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Prandini. Welfare formato famiglia. Ecco il progetto vincente

Luciano Moia giovedì 21 settembre 2017

Un piano di lavoro concreto per il welfare familiare. Oltre le analisi, oltre l’elenco dei problemi (peraltro già notissimi), il gruppo 'politiche territoriali, welfare, conciliazione famiglia-lavoro' – che aveva come coordinatore scientifico Riccardo Prandini, docente di sociologia all’Università di Bologna – ha messo a punto in vista della Conferenza nazionale della prossima settimana (Roma, 28 e 29 settembre) un documento articolato con almeno sei importanti proposte concrete sulle politiche per la non autosufficienza, il 'dopo di noi', i minori non accompagnati, il contrasto alla violenza di genere, i livelli essenziali di assistenza per il sociale, la conciliazione famiglia-lavoro.

«Forse per la prima volta rispetto alla preparazione di questi grandi eventi – osserva Prandini – abbiamo lavorato in modo molto pragmatico. Non abbiamo discusso sui problemi della famiglia in relazione a questi temi, perché sono già tutti stranoti, ma abbiamo tentato di individuare soluzioni. E lo abbiamo fatto non a partire da teorie e visioni del mondo, ma dalla realtà concreta dei territori e dei loro protagonisti, cioè i Comuni (quindi l’Anci), i sindacati, Confindustria, l’associazionismo familiare, i rappresentanti dei ministeri, cioè tutti coloro che intervengono direttamente nella costruzione delle politiche familiari». Per comprendere le varie proposte occorre però tenere presenti i principi a cui sono ispirati.

Il gruppo che ha lavorato sul welfare familiare si è trovato d’accordo su quattro grandi principi: continuità, territorializzazione, valutazione dell’impatto familiare, personalizzazione e co-produzione, «La continuità – spiega il sociologo – significa che le politiche devono essere durevoli nel tempo e devono dare aspettative certe alle famiglie. Il principio di valutazione dell’impatto familiare è importante per capire che non servono politiche di welfare senza una valutazione capace di dire cosa può funzionare e cosa no. E poi la personalizzazione e coproduzione dei servizi di welfare serve per rendere le famiglie protagoniste dei servizi. Infine la territorializzazione – prosegue l’esperto – e cioè: tutti gli attori del territorio, amministrazione, aziende, no profit, famiglie e associazioni devono responsabilizzarsi per cercare delle risposte ai bisogni. Alla base di tutto questo sta il principio che il welfare è un investimento per il Paese e non è un costo». Ecco le sei proposte messe a punto.


Politiche per la non autosufficienza. Si punta alla definizione dei livelli essenziali di assistenza per i servizi della non autosufficienza (ex legge 328 del 2000) che a distanza di quasi vent’anni non sono ancora a disposizione. Occorre poi prevedere l’adozione dei budget di cura individuale per i servizi a sostegno della non autosufficienza, offrendo quindi alla persona non autosufficiente e alla sua famiglia la possibilità di personalizzare e 'co-produrre' il servizio più adeguato.

Politiche per il 'Dopo di noi'. Servono interventi concreti per le persone non autosufficienti che hanno visto morire i loro familiari. Si chiede un impegno preciso per la costruzione dei progetti di vita, con un budget personalizzato, una focalizzazione sul problema dei minori non autosufficienti che stanno aumentando e una legge quadro sul prendersi cura Politiche per i minori non accompagnati. Anche in questo caso tantissime proposte. Tra le altre promuovere strumenti come l’affido familiare, attivando l’associazionismo delle famiglie, avviare reti di 'seconda accoglienza' (l’affido) e mettere a regime interventi relativi alla 'prima accoglienza' attraverso l’apertura di centri pensati in modo adeguato. Le reti di 'prima e seconda accoglienza' vanno coordinate in modo innovativo. Oggi purtroppo non è così.

Politiche di contrasto alla violenza di genere. Si è registrata una grande richiesta di interventi per prevenzione, formazione e comunicazione sul problema a tutti i livelli istituzionali, dalla scuola all’università. Urgenti progetti di protezione e assistenza delle donne con figli che hanno subito violenza. Qui una delle proposte centrali è l’istituzione e la promozione di reti locali antiviolenza. E poi c’è una parte dedicata alla giuridicizzazione, al perseguimento dei colpevoli e alla protezione delle vittime che è un tema giuridico molto particolareggiato di cui, durante la Conferenza, sarà fornito un orientamento per la formulazione di leggi specifiche.

Livelli essenziali delle politiche sociali e la valutazione dell’impatto. I livelli essenziali delle politiche sociali sono quegli strumenti che dovevano già essere messi a punto e che avrebbero dovuto dire ciò che una famiglia si può attendere in un determinato territorio. Si chiede quindi la definizione dei lea sociali, integrandoli con quelli sanitari. In questa prospettiva ogni Comune dovrà definire un budget almeno triennale per le politiche familiari. E che all’interno di questo budget ci dovrà essere il piano territoriale per la famiglia, con interventi specifici. Tutto questo andrà 'valutato', cioè sottoposto a una 'valutazione di impatto familiare', e che quindi ogni tre anni ci sia una valutazione per definire le politiche che hanno funzionato.

Politiche per la conciliazione famiglia- lavoro. La prima parte di questa proposta è dedicata ai servizi per la prima infanzia, cioè scuole materne e nidi. E qui tre idee forti: la prima è alleggerire al massimo il peso tariffario dei nidi pubblici e privati. La seconda è realizzare dei poli educativi che mettano in comunicazione le scuole per l’infanzia e i nidi. La terza è lo sviluppo di nidi nel Mezzogiorno dove c’è una scarsità totale di posti. L’idea è che l’integrazione del sistema 0-6 anni vada implementata. Per quanto riguarda la conciliazione vera e propria, si punta a dare maggior autonomia possibile alle aziende e ai sindacati attraverso la contrattazione di secondo livello per realizzare dei pacchetti-welfare all’interno dei posti di lavoro. Il secondo punto riguarda la progettazione e lo sviluppare di sistemi di welfare aziendali per le piccole e medie aziende, che sono quelle che con più difficoltà riescono a implementare questi servizi. Infine si chiede l’estensione dei congedi di paternità retribuiti e obbligatorio; il congedo per figli adolescenti 12-18 anni e permessi retribuiti per la malattia del figlio e dei genitori anziani. «Tutte queste proposte – osserva ancora Riccardo Prandini – sono state elaborate insieme ai rappresentanti delle parti sociali. Su alcuni punti, evidentemente, le visioni sono risultate un po’ diverse tra sindacati e Confindustria, ma in generale andiamo alla Conferenza con proposte per i territori importanti e condivise. E quindi c’è da essere soddisfatti».