Opinioni

L’ascesa politica a destra di Meloni. Essere una donna non un insignificante accidente

Francesca Izzo giovedì 25 agosto 2022

Caro direttore,
si stanno accendendo i motori di questa inconsueta campagna elettorale estiva e uno dei temi che paiono appassionare giornaliste e opinioniste è se Giorgia Meloni, che si è candidata alla Presidenza del Consiglio in caso di vittoria della coalizione di centrodestra, vada o no ascritta alla categoria donna, se sia o no 'femminista', se la sua ascesa a capo di un partito che si chiama Fratelli d’Italia suoni paradossale oppure no. Insomma la sua presenza riapre un dibattito ricorrente a ridosso delle elezioni sull’esistenza o meno di una entità chiamata 'donne', su quelle di destra e quelle di sinistra, sul rispettivo tasso di femminismo, comunque lo si voglia intendere. Dico subito che il suo caso è un evento rilevante politicamente e simbolicamente: sposta in alto l’asticella su cui d’ora in avanti la politica italiana dovrà misurarsi. In effetti Giorgia Meloni raggiunge questo risultato perché sta risolvendo un problema politico che si trascina da più di un decennio.

La successione a Berlusconi (e con essa l’archiviazione della anomalia di Forza Italia, partito 'padronale') era fallita a Fini, ad Alfano, a Salvini, cioè a tutti gli uomini che ci avevano provato, a lei invece sta riuscendo. Con quali risultati complessivi non si sa, ma una donna, senza chiedere permessi e investiture, ha sostituito il capo indiscusso del centrodestra italiano, non nascondendo, anzi, esibendo come tratto identitario il suo essere donna.

Questa stessa donna ha anche mostrato il volto di una destra razzista e cinica quando, ignorando ogni sentimento di umana solidarietà e compassione verso una sua simile, ha diffuso il video di uno stupro. Pur di rafforzare la fama di una che non è seconda a nessuno nella bat- taglia contro gli immigrati, specie di colore, non ha arretrato dinanzi a un atto che replica indefinitamente quello stupro, un atto di ferocia pornografica ai danni di un’altra donna. Tra parentesi, ma non tanto, e infatti Antonella Mariani ci ha ragionato su queste pagine: chi ha girato quel video, visto che ha assistito a quel gravissimo reato senza intervenire, potrebbe persino risultare complice e chi lo pubblica, come la stessa Meloni, lo reitera, violando – a mio parere – ogni legge.

Ma allora le donne esistono? Sì, le donne esistono, come esistono gli uomini, e come gli uomini sono bionde o brune, intelligenti o stupide, casalinghe o astronaute, single o maritate con prole, lesbiche o eterosessuali, credenti o non credenti, conservatrici, razziste o progressiste, ecc. ecc., ma sono tutte appartenenti al sesso femminile.

Il quale sesso, a differenza di quanto anche in questi giorni si è scritto (vedi da ultimo Concita De Gregorio su 'la Repubblica' del 22), non è solo biologia, ma, come tutto ciò che riguarda la vita umana, intreccia in un nesso inscindibile natura e cultura, natura e storia. È un dato antropologico segnato da una storia millenaria, fatta di simboli, di istituzioni, di leggi, di usi, costumi. Una storia, che da più di un secolo una schiera vasta e multiforme di donne, dotata di passione, di pensiero e saperi, spesso anche di amare esperienze di vita, ha tratto fuori dall’oblio e l’ha trasformata in coscienza di sé del sesso femminile.

Essere una donna non è un insignificante accidente, ma uno dei due modi di esistere dell’umanità e a tale livello va portato. Questa consapevolezza di appartenenza a un sesso e una storia, qualunque siano le forme che le singole donne vogliono poi imprimerle, si è chiamato femminismo. Giorgia Meloni è una donna non vergognosa di esserlo, ma femminista proprio no.