Uno a uno, tutti i momenti che non dimenticheremo dell'apertura delle Olimpiadi

di Alberto Caprotti, Milano
Forse la più bella Cerimonia inaugurale della storia ha mostrato al mondo chi siamo: dalla “genialata” di Mattarella e Valentino Rossi in tram all'eleganza di un grande spettacolo in cui ha trionfato l'orgoglio di essere italiani
February 7, 2026
Il simbolo della pace nel cuore di San Siro, formato dai corpi dei ballerini
Il simbolo della pace nel cuore di San Siro, formato dai corpi dei ballerini
Orgoglio, senza pregiudizio. Tre ore di spettacolo per dire cosa siamo, e per dirlo nel modo più bello che si potesse pensare. Genio, fantasia, eleganza: questa è stata la Cerimonia d’Apertura delle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina. Forse la più bella della storia di Giochi. Comunque la più misurata, la più densa. Giocata in contemporanea su luoghi diversi, per la prima volta in assoluto con due bracieri e tre tedofori, in un unico fuoco che ha acceso la notte. E un po’ anche le nostre coscienze intorpidite. Due miliardi di telespettatori in tutto il pianeta hanno visto un’Italia che sa fare e che sa mostrare – per una volta almeno – tutto il meglio che ha. Scoprendo che è tantissimo. Storia, arte, cultura, poesia, classe, tanta classe. L’abile regia di Marco Balich ha dipinto un Paese che canta Volare con la voce di Mariah Carey. Che si inventa il tram simbolo di Milano che passa davanti alla Scala, i musicisti che salgono con i portabandiera, un uomo seduto, inquadrato di spalle, con i capelli bianchi, l’arrivo a San Siro. Il signore che scende, ringrazia e saluta. Lo strepitoso cameo del presidente Mattarella con Valentino Rossi autista è stata una genialata fuori catalogo, ancora meglio della regina Elisabetta che ai Giochi di Londra si prestò a farsi riprendere con l’agente 007 per poi buttarsi con il paracadute.
Il momento più iconico, già diventato virale sui social: Mattarella e Valentino Rossi sul tram
Il momento più iconico, già diventato virale sui social: Mattarella e Valentino Rossi sul tram
E poi le modelle vestite da bandiera italiana, fascino puro. Il Tricolore nelle mani di Vittoria Ceretti, in abito bianco, omaggio a re Giorgio, ispirato da un vestito da sposa disegnato da Armani prima di morire. Pierfrancesco Favino intabarrato che recita L’Infinito con il sottofondo del violino di Giovanni Andrea Zanon. L’attrice Matilda De Angelis che agitando la bacchetta come un mestolo dirige Rossini, Verdi e Puccini. L’omaggio ai paparazzi che tanto hanno fatto per la Dolce Vita e a Raffaella Carrà che l’ha resa più vivace con “A far l’amore comincia tu”, mentre grandi tubetti di tempera facevano scendere dall’alto il giallo il blu e il rosso in un cerchio tra spartiti che volano. Laura Pausini che canta l’inno, la sfilata gioiosa delle delegazioni degli atleti. Facce belle, giovani entusiasti, quelli dei quali il mondo ha bisogno. La cerimonia inaugurale di Milano Cortina 2026 è stata un racconto imperfetto, stratificato, a tratti persino disordinato. Ma proprio per questo profondamente italiano. Un affresco che non cercava la perfezione patinata, ma ha fotografato la complessità di un Paese che vive di contrasti, di memoria e di slanci improvvisi. Dentro c’era tutto: l’arte alta e il pop, l’ironia e la retorica, la provincia e il mondo, la Scala e San Siro, Leopardi e Celentano. Un’Italia che non si mette in posa, ma si mostra per quella che è, con coraggio e una certa ostinata sincerità.
La sfilata del Tricolore in Armani e lo splendore di Vittoria Ceretti 
La sfilata del Tricolore in Armani e lo splendore di Vittoria Ceretti 
E poi che bello vedere loro, i protagonisti veri, il pianeta dietro le bandiere. Gli atleti del Benin che le facce gelate, e il Brasile ricoperto da giacconi che fa finta di essere a Copacabana. La Cina che ha più donne che uomini, ma soprattutto non molla il cellulare. Una cerimonia d’apertura così diffusa da mischiare tutto, da Milano a Cortina, Livigno, Predazzo: un caos organizzato e giocoso che si è fatto perdonare tutto. Anche i fischi a Israele, l’Islanda che balla, la divisa surreale di qualche Paese che sembrava più adatta al Palio di Siena, gli Usa che sfilano da terzultimi applauditi e anche molto invidiati per il montgomery bianco mentre il vicepresidente Vance, appena è inquadrato viene sepolto dai fischi. E poi la Francia, con il presidente Macron che non si è degnato di venire, dimenticando che gli assenti non hanno ragione quasi mai.
Gli atleti del Benin: c'è un pezzo d'Africa alle Olimpiadi invernali 
Gli atleti del Benin: c'è un pezzo d'Africa alle Olimpiadi invernali 
Riavvolgendo il nastro di una notte che nessuno avrebbe dovuto perdersi, la genialità della cerimonia è stata nel suo osare composto: nel mischiare Rossini e il “trash”, nell'evitare gli eccessi fuori luogo di Parigi 2024, di passare senza chiedere permesso dall’opera alla televisione generalista, dallo sport alla poesia civile. È stato un inno al nostro modo di stare al mondo, spesso criticato ma inimitabile, capace di far convivere la grazia e il caos. E poi l’orgoglio: quello che esplode nel boato e nella commozione per i grandi campioni del passato che passano il testimone, nella delicatezza di Ghali che canta Rodari («Ci sono cose da non fare mai, né di giorno, né di notte, né per mare, né per terra: per esempio, la guerra»), nella colomba disegnata dai corpi, nella fiaccola che accende nodi leonardeschi come se il futuro dovesse ancora, inevitabilmente, passare dal nostro ingegno.
Ghali e il suo inno alla pace con le parole di Rodari: un momento bellissimo 
Ghali e il suo inno alla pace con le parole di Rodari: un momento bellissimo 
L’Italia da Paese ospitante, come da copione è arriva per ultima, con il gigante del curling Amos Mosaner che a Cortina si è preso sulle spalle Federica Brignone che aveva già detto di volersi mettere i tacchi perché lui è altissimo. Mentre a Milano ci sono Arianna Fontana, regina dello short track, alla sua seconda volta da portabandiera e Federico Pellegrino molto emozionato e tenero che non sa dove guardare. Belle, anche se un po’ lunghe, le parole di Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina: «Queste Olimpiadi appartengono a voi atleti, ora tocca a voi». Ancora migliori quelle della presidente del Cio, Kirsty Coventry, campionessa olimpica di nuoto: «Siate fieri di essere arrivati fino a qui, cercate di divertirvi e di essere gentili. In Africa da dove provengo abbiamo un detto: io sono perché noi siamo. Cerchiamo di essere umani e di dare il meglio di noi». In piedi, il presidente Mattarella, applauditissimo, ha dichiarato aperti i Giochi. E poco importa che li abbia contati male parlando di 15esima Olimpiade quando invece è la 25esima. Sono i terzi invernali per l’Italia, 70 anni dopo Cortina, 20 dopo Torino.
E ancora Bocelli, con il suo “Nessun dorma”: alle sue spalle i tedofori del cuore di Milano, gli storici capitani di Milan e Inter Franco Baresi e Beppe Bergomi
E ancora Bocelli, con il suo “Nessun dorma”: alle sue spalle i tedofori del cuore di Milano, gli storici capitani di Milan e Inter Franco Baresi e Beppe Bergomi
Infine Andrea Bocelli: nessuno ha dormito, sarebbe stato impossibile. E gli ultimi tedofori, la storia dello sport, altre parole di pace da parte dell’attrice Charlize Theron, sempre così perfetta che potrebbe anche recitare le tabelline e risulterebbe lo stesso affascinante. Finale con Cecilia Bartoli e il pianista cinese Lang Lang. E il giuramento degli atleti a Cortina con l’astronauta Samantha Cristoforetti a rendere concreto il sogno di una bambina che guarda il futuro attraverso i pianeti. Prima che Sofia Goggia a Cortina, e Alberto Tomba e Deborah Compagnoni a Milano accendessero il braciere che cita i nodi leonardeschi. Non è stata una notte buia e tempestosa, i fuochi l’hanno illuminata e l’allegria degli sportivi è stata la parte più bella. Forse il mondo non avrà capito tutto di questa Italia. Ma ha visto un Paese vivo, colto, emotivo, che non rinuncia alla propria identità pur aprendosi agli altri. Ha visto un’Italia che sa ancora raccontare storie, che crede nella bellezza come linguaggio universale, e nello sport come spazio umano prima che competitivo. Da oggi, come è giusto che sia, toccherà agli atleti spiegare chi siamo. Ma la scorsa notte, tra luci, musica e memoria, l’Italia ha ricordato prima di tutto a se stessa di saper essere grande.

© RIPRODUZIONE RISERVATA