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Attualità

L'imprenditore antiracket. «Mi tolgono la scorta ma non mi arrendo. Resto a Mondragone»

Antonio Maria Mira, inviato a Mondragone (Caserta) giovedì 20 settembre 2018

Benedetto Zoccola ai tempi in cui era vicesindaco della città

«Sono preoccupato. Lo vedo come un antipasto di qualcosa che temo mi si voglia servire. Nonostante tutto, ho deciso di fare questa battaglia. Tra mille difficoltà e tra mille paure resto a Mondragone e continuo a guardare negli occhi quella gente che non vuole tanto bene al mio paese». Così si sfoga Benedetto Zoccola, imprenditore antiracket ed ex vicesindaco di Mondragone, cittadina casertana sul litorale domizio. Da alcuni giorni sono stati tolti i militari che sorvegliavano la sua casa, mentre la scorta gli è stata ridotta solo alla Campania. Autoblindata e due uomini, il cosiddetto 'livello tre', ma solo fino al confine regionale. Assurdo. Oltretutto Mondragone è ad appena 13 chilometri dal Lazio. «Cosa dovrò fare? Scendere dall’auto e prendere un autobus? O fare l’autostop?», ironizza Zoccola.

Eppure ha pagato personalmente sulla sua pelle la violenza camorrista. Vive sotto scorta dal 2012, dopo aver denunciato un tentativo di estorsione da parte del clan camorrista Fragnoli-La Torre. Una decisione netta alla quale la cosca aveva risposta violentemente. Il 10 settembre venne bloccato dagli uomini della cosca armi in pugno e costretto entrare nel cofano di un’auto. Lo portarono fuori dal paese e lo picchiarono a sangue. Era notte fonda e malgrado le ferite, andò nuovamente dai carabinieri a denunciare tutto. Da allora gli uomini dell’Arma lo accompagnano ogni giorno. Ma questo non ha bloccato la violenza. Ancor più dopo la decisione di scendere in politica e accettare deleghe delicate, che riguardano tra l’altro la gestione dei rifiuti e del cimitero, da sempre affari della camorra. Con azioni molto forti per fare pulizia nell’amministrazione. Così il 21 gennaio 2015 è stata fatta esplodere una prima bomba sul davanzale della finestra del suo studio di consulente aziendale. Un gran colpo che gli ha provocato gravissimi danni fisici: non sente più dall’orecchio destro e non vede più dall’occhio destro. Il 1° febbraio una nuova bomba, questa volta contro la sua casa, appena dopo una manifestazione cittadina di solidarietà. Dopo i due ordigni viene decisa la vigilanza fissa dei militari davanti alla sua abitazione. Proprio quella che la Prefettura di Caserta ha ora deciso di togliere, limitando anche la scorta.

Eppure, come si legge in un’interrogazione parlamentare del senatore del Pd, Franco Mirabelli al ministro dell’Interno, Matteo Salvini, «Benedetto Zoccola continua a vivere a Mondragone, dove la presenza della criminalità organizzata è significativa e dove vivono i familiari delle persone che ha denunciato». Non solo. «A 100 metri dalla sua abitazione vive agli arresti domiciliari la signora Annunziata Gagliardi, la quale è stata denunciata da Benedetto Zoccola, per minacce gravi per le quali pende procedimento penale presso la Dda di Napoli ». La donna, oltretutto, «è figlia di un noto delinquente della zona, uscito da un paio di mesi dal carcere per reati associativi dopo aver scontato una pena di 27 anni». Più volte sarebbe stata inquadrata dalle telecamere che sorvegliano la casa di Zoccola, anche ferma a lungo di fronte all’abitazione. Le stesse telecamere che ad aprile hanno ripreso due persone con casco integrale a bordo di un grosso scooter con la targa coperta che lanciano alcuni volantini davanti alla casa dell’imprenditore, malgrado la presenza dei militari. Sui foglietti una frase di 'auguri' da parte di un carcerato: «Song sempre io si non c’è a’ facite voi a fa a galera me a’ faccio io. Vi auguro una buona Pasqua dal vostro Leone Gennaro Lisitano. Ciao alla prossima». A dicembre 2017 era stata invece recapitata, con mittente falso, una lettera di un detenuto che spiega come gli esecutori degli attentati siano sempre liberi e vivano a Mondragone. Non gli unici avvertimenti arrivati anche negli ultimi mesi.

Come ci ricorda Benedetto, sono inoltre in corso processi e indagini frutto delle sue denunce, che non si sono mai fermate, anche dopo la sua non riconferma come amministratore locale. È tornato al suo lavoro ma non ha smesso di tenere gli occhi aperti. Ed è molto preoccupato della situazione del suo paese. Non solo lui. Gli inquirenti stanno, infatti, alzando nuovamente l’attenzione su Mondragone, sia per la presenza di clan camorristi tutt’altro che sconfitti (molti esponenti sono tornati dopo lunghe detenzioni), sia per le tensioni che qualcuno (forse gli stessi clan) stanno creando attorno alla presenza dei migranti, in particolare della comunità rom bulgara della quale Avvenire ha scritto due mesi fa. Invano, come si legge nell’interrogazione parlamentare, Zoccola ha chiesto le motivazioni delle nuove disposizioni che gli sono state comunicate solo verbalmente e mai per iscritto. Per questo è intenzionato a fare ricorso, mentre il senatore Mirabelli chiede a Salvini che la tutela sia ripristinata.

CHI È Ha denunciato i boss ed è stato sequestrato

Benedetto Zoccola ha 36 anni e da sei vive sotto scorta. Laureato in Economia e Management, nel 2012 viene avvicinato dagli emissari del clan Fragnoli-La Torre che pretendono 50mila euro sui lavori di un complesso di villette che vuole realizzare su un terreno dei nonni. Nel 2012 prima gli squarciano le gomme dell’auto, poi gli inviano una lettera, infine lo sequestrano e lo picchiano a sangue. Ma lui denuncia e addirittura si presenta dal boss indossando i microfoni degli investigatori che registrano tutto. Arresti, processi. Poi la politica. Vicesindaco con delega per ambiente e legalità con una giunta civica di centrosinistra. Nuove denunce, questa volta sulle collusione politico-criminali. Arrivano le due bombe del 2015 e il rafforzamento della tutela che ora gli è stata inspiegabilmente ridotta.