Stefano Longo: «Cortina ha vinto ancora, come 70 anni fa»
Il presidente della Fondazione Cortina stila il bilancio dei Giochi: «Oltre all'ospedale olimpico, i giovani che hanno lavorato per noi sono la grande legacy per tutto il territorio»

Stefano Longo è eleganza, stile e gentilezza. Ampezzano, «di complemento», come ama definirsi, è nato nel 1956, proprio l’anno delle prime Olimpiadi di Cortina. Un passato da amministratore delegato di compagnie di assicurazione appartenenti al Gruppo Cattolica e al Gruppo inglese Aviva e un presente vissuto, fino in fondo, da presidente della Fondazione Cortina dove i Giochi, vox populi, anche straniera, sono andati alla grande.
Presidente Longo, alla vigilia dalla cerimonia di chiusura all’Arena di Verona sarebbe tempo di bilanci.
«Ma sarebbe un bilancio parziale, perché il primo tempo di Milano Cortina 2026 finisce domani sera (oggi, ndr) ma c’è ancora tutta la seconda manche da fare e quella termina il 15 marzo con la cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi, qui a Cortina».
Allora proviamo con il bilancio parziale.
«La macchina organizzativa per quello che attiene l’evento sportivo, quindi in termini di gare, posso dire che ha funzionato non bene ma benissimo. E questo anche dal punto di vista dei soccorsi, perché qualche intervento l’abbiamo avuto e il nuovo polo ospedaliero è stato assolutamente all’altezza della sua nomea di “ospedale olimpico”».
L’ospedale di Cortina sarà la prima legacy.
«Il nuovo ospedale beneficia di una gestione pubblico-privato affidata alla Gvm. È una struttura già efficiente e quanto mai necessaria in prospettiva, Cortina durante l’anno arriva a picchi massimi di 40mila. L’altra legacy importante riguarda la viabilità: due tangenziali sono state già aperte e la terza, quella di San Vito, verrà inaugurata in agosto e servirà a rivitalizzare tutti i paesi del Cadore».
Altri benefici portati dai Giochi?
«Per le Olimpiadi e le Paralimpiadi Fondazione Cortina ha assunto circa 150 persone, tutti giovani, uno staff fatto di professionisti della montagna e delle diverse aree di intervento la cui professionalità potrà essere messa a disposizione del territorio. Una grande eredità di Milano Cortina saranno proprio questi ragazzi, che non sono tutti locali ma provengono dal Veneto dal Cadore da Belluno. A Giochi conclusi aggiorneranno il proprio curriculum e grazie a questa esperienza potranno presentarsi con un bagaglio sicuramente arricchito, pronti per le prossime sfide lavorative».
L’effetto olimpico dunque è già in pieno corso.
«La nostra sede, l’Alexander Hall, sta per diventare la base del Comitato Paralimpico Internazionale, ma prima vorrei godermi questi ultimi scampoli olimpici. Da osservatore passeggio per la città e con piacere mi colpisce questa umanità coloratissima, come la coppia ammantata nella bandiera giamaicana o i tifosi americani e canadesi che si fermano per un selfie o entrano nei negozi portando una gioia inusuale, uno spirito da autentici “turisti olimpici”. E questo spettacolo lo vedremo anche per le Paralimpiadi».
Fronte turismo: come a Milano, avete proiezioni positive per i prossimi mesi?
«La ricaduta sarà importante e si è già vista dopo gli altri eventi sportivi come la Coppa del Mondo di sci. Le riprese televisive delle piste, compresa quella di bob “Eugenio Monti” hanno invogliato la curiosità di tanti stranieri a venire a Cortina per la prima volta e questo anche prima delle Olimpiadi. A novembre per la Coppa del mondo di bob, skeleton e slittino, avevamo alberghi con 500 persone, tra atleti, parenti e tifosi, solo americane. Ormai qui da noi non esiste più la bassa stagione e il flusso turistico viaggia sui 9-10 mesi di fila. In giugno abbiamo esclusivamente presenze straniere e un turismo prettamente sportivo che prende parte alla “Cortina Dolomiti Ultra Trekking”»
Unico neo di Cortina olimpica pare sia stata la recezione alberghiera, scomoda, perché lontana dalla città e dagli impianti, e prezzi che sono volati alle stelle.
«E’ innegabile che il periodo dei Giochi abbia fatto lievitare i prezzi degli alberghi ma non quelli dei ristoranti che sono rimasti immutati. Il rincaro alberghiero è comunque in linea con i Giochi estivi di Parigi e credo con tutti gli eventi olimpici degli ultimi anni».
Tornando all’eredità dei Giochi, cosa lascia Milano Cortina alla “Regina delle dolomiti”?
«Uno Stadio del ghiaccio storico e ancora più splendido e aperto a tutti, a cominciare dagli anziani con difficoltà motorie e le persone con disabilità. E poi stiamo aspettando l’apertura della cabinovia Apollonio-Socrepes che oltre che spettacolare per la panoramica sulle Tofane si porta dietro anche un parcheggio da 750 posti auto che finalmente farà respirare il traffico cittadino».
I nostalgici reclamano: ai Giochi di Cortina 1956 si arrivava in treno.
«Lo so bene. Da bambino salivo su a Cortina con mia mamma viaggiando su quel trenino suggestivo, a scartamento ridotto, di colore biancazzurro. Era splendido. Ripristinarlo significherebbe aggirare un grosso macigno logistico, dovrebbe cambiare percorso perché vicino a dove passava la ferrovia sono state costruite delle abitazioni, quindi occorrerebbe scavare gallerie e trovare qualche miliardo di finanziamento. Qualcuno ci ha anche pensato, ma la fattibilità al momento è pari allo zero».
Dopo Milano Cortina inizia il vero anno zero dell’era post Malagò.
«Conosco l’amico Giovanni e ne apprezzo da sempre lo stile che è frutto dell’educazione familiare che ha ricevuto e che ho toccato con mano da quando suo padre Vincenzo Malagò scelse Cortina come luogo d’elezione per le vacanze. In questi anni Malagò ha dimostrato di essere un grande uomo di sport oltre che un profondo conoscitore delle dinamiche internazionali e ha fatto un ottimo lavoro che di certo sarà portato avanti anche dopo l’esperienza olimpica dal suo successore, l’attuale presidente del Coni Luciano Buonfiglio».
Presidente Longo, e a lei quale futuro l’attende?
«Sono in pensione dal 1° gennaio ma continuerò a vivere e ad operare da uomo libero. A casa mi hanno insegnato che la cultura non rende ricchi ma liberi e indipendenti sì. Assaporerò lo spettacolo di Milano Cortina fino alla cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi e poi vorrei continuare a lavorare nel mio campo naturale che è quello della responsabilità che, per quanto mi riguarda, vuol dire in primis, essere sempre al servizio della mia comunità. Quindi, le mie Olimpiadi personali con Cortina non finiscono mai»
Presidente Longo, alla vigilia dalla cerimonia di chiusura all’Arena di Verona sarebbe tempo di bilanci.
«Ma sarebbe un bilancio parziale, perché il primo tempo di Milano Cortina 2026 finisce domani sera (oggi, ndr) ma c’è ancora tutta la seconda manche da fare e quella termina il 15 marzo con la cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi, qui a Cortina».
Allora proviamo con il bilancio parziale.
«La macchina organizzativa per quello che attiene l’evento sportivo, quindi in termini di gare, posso dire che ha funzionato non bene ma benissimo. E questo anche dal punto di vista dei soccorsi, perché qualche intervento l’abbiamo avuto e il nuovo polo ospedaliero è stato assolutamente all’altezza della sua nomea di “ospedale olimpico”».
L’ospedale di Cortina sarà la prima legacy.
«Il nuovo ospedale beneficia di una gestione pubblico-privato affidata alla Gvm. È una struttura già efficiente e quanto mai necessaria in prospettiva, Cortina durante l’anno arriva a picchi massimi di 40mila. L’altra legacy importante riguarda la viabilità: due tangenziali sono state già aperte e la terza, quella di San Vito, verrà inaugurata in agosto e servirà a rivitalizzare tutti i paesi del Cadore».
Altri benefici portati dai Giochi?
«Per le Olimpiadi e le Paralimpiadi Fondazione Cortina ha assunto circa 150 persone, tutti giovani, uno staff fatto di professionisti della montagna e delle diverse aree di intervento la cui professionalità potrà essere messa a disposizione del territorio. Una grande eredità di Milano Cortina saranno proprio questi ragazzi, che non sono tutti locali ma provengono dal Veneto dal Cadore da Belluno. A Giochi conclusi aggiorneranno il proprio curriculum e grazie a questa esperienza potranno presentarsi con un bagaglio sicuramente arricchito, pronti per le prossime sfide lavorative».
L’effetto olimpico dunque è già in pieno corso.
«La nostra sede, l’Alexander Hall, sta per diventare la base del Comitato Paralimpico Internazionale, ma prima vorrei godermi questi ultimi scampoli olimpici. Da osservatore passeggio per la città e con piacere mi colpisce questa umanità coloratissima, come la coppia ammantata nella bandiera giamaicana o i tifosi americani e canadesi che si fermano per un selfie o entrano nei negozi portando una gioia inusuale, uno spirito da autentici “turisti olimpici”. E questo spettacolo lo vedremo anche per le Paralimpiadi».
Fronte turismo: come a Milano, avete proiezioni positive per i prossimi mesi?
«La ricaduta sarà importante e si è già vista dopo gli altri eventi sportivi come la Coppa del Mondo di sci. Le riprese televisive delle piste, compresa quella di bob “Eugenio Monti” hanno invogliato la curiosità di tanti stranieri a venire a Cortina per la prima volta e questo anche prima delle Olimpiadi. A novembre per la Coppa del mondo di bob, skeleton e slittino, avevamo alberghi con 500 persone, tra atleti, parenti e tifosi, solo americane. Ormai qui da noi non esiste più la bassa stagione e il flusso turistico viaggia sui 9-10 mesi di fila. In giugno abbiamo esclusivamente presenze straniere e un turismo prettamente sportivo che prende parte alla “Cortina Dolomiti Ultra Trekking”»
Unico neo di Cortina olimpica pare sia stata la recezione alberghiera, scomoda, perché lontana dalla città e dagli impianti, e prezzi che sono volati alle stelle.
«E’ innegabile che il periodo dei Giochi abbia fatto lievitare i prezzi degli alberghi ma non quelli dei ristoranti che sono rimasti immutati. Il rincaro alberghiero è comunque in linea con i Giochi estivi di Parigi e credo con tutti gli eventi olimpici degli ultimi anni».
Tornando all’eredità dei Giochi, cosa lascia Milano Cortina alla “Regina delle dolomiti”?
«Uno Stadio del ghiaccio storico e ancora più splendido e aperto a tutti, a cominciare dagli anziani con difficoltà motorie e le persone con disabilità. E poi stiamo aspettando l’apertura della cabinovia Apollonio-Socrepes che oltre che spettacolare per la panoramica sulle Tofane si porta dietro anche un parcheggio da 750 posti auto che finalmente farà respirare il traffico cittadino».
I nostalgici reclamano: ai Giochi di Cortina 1956 si arrivava in treno.
«Lo so bene. Da bambino salivo su a Cortina con mia mamma viaggiando su quel trenino suggestivo, a scartamento ridotto, di colore biancazzurro. Era splendido. Ripristinarlo significherebbe aggirare un grosso macigno logistico, dovrebbe cambiare percorso perché vicino a dove passava la ferrovia sono state costruite delle abitazioni, quindi occorrerebbe scavare gallerie e trovare qualche miliardo di finanziamento. Qualcuno ci ha anche pensato, ma la fattibilità al momento è pari allo zero».
Dopo Milano Cortina inizia il vero anno zero dell’era post Malagò.
«Conosco l’amico Giovanni e ne apprezzo da sempre lo stile che è frutto dell’educazione familiare che ha ricevuto e che ho toccato con mano da quando suo padre Vincenzo Malagò scelse Cortina come luogo d’elezione per le vacanze. In questi anni Malagò ha dimostrato di essere un grande uomo di sport oltre che un profondo conoscitore delle dinamiche internazionali e ha fatto un ottimo lavoro che di certo sarà portato avanti anche dopo l’esperienza olimpica dal suo successore, l’attuale presidente del Coni Luciano Buonfiglio».
Presidente Longo, e a lei quale futuro l’attende?
«Sono in pensione dal 1° gennaio ma continuerò a vivere e ad operare da uomo libero. A casa mi hanno insegnato che la cultura non rende ricchi ma liberi e indipendenti sì. Assaporerò lo spettacolo di Milano Cortina fino alla cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi e poi vorrei continuare a lavorare nel mio campo naturale che è quello della responsabilità che, per quanto mi riguarda, vuol dire in primis, essere sempre al servizio della mia comunità. Quindi, le mie Olimpiadi personali con Cortina non finiscono mai»
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