che devono essere discussi. Occorre infatti avere garantita una piena agibilità politica, perché su alcune questioni c’è il rischio di una torsione che non condividiamo.

Continuiamo a ritenere che sia necessario coniugare libertà con fraternità, i diritti con i doveri di cittadinanza, i diritti individuali con i diritti sociali delle formazioni come la famiglia in cui si sviluppa la personalità, il protagonismo della società civile come vera chiave per un nuovo modello di sviluppo. Siamo d’accordo nel ritenere che occorra più radicalità nei principi, ma servono anche un’inevitabile gradualità, il rispetto delle tradizioni e una solida reputazione nell’accompagnare i processi di cambiamento. Insomma, si deve essere visionari nelle idee di cambiamento, purché esse non si rivelino velleitarie o controproducenti, nel merito e nel metodo. Siamo però convinti che sapremo cercare e trovare punti d’incontro, tenendo conto delle diverse sensibilità.

Noi pensiamo che non tutti i desideri possano diventare diritti e che occorra sempre comporre il quadro dei diritti e dei doveri reciproci. Riteniamo, anche ispirati dal magistero del Pontefice e della dottrina sociale della Chiesa, che serva valorizzare quel sentimento di fraternità che si matura solo nel viverlo entro le comunità, da quelle più intime a quelle più numerose. Sono questi vissuti che possono infatti renderci più forti nell’affrontare le difficoltà e farci diventare compassionevoli, aperti al perdono, consapevoli dell’umana fragilità, desiderosi di adoperarci per l’interesse generale.

Per queste e altre ragioni, crediamo ancora attuale e foriero di bene comune l’impegno dei cattolici nel Partito Democratico.