Cortina, il braciere olimpico si spegne: restano le campane

Cala il sipario sui Giochi paralimpici invernali 2026 con lo spegnimento stasera della fiamma a Milano e nel capoluogo ampezzano ai piedi dell’iconico campanile
March 15, 2026
Cortina, il braciere olimpico si spegne: restano le campane
Il campanile della Basilica dei Santi Filippo e Giacomo e il braciere olimpico
È il guardiano della valle. Svetta snello ed elegante nella conca ampezzana facendo sentire la sua voce a ogni rintocco. L’eco delle sue campane si distende fino a raggiungere le vette delle maestose Dolomiti tutte intorno.
Il campanile della Basilica dei Santi Filippo e Giacomo è il punto di riferimento naturale per il viaggiatore che arriva qui per la prima volta. Con la sua punta di rame verde assomiglia a una matita pronta a colorare le nuvole. Un dito puntato verso il cielo di 65 metri di altezza sullo sfondo della cattedrale rocciosa delle Tofane. «Gli abitanti di Cortina ci tengono molto – spiega il parroco don Ivano Brambilla -. Ha ancora le campane originali del 1858. Quando c’era qui l’impero austro-ungarico e si avvicinava la Prima guerra mondiale, le campane venivano fuse per farne cannoni. Si dice però che il beato Carlo d’Asburgo, l’imperatore, sentendo quelle di Cortina disse di non toccarle».
Un simbolo al pari della vicina Casa delle Regole, secolare istituzione dell’autogoverno locale, con radici che affondano nel Medioevo. Il campanile, entrato già nell’immaginario dei Giochi Olimpici del 1956, ha scandito anche le giornate di gara di Milano Cortina 2026.
Le Paralimpiadi hanno avuto però anche una campanella speciale, quella realizzata appositamente per l’evento a cinque cerchi dalla Comunità di Villa San Francesco di Facen per bambini e ragazzi fragili e bisognosi. Un manufatto che arriva dalla mostra “Parola parole angeli campane” in corso al Museo dei sogni e della memoria nei locali della cooperativa Arcobaleno 86 al Casonetto di Feltre, dove sono esposte oltre 700 campane provenienti da più di 90 Paesi del mondo.
La Campanella delle Paralimpiadi è stata portata alla Fondazione Cortina alla presenza anche del vescovo di Belluno-Feltre, Renato Marangoni: «La campanella arriva da una comunità che accoglie ragazzi diventati poi adulti, persone che avevano bisogno di un tessuto familiare. Da qui è nata l’idea di raccogliere campane da ogni parte del mondo, per il significato che portano con sé. Le campane custodiscono la storia delle comunità: chiamano, radunano, tengono insieme le persone. La campana, in fondo, suona per chi la ascolta. E l’ascolto è qualcosa di fondamentale: è alla base della vita». La campanella delle Paralimpiadi è stata esposta in questi giorni presso la Cortina Dolomiti Lounge, lo spazio della Fondazione Cortina protagonista già con i Giochi olimpici invernali ma anche dopo. Nei giorni delle Paralimpiadi ha accolto più di 1100 persone tra cui istituzioni, imprese, atleti, e promosso 25 eventi tra presentazioni, convegni e dirette tv delle gare. Il presidente Stefano Longo non ha dubbi: «Le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026 hanno rappresentato il momento più alto di un percorso che a Cortina portiamo avanti da anni: mettere al centro accessibilità, inclusione e attenzione alla persona. I Giochi ci lasciano molto più delle medaglie: competenze, infrastrutture e una squadra di oltre 140 professionisti che continuerà a lavorare per trasformare questa esperienza in opportunità durature per lo sport e per il territorio». Fondazione Cortina ha inoltre avuto la soddisfazione di vedere protagonisti ai Giochi Paralimpici due atleti del Progetto Giovani, l’iniziativa avviata nel 2023 per sostenere i talenti veneti nel loro percorso verso il sogno olimpico: René De Silvestro, medaglia d’oro nello slalom gigante di sci alpino categoria seduti, e Luca Palla, oltre ad altri dieci atleti del progetto presenti alle Olimpiadi.
E un’altra campana è arrivata da Roma a Cortina in queste giornate: quella benedetta da Benedetto XVI e dedicata a Giovanni Paolo II per la sua passione sportiva. Esposta in uno dei santuari più amati dagli ampezzani quello della Madonna della Difesa. Una chiesa che omaggia gli interventi miracolosi della Vergine in difesa degli abitanti del luogo. Secondo la tradizione prima intorno al 572, all’epoca dell’invasione longobarda del Cadore. E poi nel 1412, quando esigui gruppi di ampezzani e cadorini riuscirono a fermare le truppe imperiali di Sigismondo di Lussemburgo al passo di Cimabanche. La campana rimanda anche alla passione di Giovanni Paolo II per questi luoghi delle Dolomiti bellunesi. Una volta disse: «Queste montagne suscitano nel cuore il senso dell’infinito, con il desiderio di sollevare la mente verso ciò che è sublime».
Senza dimenticare, come ha ricordato di recente anche l’Osservatore Romano, un significativo evento storico. Più di 50 anni prima che si tenesse la prima edizione dei primi Giochi Paralimpici nel 1960 a Roma, il Vaticano aveva già ospitato il primissimo evento sportivo e ginnico internazionale con atleti con disabilità. Tra il 1905 e il 1908, le campane di San Pietro benedissero competizioni atletiche e ginniche che videro partecipare anche un gruppo di atleti con disabilità (non vedenti, amputati, sordi) di diverse nazionalità. Queste gare, tenute nel Cortile del Belvedere e in altri spazi vaticani furono promosse da un sostenitore entusiasta come papa Pio X. E a chi gli diceva: «Dove andremo a finire?» — vedendo atleti correre nei Giardini vaticani — il pontefice rispose in veneziano: «Caro elo, in paradiso!». Poi certo da un’intuizione nel 1948 del neurologo tedesco Ludwig Guttmann, che lanciò i Giochi di Stoke Mandeville per veterani della Seconda Guerra mondiale sarebbero nate ufficialmente nel 1960 a Roma le Paralimpiadi moderne e dal 1976 in Svezia quelle invernali.
Ma già le competizioni che si tennero in Vaticano furono un primo esempio storico di sport inclusivo e di competizioni che guardano alla dignità e alle capacità di tutti gli atleti. Una convinzione rilanciata con forza anche dalla Paralimpiadi invernali di Milano Cortina.
Non è un caso che il braciere olimpico sia stato acceso proprio ai piedi del campanile della Basilica dei Santi Filippo e Giacomo. Stasera la fiamma a Cortina (e in contemporanea a Milano) si spegnerà e l’edizione 2026 andrà in archivio. Le campane però continueranno a suonare, custodendo l’eco di queste gare. Ma anche per ricordare che oltre lo sport c’è un’altra corsa da affrontare ogni giorno: quella che conduce a un premio eterno.

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