Opinioni

Le frustate ai migranti haitiani in Texas/1. Disgustoso quell'ordine

Ferdinando Camon giovedì 23 settembre 2021

Tutti noi ieri, vedendo sui giornali la foto e sui siti il video degli agenti di frontiera texani che colpivano con la frusta i migranti haitiani che arrivavano dal Messico attraversando un fiume, abbiamo pensato che quegli agenti sono crudeli, perfino razzisti, visto che i migranti sono neri. Ma sono convinto che la nostra è una reazione impulsiva, irrazionale, e infine insufficiente. E finché la nostra reazione (di noi lettori di tutto il mondo) sarà questa, le cose non cambieranno in niente.

Dobbiamo fare un passo avanti nella comprensione delle scene di violenza ai confini di Stato, agenti contro migranti. Sì, certo, gli agenti sono "cattivi", come dicono i nostri figli più piccoli quando gli lasciamo il giornale o gli mostriamo il video, ma la cattiveria è una loro libera scelta? E cioè: quali ordini hanno ricevuto? Un esponente del governo americano, vedendo gli agenti americani a cavallo che inseguono e picchiano i migranti, ha dichiarato che sono scene «disgustose». Poiché lo dice un esponente del governo, vien da pensare che la "disgustosità" ce la mettano gli agenti.

I quali agenti ricevono ordini non-disgustosi, ma li mettono in pratica mettendoci la "disgustosità". Abbiamo avuto anche noi italiani problemi di questo tipo: ricordo una barca albanese, stracarica di irregolari – allora non li chiamavamo ancora in blocco 'clandestini' –, che veniva verso l’Italia. Fu intercettata e speronata da una nostra corvetta e, com’è come non è, affondò. I passeggeri furono salvati a fatica, e non tutti. Sbarcando in Italia, sotto gli occhi dei telegiornali, qualcuno di loro ci guardava in faccia ed esclamava: «Siete tutti crimineli», con la 'e' al posto della 'a'. Poi si scoprì che la loro barca era stata speronata a poppa, e aveva imbarcato acqua. Allora ci chiedemmo: che ordine aveva la corvetta? È azzardato pensare che l’ordine fosse: non devono passare?

Questi agenti texani, che colpiscono i migranti sulla testa e sulla schiena, che ordine hanno? È azzardato pensare che l’ordine sia: non devono passare? Insomma: sono sgradevoli gli agenti, meritano la nostra condanna, e io adesso pronuncerò la mia, ma la condanna onnicomprensiva va indirizzata a monte, agli ordini di repressione della migrazione con la violenza. Il problema non sono i migranti, e picchiandoli in testa non si risolve niente. Il problema è la fame.

Rientrando dal Messico alla California in pullman ho visto l’autista fermare la corriera e perquisirla, c’erano 'clandestini' nascosti nel bagagliaio, lui li ricacciava indietro a pedate. Ma quelli avevano fame. Eran pronti a ritentare con la corriera successiva.

Le pedate del mio autista son come le frustate di questi agenti a cavallo texani. I migranti frustati sono sgraziati, curvi, storti, cadenti, gli agenti a cavallo sono eleganti, alti, sicuri, dominanti. Ma non è uno scontro fra eleganza e ineleganza, fra ragione e torto, è uno scontro fra affamati e sazi. L’affamato non smetterà mai di tornare alla carica, perché ha fame. Deve assolutamente mangiare, e presto, perché più aspetta peggio è, adesso è già malato e fra poco sarà morto. Guadano il fiume di confine, che è il Rio Grande, gli affamati, e di là i sazi li aspettano a cavallo, con la frusta in pugno. Pare uno scontro che s’imposta e si risolve lì. Ma lì non si risolve niente, lo scontro s’imposta e si risolve altrove. Ad Austin che dello Stato del Texas è la capitale. E a Washington che della potente America è il centro.